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La casa di riposo

Iras: un salvataggio che frulla milioni

Comune, Regione, Ater: un giro di soldi per ridisegnare Casa Serena e coprire i debiti di San Bortolo. Tutto quello che c'è da sapere.

Iras: un salvataggio che frulla milioni

Casa Serena

Scambio di mail, telefonate e giro di bozze dell’accordo di programma per definire il testo dell’intesa che dovrà salvare Iras e dare un futuro a Casa Serena. Un accordo che comporterà oneri e onori per tutte le parti in gioco.

Iras L’Iras sta già ritoccando il piano di risanamento che dovrà portare alla ristrutturazione del debito con banche e fornitori. Dovrà poi lanciare un bando per una nuova cucina che dovrà essere realizzata a San Bortolo. L’idea è quelle di affidare l’incarico per i pasti ad un soggetto che dovrà anche realizzare forni e fornelli nei locali della vecchia cucina di San Bortolo, il cui costo poi potrà recuperare attraverso il pagamento dei pasti (con il relativo ammortamento).

Al momento i pazienti Iras sono 255, di cui una quindicina sono a Casa Serena, ma nel giro di qualche giorno saranno trasferiti a San Bortolo. I lavoratori sono circa 200 e per loro non ci dovrebbero essere problemi. Il piano di risanamento del debito prevede un rientro con le banche del 40-45% dei debito nell’arco di 3 o 5 anni. Con i grandi fornitori un saldo e stralcio al 40%, qualcosa di più per i piccoli creditori. Cosa che potrò essere fatta grazie alla liquidità finanziaria derivante prima dall’anticipo di 3,8 milioni di euro dalla Regione, poi coperto con i 3,1 milioni che saranno erogati dal Comune per il rientro di Casa Serena.

Dal prossimo primo aprile Casa Serena sarà dismessa, ed anche la cucina chiuderà i battenti. Questo significa per Iras un risparmio di circa 500mila euro all’anno solo di utenze, razionalizzazioni di spesa e manutenzioni varie. A tutto questo si aggiunge la possibile cessione della palazzina di San Bortolo attualmente affittata ad As2, dalla cui vendita di punta ad incassare un milione di euro (o qualcosa di meno). In base a questi calcoli Iras punta ad azzerare, o quasi, il debito nel giro di poco tempo.

Comune Con l’accordo il Comune erogherà 3 milioni e 127mila euro ad Iras come compensazione per il rientro di Casa Serena. E proprio Casa Serena, però al momento appare come una spina nel fianco del bilancio comunale per quanto dovrebbe sborsare per sistemarla. Poco meno di metà dell’immobile dovrà essere ceduto ad Ater, che realizzerà alloggi per studenti. Il prezzo di acquisto pare sia sceso a 1,6 milioni di euro, dopo che una prima perizia aveva fissato la cifra in oltre due milioni. Il problema è che per sistemare la parte di Casa Serena che resterà a Palazzo Nodari servirebbero dai 12 ai 15 milioni di euro, una somma che al momento nessun Comune delle dimensioni di Rovigo forse si potrebbe permettere.

Certo ci sarebbero i 2,2 milioni di euro derivanti dal Pnrr per una serie di attività destinate a servizi socioassistenziali. Inoltre ci sono i soldi della cessione ad Ater, in questo modo però si arriva a meno di 4 milioni di euro. Insomma le casse comunali dovrebbero sopportare investimenti a lungo termine e di difficile finanziamento. Una volta sistemato l’immobile però potrebbe beneficiare dei canoni di locazione dei nuovi spazi all’Ulss per la gestione di servizi assistenziali, centri diurni, e per i corsi di infermieristica. Terminato il periodo del commissariamento, inoltre, il Comune tornerà a nominare il cda di Iras.

Ater Altra gamba dell’accordo è quella rappresentata da Ater chiamata ad acquistare circa il 45% di Casa Serena, per realizzare uno studentato. Si parla di un centinaio di posti letto con alloggi singoli o per due persone. A carico di Ater la spesa di acquisto, ci 1,6 milioni, ma ne serviranno di più per la riqualificazione dello stabile. In compenso potrà ottenere una robusta defalcazione negli oneri di urbanizzazione, quantificabile in circa un milione di euro.

Insomma tutti gli attori in campo, danno e ottengono. Ma prima di tutto serve la firma sull’accordo di programma. Tra lunedì e martedì dovrebbe esserci un nuovo vertice per definire gli ultimi dettagli. Poi il consiglio comunale di Rovigo, forse il 28 marzo, e a stretto giro la sottoscrizione congiunta dell’accordo di programma, compreso l’impegno del Comune a ritirare il ricorso al Tar del decreto Iras del 27 dicembre.

Un salvataggio che frulla milioni di euro, quindi, ma è il costo necessario a mantenere in vita un servizio essenziale per la città. Anche se poi le responsabilità di quanto avvenuto dovrebbero avere almeno nomi e cognomi.

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