VOCE
ROVIGO
29.03.2023 - 10:14
Studiare e coltivare le proprie passioni, fino a diventare campioni nello sport e realizzati poi nella carriera professionale si può. E lo testimonia l'ex campione di pallamano, ex politico, oggi padre di due figlie e amministratore delegato di una grossa azienda, Stefano Bellinazzi, che la Voce ha intervistato alla luce delle parole espresse dal comitato studentesco dell’Itis Viola. Un manifesto contro il sistema scolastico colpevole di non permettere, secondo il parere degli studenti che lo hanno redatto, ai giovani di poter coltivare anche le proprie passioni, perché troppo concentrato a giudicarli a suon di voti.
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Stefano, lei come ha fatto a contemperare studio e sport?
“Chiaramente parliamo di fare uno sport a certi livelli, io mi allenavo cinque giorni a settimana, più le partite il sabato e la domenica. Praticamente mi dedicavo allo sport tutti i giorni. Come ho fatto? Be’, sicuramente ho fatto tanti sacrifici. Anche la scuola era importante per me, e dovevo andare bene per forza, visto che il papà era professore. Mi svegliavo molto presto la mattina per recuperare i compiti delle materie che non riuscivo a fare nel pomeriggio. Dicevo, sicuramente ho fatto tanti sacrifici, ho sacrificato gite scolastiche per la pallamano, serate e aperitivi con gli amici e forse non sono mai andato in discoteca. Ma devo dire che poi non mi pesava così tanto, anche studiare non mi pesava. Magari non andavo a bere la birra ma andavo ad allenamento o studiavo. I sacrifici li ho fatti”.
Che difficoltà ha trovato?
“La difficoltà più grande è stata sicuramente dover mettere un po’ da parte la vita personale, limitare una parte di vita vissuta con amici e quant'altro, poi dormivo poco e facevo fatica ma i risulti nella scuola e nello sport hanno sempre ripagato la fatica fatta. Diciamo che contavano di più della fatica fatta per ottenerli”.
Cosa ne pensa della scuola di oggi, visto che ha due figlie?
“Le mie figlie sono Vittoria di 11 anni e Matilde di 10. Sono giovani ma in effetti vedo che la scuola, come scrivono anche i ragazzi nel loro manifesto, è impegnativa. Vittoria è in prima media e fa l'indirizzo scientifico quindi fa anche i pomeriggi ma sto facendo fare a entrambe sport (fanno pallavolo) e provo a spiegare loro che si devono organizzare sin da piccole e fare delle rinunce. Ad esempio finita scuola devono fare i compiti per andare ad allenamento poi, saltando magari la passeggiata con le amiche. La scuola è un obbligo ed è chiaro che ti vincola. E’ normale che sia così. Credo però che la scuola potrebbe aggiornarsi un po'. Vedo che ad esempio c'è lo scientifico ad indirizzo sportivo, e questo ti permette ad esempio di coniugare scuola e sport, ed è sicuramente un aggiornamento. Certo, in generale a scuola non è preponderante, oggi come oggi, poter sviluppare le proprie passioni”.
È più facile o difficile di prima, a suo parere?
“Non so, ma sicuramente una volta era meno complessa, una volta era più semplice come operatività. Poi purtroppo io penso che ora ci sia un po' più di paura nel rimproverare e correggere i ragazzi, una volta c'era più disciplina, se prendevi una nota i genitori ti responsabilizzavano, non andavano a lamentarsi dal prof. C'è una eccessiva tutela, e questo è un male perché una scuola iper protettiva crea giovani fragili. Se vivi sempre nella campana di vetro poi non puoi affrontare la vita reale, è diversa, non ce la fai. Anche gli ultimi episodi di una bomba in classe, spari all'insegnante, fanno riflettere. Credo che nel sistema qualcosa si sia inceppato”.
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