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La crisi dell'Iras

Il rischio: un colosso nel degrado

Casa Serena potrebbe diventare l’ennesimo buco nero, dopo il Maddelan e l'ex manicomio di Granzette.

Il rischio: un colosso nel degrado

Casa Serena rischia di diventare l'ennesima cattedrale nel deserto.

C’è un rischio sullo sfondo della vicenda Iras. Ed è legato al destino di Casa Serena. Nel ping pong tra Comune e Regione per chiudere l’accordo che possa salvare la casa di riposo, non è ancora chiaro cosa sarà del grande immobile della Commenda.

E, mentre palazzo Nodari arriva all’estremo di ipotizzarne la demolizione, il pericolo più concreto è che quella che fino a pochi giorni fa era una casa di riposo (e che ospita ancora alcuni servizi per Iras, a partire dalle cucine) resti un (ennesimo) vuoto urbano. Insomma, una cattedrale nel deserto, non utilizzata e destinata a degrado ed abbandono. O peggio.

In questo modo, lo stabile di via Bramante rischia di diventare il terzo vertice di un clamoroso triangolo dell’abbandono, nel quadrante nord della città, formato - ed è una casualità notevole - da ex strutture pubbliche con finalità socioassistenziale. Stiamo parlando dell’ex ospedale Maddalena di largo Palatucci (ex largo Europa), a meno di 500 metri in linea d’aria da Casa Serena; e dell’ex ospedale psichiatrico di Granzette, tornato abbandonato a se stesso dopo l’addio dell’associazione, dall’evocativo nome “I luoghi dell’abbandono”, che ne aveva curato il grande parco per qualche anno.

E proprio immerso nell’enorme parco, è ancora in cerca di un futuro l’ex ospedale psichiatrico, grande complesso edilizio chiuso del tutto ormai da un quarto di secolo.

La grande struttura è stata ideata nel primo decennio del 1900 dall’architetto Vittorio Cinque (a cui è succeduto Enrico Giovanelli): si tratta di un’area composta da padiglioni in stile neoclassico disposti a raggiera, attorniati appunto da un grande parco. Il tutto racchiuso dal canale Ceresolo. Per oltre cinquant’anni, dal 1930 al 1980, la struttura è stata un ospedale psichiatrico, mentre nel 1997 è stato dismesso definitivamente.

La proprietà è dell’Ulss 5 polesana, e da anni si stanno cercando progetti per riqualificare e riutilizzare l’area. Il Comune di Rovigo mesi fa ha tentato la carta del Pnrr, pianificando una riqualificazione da 20 milioni di euro per realizzare alloggi e centri per personale medico, studenti, e nuove necessità di servizi e strutture sanitarie con servizi innovativi in un contesto di spazio aperto che però non ha trovato sbocco.

E al palo è anche la riqualificazione dell’ex ospedale della Commenda, vuoto da ormai vent’anni. Dopo un lungo tiramolla con i privati, il cui piano di rigenerazione dello stabile è stato affossato dalla Soprintendenza, il Comune è arrivato all’esproprio dell’immobile, per il quale poi si è aggiudicato un maxi finanziamento nell’ambito del bando Periferie, finanziato dallo Stato con un provvedimento risalente ormai a due legislature fa.

Nel frattempo, nel corso di quattro lustri, il Maddalena ha rappresentato un buco nero per la sicurezza dell’intera zona: in più occasioni è diventato rifugio per sbandati e bande di criminali, e nel corso dei blitz compiuti all’interno dell’ospedale abbandonato è anche stata recuperata della refurtiva. Per questo, l’allora proprietà e le forze dell’ordine decisero di murare porte e finestre per impedire accessi abusivi, che in qualche altra occasione, però, ci sono stati.

E la paura, nel quartiere, è che Casa Serena possa fare la stessa fine. Restare, insomma, un enorme stabile abbandonato a se stesso, a rischio occupazioni abusive nel peggiore dei casi, ma comunque abbandonata e foriera di degrado per tutta quella parte della Commenda.

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