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IL CASO

Ucciso da un pugno a 18 anni

La famiglia ora chiede la verità

Muore a 18 anni, colpito da un pugno

Dopo la tragica morte del giovane Edoardo, avvenuta il 22 febbraio nella palestra Iron Dojo di viale Umbria a Monselice, la richiesta di verità da parte dei genitori, Enrico e Manuela Zattin, ha scosso profondamente la comunità.

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L'hashtag #VeritàperEdo sta ora imperversando sui social media, con numerosi amici, parenti e anche persone colpite dall'evento che condividono il desiderio di conoscere le circostanze esatte della morte di Edoardo.

Edoardo Zattin, un ragazzo di soli diciotto anni, è entrato in palestra in buona salute ma è uscito in fin di vita a causa di un trauma cranico con emorragia subdurale, provocato da una frattura sopra l'orecchio sinistro che ha causato una grave perdita di sangue. Il padre, Enrico, ha espresso la sua indignazione per l'omertà che sembra circondare la morte di suo figlio. Fin dalla sera stessa dell'incidente, i medici dell'ospedale hanno escluso patologie o cause naturali, confermando che Edoardo aveva subito un violento colpo alla testa.

L'autopsia ha corroborato questa versione dei fatti, ma il verdetto finale spetta ancora al pubblico ministero Maria D'Arpa, che sta conducendo l'inchiesta sull'omicidio colposo. Nel frattempo, la palestra Iron Dojo ha negato categoricamente che il ragazzo abbia ricevuto colpi all'interno delle sue strutture. Sostengono che gli stessi fatti riportati dalla stampa sono privi di veridicità e che né gli atleti presenti né gli istruttori hanno testimoniato alcun episodio di violenza. Hanno anche sottolineato che in trent'anni di attività non si era mai verificato alcun incidente simile.

La madre di Edoardo, Manuela, ha espresso la sua amarezza e il dolore straziante che la tormenta ancora oggi. Ricorda vividamente la sera della tragedia, quando è rimasta accanto all'ambulanza in preda alla disperazione, insieme a Enrico, mentre alcune persone li osservavano senza avvicinarsi o offrire alcun conforto. Manuela lamenta il fatto che nessuno dei responsabili della palestra abbia preso l'iniziativa di spiegarle cosa fosse accaduto o di darle una parola di sostegno e speranza. Le restano impresse nella mente le parole del neurochirurgo che ha operato Edoardo, che ha confermato la violenza del colpo subito dal ragazzo e l'assenza di speranze per la sua sopravvivenza.

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