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PORTO VIRO

La riforma dello sport non convince

Filippo Carlin: “Purtroppo andrà a mettere in difficoltà tante associazioni del settore”

La riforma dello sport non convince

La mette giù dura, alla fine della sua enciclopedica spiegazione, il dottor Filippo Carlin: “Purtroppo questa nuova riforma metterà in difficoltà tante associazioni”.

Sala Eracle gremita di dirigenti sportivi, lunedì sera, ma del resto l’occasione era di quelle che valevano la presenza; a Porto Viro si discuteva infatti delle nuove norme e regole che indirizzeranno, dal 1° luglio, la vita delle varie società. Per un incontro che ha visto la stretta partecipazione di 9 comuni del Delta; oltre naturalmente a quello di Porto Viro, Adria, Ariano Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Tolle, Rosolina e Taglio di Po.

Cosa che ha riscosso i complimenti del delegato provinciale del Coni, Lucio Taschin, che ne ha approfittato per invitare le società a non farsi scivolare di mano i vari bandi che qualche aiutino economico lo possono effettivamente fornire. Saluto di benvenuto dell’assessore allo sport Michele Capanna (che ha colto al volo l’occasione per ricordare la Seconda Festa dello Sport in programma il 9 settembre), poi introdotto dalla commercialista Daniela Falconi tocca a Filippo Carlin affrontare questo “mostro a cinque teste”; come da lui stesso definito.

Proprio perché sono 5 i decreti che formano questa riforma dello sport, di cui appunto si vocifera da tempo e che adesso ha il conto alla rovescia innescato. Tema che, per chi ricopre l’incarico di “Presidente della Commissione Nazionale di Studio degli Enti Sportivi Dilettantistici del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili”, è come la marmellata sul pane a colazione. Un po’ meno, effettivamente, per tutti gli altri.

Perché, se per circa 70 anni, come ricordato dallo stesso Carlin lo sport ha subito lievissime modifiche ed ha avuto poche regole in un colpo solo è stato rovesciato come un calzino. Imponendo tra le priorità l’iscrizione al Ras; ovvero, il “Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche, che va a sostituire di fatto il precedente “Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche” del Coni. Prassi necessaria per fare in modo che l’attività svolta sia riconosciuta come sportiva dilettantistica; anche se, con questo stravolgimento, adesso chi svolge sport (pur nei confini del dilettantismo) viene considerato un professionista.

Si veda infatti l’abrogazione dell’articolo 67 (sui vari rimborsi spese), a fronte di rimborsi spese documentati; tasselli che compongono la rovente scheda del “Lavoratore Sportivo”. Che, in sintesi, fino a 5mila euro non è soggetto a Irpef e Inps, oltre i 5000 solo ai contributi Inps e oltre i 15mila ad entrambi. Filippo Carlin rivela che ci sarebbero già allo studio delle bozze di decreto correttivo, ma gli sguardi interlocutori della platea la dicevano piuttosto lunga…

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