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L’INTERVISTA

Brugnaro, una scelta di “Coraggio”

L'assemblea nazionale di Coraggio Italia a Badia: “Avevo promesso che sarei tornato qui"

Brugnaro, una scelta di “Coraggio”

Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e fondatore di Coraggio Italia è uno dei personaggi di spicco della politica veneta e nazionale. Sabato 10 giugno, alle 9.30 a Badia Polesine (Teatro Balzan) è in programma la prima Assemblea organizzativa del partito. Perché a Badia Polesine?

“Abbiamo scelto Badia Polesine perché siamo venuti qui durante la scorsa campagna elettorale ed avevo promesso di ritornarci. E io sono una persona di parola. C’è uno splendido teatro che chiamano ‘la Piccola Fenice’, dove mi sono sentito da subito a casa. E poi abbiamo tanti amici in questo territorio, tante esperienze che vogliamo raccontare perché è proprio dai luoghi più ‘periferici’ che nascono le storie più belle”.

In un’intervista di qualche tempo fa, a proposito del partito, da detto: “L'ho chiamato Coraggio Italia perché siamo attanagliati da mille paure”. L’Italia ne ha ancora bisogno?

“C’è bisogno di Coraggio Italia proprio per rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita politica e decisionale, promuovendo la trasparenza e il coinvolgimento attivo della società civile. Mai contro qualcuno, ma sempre con Coraggio e con il sorriso. Dove i cittadini ci hanno dato fiducia (alle scorse elezioni è cresciuto il numero di consiglieri eletti e di assessori), abbiamo dimostrato di saperlo fare”.

Il centrodestra vince in tutta Italia ma, come fosse una regola del contrappasso, perde le elezioni comunali in Veneto? Come lo spiega?

“Uso una metafora sportiva, da grande appassionato di basket (Brugnaro è il proprietario della Reyer Venezia, ndr). Il centrodestra rischia di perdere dove si presenta diviso, senza capacità di fare sintesi. Il confronto, anche duro, è giusto che si faccia in spogliatoio. Poi quando si esce e si va in campo, anche in quello elettorale, bisogna restare tutti uniti. Questo è il segreto del successo”.

Oltre il Veneto, come va la crescita del partito sul territorio nazionale?

“C’è un proverbio che dice che ‘chi tocca il mare, tocca il mondo’. Ho passato un’estate tra Puglia, Calabria e Sicilia, arrivando via mare. Ho ascoltato e conosciuto moltissime persone. Tante donne, uomini e soprattutto giovani di questi territori che hanno tutte le voglia e le qualità per riscriverne la storia, e con i quali stiamo facendo rete. Ed ho spiegato loro i vantaggi dell’autonomia differenziata. Impone più competenza nella gestione della cosa pubblica, ma crea più opportunità e premia il merito”.

A proposito di mare, ci permetta di uscire per un attimo dal seminato dell’intervista, è appena terminata la quarta edizione del Salone Nautico di Venezia, sempre più “green”. E’ un segnale?

“Vado in barca fin da quando sono piccolo. A Venezia abbiamo puntato sui temi della sostenibilità e della ricerca in campo ambientale. In Italia abbiamo 8mila chilometri di coste, i migliori cantieri navali del mondo, ma poi mancano infrastrutture per accogliere le imbarcazioni che costruiamo. Il solito paradosso nazionale. L’economia del mare può creare migliaia di posti di lavoro qualificati”.

Restando sul tema dell’acqua, perché il progetto di Venezia è stato scelto dall’Onu per la Water Conference nel Palazzo di Vetro a New York?

“Ne siamo orgogliosi. Spieghiamo la necessità di fare sistema sulla gestione delle acque, dalla montagna fino alla laguna. Siamo abituati a gestire gli opposti: o la siccità o le bombe d’acqua, piuttosto che l’alta marea. Serve l’intervento dell’uomo con la scienza e la tecnica, senza ideologie ambientaliste. Quanto successo in Emilia-Romagna è evidente. Idrovore per gestire le acque di prima pioggia, bacini di laminazione per rompere il flusso delle acque e irrigare i campi, disinquinamento delle aste dei fiumi, manutenzione degli argini, escavo dei canali. Bisogna agire subito, con poteri commissariali e risorse, meglio se ai sindaci”.

Pragmatismo, competenze, capacità di risolvere i problemi restano al centro della vostra proposta. Come amministratore, lei è considerato un uomo del fare e dei conti in ordine. Le statistiche dicono che la città metropolitana ha debito zero e che in Comune pagate le fatture 18 giorni prima della scadenza. Qual è il segreto?

“Il bilancio è una cartina di tornasole della buona amministrazione. Sono numeri che traducono in una unità di misura universale il lavoro fatto. Ho applicato l’esperienza di imprenditore, di chi è abituato a fare i conti sul singolo euro, ad efficientare i processi e a valorizzare i propri collaboratori. Tutto questo senza rinunciare a fare investimenti e ad assumere nuovi giovani, secondo i criteri meritocratici. In Comune ho ereditato 800 milioni di euro di debito consolidato, ora siamo scesi a 700, ma contemporaneamente ci sono un miliardo di euro di lavori pubblici. Tradotto: meno debiti per i figli e volano per lo sviluppo. Se l’abbiamo fatto a Venezia si può fare anche nel resto d’Italia”.

Ci perdonerà, prima di salutarci, una domanda quasi scontata. Luigi Brugnaro cosa farà da grande?

“L’ho spiegato nel mio libro e l’ho intitolato ‘Ci giudicheranno i bambini’, perché è a loro che dobbiamo guardare quando compiamo le nostre scelte per il futuro. Non è un libro di idee, ma di cose fatte. E voglio raccontare loro, con esempi, che l’Italia è ancora un Paese ricco di possibilità. Io ci credo!”

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Commenti all'articolo

  • frank1

    07 Giugno 2023 - 08:05

    un ottimo sindaco..pero' vorrei far notare una cosa:è stato eletto con i voti della lega,cui era appartenente; chè è questo coraggio italia??

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