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l’intervista

“Dopo 9 anni la città è ancora ferma”

L'ex sindaco Bruno Piva si racconta: “Tante occasioni mancate... e ho un rammarico sportivo”

“Dopo 9 anni la città è ancora ferma”

Bruno Piva

E’ stato sindaco di Rovigo per tre anni, dal 2011 al 2014, ma per Bruno Piva nei 9 anni successivi la città è cambiata poco, di fatto “non è migliorata”. Dalle grandi opere incompiute alle occasioni mancate, dalle cause che portarono alla fine della sua esperienza amministrativa alle difficoltà dell’attuale giunta e ad un grande rammarico… sportivo. Ecco come l’ex primo cittadino vede la sua città.

Bruno Piva, partiamo dall’attuale amministrazione comunale, che giudizio dà ad un anno dalla fine del mandato?

“Non esprimo giudizi, anche perché so bene che fare il sindaco è uno dei mestieri più difficili. Noto però che la litigiosità nelle squadre di governo della città anche dopo la mia esperienza non è troppo diminuita. E forse anche per questo negli ultimi 9 anni la città è rimasta sostanzialmente stabile, quindi non è migliorata, non ha fatto il salto di qualità che tutti auspicavano. E poi rilevo alcune grandi incompiute”.

Ad esempio?

“Il Passante Nord, l’opera sulla quale è caduta la mia giunta, o meglio una delle cause. Ora nessuno ne parla più, però quando ero sindaco stavamo per chiudere questa opera stradale che prevedeva anche il passaggio vicino a parco Langer. Avrebbe ridato vita all’area verde trasformandola in un vero parco. Invece adesso resta una boscaglia ad uso e consumo di non si sa bene chi; c’è ancora una rotatoria che gira su se stessa, non c’è la strada che dà respiro alla Commenda. Quel grande progetto è tramontato. C’era chi non lo voleva perché diceva che avrebbe disturbato Casa Serena… abbiamo visto la fine di questo immobile”.

Ma è in corso un progetto per riqualificare parco Langer.

“Vedremo se e quando diventerà realtà”.

Altre occasioni mancate?

“La cittadella giudiziaria. Quando ero sindaco il carcere minorile non era ancora una certezza, io puntavo ad allargare l’attuale tribunale all’ex carcere, avevo anche trovato diverse ditte pronte a realizzare un grande parcheggio sotterraneo nell’area del vecchio carcere che sarebbe stato a servizio della cittadella giudiziaria e del centro città. Bisognava insistere su questo progetto”.

Invece?

“Invece chi è venuto dopo di me ha fatto pochino”.

Si riferisce al sindaco Bergamin?

“Gli anni sono quelli. Ho saputo che in quel periodo a Roma, negli uffici del governo non c’era univocità di intenti sul futuro dell’ex carcere e se qualcuno avesse spinto con decisione per portare avanti la mia idea, tribunale allargato all’ex carcere, si sarebbe potuto fare. Bastava crederci. Invece il nuovo tribunale ha preso altre strade e all’ex carcere arriverà un carcere minorile.

Altre incompiute?

“L’ex scalo merci ferroviario. Sistemare e realizzare quel quadrante della città era il mio sogno. Avevamo impostato tutto, lo spostamento della stazione dei bus e la riqualificazione dell’ex scalo merci. Invece tutto si è fermato.”.

Anche in questo caso l’attuale amministrazione comunale, con la Provincia stanno portando avanti l’idea.

“Sì, ma sono passati 9 anni e ancora non c’è una decisione. Non pensate che si sia perso del tempo?”

Ai suoi tempi della sua giunta si parlava anche del recupero della caserma Silvestri. Altra incompiuta?

“E’ stato deciso come riutilizzare quell’area, però sono passati 9 anni e non si vede ancora nulla. Con noi erano stati definiti i primi passaggi. Poi la mia giunta è caduta”.

Più che caduta è stata fatta cadere. A distanza di 9 anni che risposte si è dato?

“C’erano divergenze di vedute sul Passante Nord. E poi la coalizione di centrodestra era andata in crisi per vie di incarichi, nomine, ambizioni personali. La solita politica che non abbiamo mai smesso di vedere. Ma secondo me c’è anche un’altra motivazione”.

Quale?

“Io stavo impostando un asse di sviluppo con l’area di Verona. Con l’allora sindaco Tosi eravamo in sintonia. Negli anni successivi invece il Polesine si è avvicinato ad altre aree del veneto, la camera di commercio si è fusa con Venezia, Confindustria pure, molte associazioni di categoria e sindacati sono andati con Padova o Venezia. Insomma ho il sospetto che quelli che con un’espressione roboante potremmo definire ‘poteri forti’ abbiano remato contro la mia idea di sinergia con Verona”.

E quindi soffiato sul fuoco per farla cadere?

“Non lo posso escludere. E non dimentichiamo l’ex cinema Odeon, c’era il progetto per riqualificare quell’area. Mi fecero la guerra sostenendo che si rovinava il profilo del centro. Ora però resta il degrado a pochi metri dalla piazza principale della città”.

Prima ha detto che Rovigo è rimasta stabile, eppure ci sono alcuni settori che dimostrano una crescita importante, ad esempio grandi iniziative culturali come le mostre al Roverella, Rvigoracconta e altro.

“Vogliamo parlare di politiche culturali? Allora, lasciamo perdere l’assurda disputa che ci coinvolse con l’Accademia dei Concordi. Ora tutti magnificano le mostre di palazzo Roverella, e giustamente, ci mancherebbe. Però ricordo che quando ero sindaco stringemmo il legame con la Cariparo per il Roverella. Eppure ci fu chi era contrario, alcuni esponenti del centrosinistra, sostenendo che avremmo svenduto il palazzo. E poi sottolineo La via dell’ambra al museo Grandi fiumi. E i primi contatti per Rovigoracconta partirono con la mia giunta dopo che la Fiera delle parole si era trasferita in provincia di Padova”.

Da mesi in città tiene banco il caso Iras.

“Tema delicato. Di sicuro non si può svuotare il bilancio del Comune. Però il punto fermo deve essere il mantenimento della casa di riposo rodigina in mano pubblica. Devo però evidenziare che ai miei tempi le casse del Comune erano sempre in affanno, c’era il Patto di stabilità, pochi trasferimenti dallo Stato, un inverno facemmo fatica anche a stanziare risorse per gettare il sale nelle strade contro le gelate. Adesso invece i soldi ci sono, anche se non ho ancora visto cose straordinarie.”

Cosa manca per il salto di qualità?

“Il ridimensionamento delle Province avrebbe dovuto far emergere il ruolo leader del Comune capoluogo del Polesine, e invece così non è stato. Adesso vedo bene il progetto del Forum di cultura e territorio per rilanciare il ruolo di Rovigo nel Polesine, anche grazie a sinergie con i progetti Destra Adige e Sinistra Po. Io faccio sempre il tifo per Rovigo, vorrei che andasse in porto il tema dello scalo merci ferroviario, il rilancio turistico del porticciolo sul Canalbianco. Una città più viva, attraente, capace di calamitare visitatori e investitori da fuori e una viabilità meno caotica”.

I voti ai sindaci che sono venuti dopo di lei?

“Sono solidale con chi fa il sindaco: sufficienza di simpatia. Ma molto stiracchiata”.

E un consiglio all’attuale primo cittadino Edoardo Gaffeo, che come lei è alle prese con continui scontri all’interno della maggioranza

“E’ sempre difficile dare consigli a un professore universitario. Gli sono vicino, ma sono sicuro che saprà trovare un compromesso nella sua coalizione. Il centrosinistra riesce sempre a portare alla fine il mandato”.

E un suo rammarico?

“Non essere riuscito, da sindaco, a premiare la squadra di rugby per la vittoria del campionato. E tutti sanno quanto io ami la Rugby Rovigo. Ci sono andato molto vicino. Invece questa gioia è toccata ai miei successori”.

Infine qualcuno, leggendo questa intervista, penserà ad una sua possibile candidatura alle prossime elezioni?

“Ma figuriamoci, non ho partiti, movimenti o liste civiche che mi sostengono. Osservo la politica, faccio il tifo per la mia città e mi ritengo un libero pensatore”.

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