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IL CASO

La riforma che rischia di uccidere lo sport

L'esperto: "Tante piccole associazioni andranno in grande difficoltà"

La riforma che rischia di uccidere lo sport

C’è sconcerto per l’entrata in vigore della riforma dello sport, una vera e propria rivoluzione per il mondo, in particolare, del dilettantismo. Ecco perché lunedì sera, nella sala mediateca del Coni in zona Aliper, si è tenuto un incontro condotto da Filippo Carlin, dottore commercialista e presidente della commissione “Enti sportivi dilettantistici” del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, nonché massimo esperto di questa riforma della quale ha seguito i passaggi che hanno portato alla stesura definitiva a livello nazionale.

A introdurre e moderare l’incontro organizzato dalla delegazione provinciale di Rovigo della Federazione italiana gioco calcio, Monica Nale.

“Avevamo bisogno di una riforma dello sport - afferma Carlin - ma non di questa riforma. Se ne parla da tempo, era stata promulgata nel 2019 e per problemi di Covid non era andata in vigore. Ci andrà ora, dal primo di luglio, nonostante siano ancora in corso delle modifiche. Le novità spaventano: si parla di un nuovo inquadramento della figura dello sportivo, dell’atleta, dell’istruttore, in generale di chi opera nel mondo dello sport in quanto verrà visto come o lavoratore dello sport o come volontario. Questo significa che o si opererà in maniera amatoriale e gratuita o alla pari di un lavoratore, quindi con un compenso assoggettato sia ad assicurazione Inail, sia a contributi previdenziali Inps, sia a tassazione Irpef".

"La normativa prevede delle fasce di esenzione e delle diverse tipologie contrattuali d’inquadramento, ma sostanzialmente il concetto rimane invariato”. E aggiunge: “Sarà una rivoluzione che metterà in difficoltà tante piccole associazioni non solo per i costi diretti, ma anche per i costi che deriveranno dalla nuova gestione del mondo sportivo”.

L’apprensione, dunque, è alle stelle perché in molti saranno impreparati a questo uragano, i cui risultati peggiori si vedranno dalla stagione 2024-2025 quando in tanti saranno chiamati a prendere decisioni anche drastiche in relazione alle proprie associazioni per l’aggravio economico e la complessità burocratica.

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