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CULTURA

Goldin: “Così si fanno le mostre”

Un’intensa lezione sugli anni d’oro della pittura veneta. “Marchiori un punto di riferimento”

Goldin: “Così si fanno le mostre”

Un’intensa lezione sugli anni d’oro della pittura veneta. “Marchiori un punto di riferimento”

Incontro con il noto critico d’arte e curatore di mostre Marco Goldin, ieri pomeriggio, a palazzo Roncale, per una conferenza dal titolo “Da Ca’ Pesaro al Fronte Nuovo delle Arti. Pittura in Veneto ai tempi di Virgilio Milani”, organizzata da Fondazione Cariparo.

Un momento in cui Goldin ha avuto modo di apprezzare le due mostre, quella al Roncale, appunto, dedicata a Milani, e quella del Roverella su Renoir, che volge al termine. “E’ sempre interessante - le sue parole - poter analizzare il rapporto tra la pittura internazionale e la pittura del territorio, una cosa che personalmente nei miei 40 anni di carriera e di mostre, ho sempre cercato di fare. Per questo, sono molto felice quando ci sono delle realtà che lavorano in questo senso”.

“E’ chiaro - ha aggiunto - che le persone che non non studiano la pittura sono più attratte dal Renoir del periodo impressionista, ma questa percezione è abbastanza inesatta. Tra i pittori del gruppo impressionista, Renoir è uno di quelli che più ha guardato all’antico, non solo dopo il viaggio in Italia del 1881 ma già negli anni di studio”.

Quindi, un passaggio su Milani e su quei legami che hanno fatto del Veneto una terra d'avanguardia anche per poter parlare di Giuseppe Marchiori, che per quanto mi riguarda è sempre stato un riferimento per l’atteggiamento che lo ha mosso nei confronti della critica: una critica vicina ai pittori e ‘compromessa’ con la vita. Un aspetto che ancora oggi, che sono 40 anni che faccio questo lavoro, mi tocca profondamente”.

“Quelli tratteggiati da Goldin sono i decenni di maggiore attività di Virgilio Milani, protagonista della mostra rodigina”, sottolinea la curatrice della mostra del Roncale, Alessia Vedova. “Milani scelse di non allontanarsi mai dal suo territorio, rifiutò di partecipare alle stesse Biennali, non volle mai delle personali. Una scelta di volontario isolamento che non gli impedì di tenersi informato su quanto stava accadendo nell’arte al di fuori e dentro il Polesine, dove in quegli anni dominava la figura di un critico di Lendinara, Giuseppe Marchiori, che ebbe un ruolo di reale primissimo piano nel rinnovamento dell’arte in Italia”.

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