VOCE
CASO COIMPO
16.06.2023 - 22:00
E adesso le pene diventano definitive. 2 anni e 6 mesi a testa per il 71enne di Noventa Padovana Gianni Pagnin e il 62enne adriese, ma da qualche residente a Boldur (Romania) Mauro Luise, rispettivamente ex presidente ed ex direttore tecnico della Coimpo. L'azienda di Ca' Emo, Adria, nella quale, il 22 settembre del 2014, quattro persone persero la vita, fulminate da una nube tossica generatasi durante il trattamento di fanghi con acidi, per ottenere fertilizzanti. L'azienda, così come Agribiofert, che aveva in affitto parte dello stabilimento, infatti, si occupavano di trattare fanghi, per esempio da depurazione, per riciclarli poi come fertilizzanti utili in agricoltura.
Un processo, quello per omicidio colposo plurimo, che ha portato a varie condanne, ma che non è ancora approdato in Cassazione: lo farà il prossimo 11 luglio. Giovedì 15 giugno, invece, è arrivata la sentenza definitiva per un caso differente, ma collegato: ossia gli spandimenti abusivi di fanghi che si sarebbero verificati, secondo l'accusa, per anni. Secondo la ricostruzione della Forestale, infatti, non sarebbero stati rispettati i dettami individuati, in sede di autorizzazione dell'attività, dalla Provincia: alcune fasi della lavorazione, infatti, sarebbero state tralasciate, allo scopo di massimizzare il quantitativo di prodotto trattabile e spandibile e, quindi, il profitto.
La sentenza di Appello, sul caso "fanghi" era arrivata lo scorso marzo 2022 e, sostanzialmente, l'impianto accusatorio aveva retto.
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Il ricorso in Cassazione era stato presentato dalle difese di Luise e Pagnin che, in primo luogo, sollevavano una questione di competenza, individuando come sede appropriata per il dibattimento il Collegio, non il tribunale monocratico. Proprio a contrastare questa tesi è stato mirato il lavoro delle parti civili, gli avvocati Matteo Ceruti e Carmelo Marcello. Alla fine, questo, come gli altri motivi di ricorso, sono stati respinti. Un accoglimento dell'eccezione sulla competenza avrebbe comportato la necessità di ricelebrare il processo, a partire dal primo gradp.
Allo stesso modo, bocciata la richiesta del Comune di Adria, che chiedeva di rivedere - e rivedere molto, molto al rialzo - la provvisionale che era stata disposta in primo e secondo grado. Il Comune, infatti, costituitosi come parte civile e forte di una consulenza, evidenziava come i costi di bonifica dell'impianto - dove i fanghi sono ancora presenti - potrebbero arrivare ai 10 milioni di euro e superarli. Da qui una richiesta risarcitoria di quest'ordine. Richiesta tuttavia bocciata dalla Cassazione.
Caso chiuso, quindi, e sentenza definitiva.
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