VOCE
IL CASO
19.06.2023 - 06:25
Angela Zambelli, Valentina Noce e Giorgia Businaro
Zambelli: “E’ successo anche a me”. Noce: “Serve educazione”. Businaro: “Indietro di secoli”
ROVIGO - C’è qualcosa di più profondo dietro le parole con cui la consigliere regionale Laura Cestari ha denunciato gli attacchi ricevuti - via social ma non solo - per il suo incessante impegno pubblico nonostante la figlia nata da appena un mese. C’è un problema diffuso, avvertito da tutte le donne, non soltanto quelle impegnate in politica, comprese quelle che mamme non sono, che si trovano quotidianamente a fare i conti non soltanto con i commenti di uomini che forse le vorrebbero relegate a “custodi del focolare”, ma anche di chi - in nome del loro bene - le esclude, tanto dall’attività pubblica quanto da quella professionale.
“Sapeste quante volte mi è capitato…”, allarga le braccia Angela Zambelli, avvocato e sindaco di Crespino, mamma di una bimba di quasi tre anni. “Non mi invitavano nemmeno più alle riunioni, dicendo che avevano ‘paura di disturbarmi’ o ritenendomi troppo impegnata a fare la mamma. Una vera e propria violazione della nostra autonomia di donne: spetta a noi, e soltanto a noi, decidere come organizzarci. Invece le donne hanno sempre qualcuno che si vuole sostituire a loro nelle decisioni. E’ come se una volta diventate mamme subissimo una forzosa sospensione dalla nostra attività, lavorativa o politica che sia, perché qualcun altro è convinto di sapere cosa non possiamo o non vogliamo fare. Poi - continua - dicono che è per proteggerci, invece si tratta di una limitazione paradossale, che porta all’esclusione delle donne dalla società”. Questo - continua la Zambelli - “l’ho ravvisato sia in ambito politico che professionale: ho perso dei clienti perché, quando mi hanno vista con il pancione, hanno creduto che non avessi più tempo per seguire la loro pratica”. “Io invece - aggiunge - ho sempre continuato a lavorare e a fare il sindaco, cercando di mancare il meno possibile. Devo ringraziare tanto la mia famiglia, quanto la sensibilità di molti colleghi e collaboratori, e mi fa piacere citare quella del mio vicesindaco, Bruno Malaspina”. Allargando il discorso, per la Zambelli “il problema è culturale. Si risolverà, ma serve molta pazienza e forza di volontà da parte delle donne, per non abbattersi e creare le condizioni per riappropriarci del diritto di decidere cosa fare”.
Valentina Noce, anche lei avvocato e da qualche mese segretaria particolare del ministro della giustizia Carlo Nordio, tratteggia un quadro difficile. “La maternità - dice - viene ancor’oggi descritta come un gioco per equilibriste. Incredibile ma vero. Siamo ancora a sbalordirci di come una donna lavoratrice, madre, possa gestire la propria vita. Ma la maternità non è una patologia e non è invalidante. La consigliere regionale Cestari ha dovuto ricordarlo, nella sua splendida condizione di neomamma già al lavoro, purtroppo destinataria di considerazioni retrograde e svilenti, volte a mettere in dubbio la sua capacità di conciliare vita personale e lavorativa. E’ però vero che in Italia, quando diventi madre, il lavoro diventa una montagna altissima da scalare”. “Per questo - aggiunge - occorre un grande lavoro di educazione e di politiche per la genitorialità e la famiglia. Le diseguaglianze di genere hanno radici profonde, e non è solo questione di cultura: si deve puntare a un welfare che non sia solo quello familiare, con azioni di conciliazione vita-lavoro, attivazione di servizi di assistenza adeguati e paritari, garanzie di reddito e chance di carriera. Mi auguro che su questo fronte venga impressa una significativa accelerazione”
Giorgia Businaro, assessore del Comune di Rovigo ha vissuto sulla propria pelle il problema “di genere”. “Massima solidarietà a Laura - dice - che si sta impegnando anima e corpo nella propria attività politica, per onorare l’impegno preso con gli elettori. Pensare che una donna debba realizzarsi soltanto dentro casa, come mamma e moglie, ci riporta indietro di secoli. Si può, invece, essere mamma e continuare a lavorare. Anche perché c’è anche un padre che può stare con il neonato, e dare al piccolo tutto ciò che ha bisogno”. “A volte - conclude la Businaro - temo che certi attacchi arrivino proprio perché una donna è un personaggio pubblico. Facesse un altro lavoro, allora sarebbe accettato che sacrificasse la propria famiglia?”. Un interrogativo destinato a restare senza risposta.
Ma. Ran.
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