VOCE
LAVORO
19.06.2023 - 06:13
“Giovani senza motivazioni”. Per gli operatori del settore “serve sostegno durante i mesi morti”
Spiagge prese d’assalto. Sì, ma non dai “bagnini”. La stagione turistica ormai è esplosa: anche ieri, da Sottomarina a Barricata, in tantissimi hanno affollato il litorale. Ma negli stabilimenti manca la manodopera: non si trovano ragazzi disposti a fare i “bagnini”, termine con cui non si identifica soltanto chi svolge il servizio di salvataggio ma, per estensione, tutta la manodopera della spiaggia, compresi gli addetti a sistemare ombrelloni e lettini. Lavori per i quali, fino a qualche anno fa, c’era letteralmente la fila, soprattutto di studenti e ventenni e che ora sembra che nessuno voglia più fare.
A confermare la difficoltà degli operatori di trovare lavoratori stagionali per il comparto è Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, l’associazione che gestisce diverse torrette di salvataggio lungo l’arenile da Sottomarina fino al Polesine. “Il problema esiste - conferma - ed è legato a diversi fattori. Noi quest’anno abbiamo avuto molte difficoltà a trovare la manodopera. Alla fine ce l’abbiamo fatta, ma ‘arruolando’ anche numerosi minorenni, che devono sottostare a regole diverse sia per quanto riguarda i turni che per le giornate di riposo”. Le cause di questa penuria di lavoratori? “C’è un costo del lavoro che è altissimo e che mette le imprese in difficoltà. Ma soprattutto c’è un altro aspetto che va considerato: noi offriamo un lavoro che è molto limitato nel tempo, parliamo di non più di cinque mesi l’anno. I ragazzi, legittimamente, vogliono prospettive di stabilità diverse. Per questo credo sia ormai necessario trovare sistemi integrativi al reddito per dare sostegno a questi lavoratori anche nei cosiddetti ‘mesi morti’, altrimenti è chiaro che i giovani cercheranno sempre qualcosa di diverso. Vanno, dunque, offerti archi temporali di occupazione più ampi rispetto a quello che avviene attualmente”.
Gianni Boscolo Moretto, presidente di Gebis-Chioggia Spiagge, analizza il fenomeno: “Purtroppo - dice - in tutte le aree a alta vocazione turistica, come la nostra, manca la forza lavoro. Dai nostri soci e dai rappresentanti di categoria emergono difficoltà attuali e preoccupanti segnali per il futuro. La spiegazione sta nelle leggi avverse, nelle forme contrattuali penalizzanti, nella formazione scadente, nell’emigrazione. Non va trascurato però anche un ragionamento sociologico, perché siamo di fronte a una nuova generazione che avrebbe ‘perso’ il significato intrinseco del lavoro, per cui mancano le motivazioni, l’entusiasmo e la volontà di affermazione”.
Le difficoltà - spiega ancora Boscolo Moretto - sono iniziate “dopo la ripresa post pandemia, come se il Covid avesse segnato una sorta di spartiacque tra come si concepiva il lavoro prima e dopo. I giovani di una volta vedevano la prospettiva di un impiego in un albergo, in un ristorante, in un campeggio o in uno stabilimento balneare come una grande opportunità, un trampolino di lancio verso una carriera che poteva realizzarli e offrire importanti occasioni di affermazione. I tempi sono cambiati e forse questo appeal non risulta più così trascinante, mentre è diminuita la disponibilità al sacrificio e a certe rinunce che il lavoro nel settore turistico impone. Dobbiamo mettere in campo tutta la capacità di innovazione, investendo in modo significativo sul capitale umano per puntare a un’offerta formativa avanzata, che consenta la formazione di figure professionali capaci di rispondere in modo adeguato alle esigenze del nuovo mercato. Oggi queste figure, nel nostro sistema turistico, sono presenti in una misura insufficiente”.
Concorda sulle riflessioni e sulle cause anche il presidente di Cisa camping, Leonardo Ranieri che ricorda anche la “contrazione” temporale della stagione. “Le aperture delle attività turistiche vengono slittate sempre più avanti e di fatto la stagione si accorcia. Si inizia a fine maggio-inizio giugno e si anticipa anche la chiusura. Dobbiamo lavorare sulla promozione della località in Europa per destagionalizzare. Vero poi che i giovani sono demotivati e che non sono disposti a fare sacrifici di orario o nel lavorare durante i weekend. Dovremo creare, come in molte altre località, delle strutture che possano accogliere anche lavoratori da fuori città per colmare l’insufficienza del nostro bacino di riferimento”.
“Sono fenomeni che stanno coinvolgendo tutto il mondo del turismo e del commercio - conclude il presidente di Ascom Chioggia, Alessandro Da Re - purtroppo si fa sempre più fatica a reperire personale e personale qualificato. Servirà una riflessione profonda per mettere in atto dei meccanismi che ci consentano di invertire il trend per il futuro”.
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