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SALUTE

Allarme: "Le zanzare sono triplicate"

L’allerta del Centro europeo malattie infettive: “Quest’estate attesi più casi e più decessi”

Allarme: "Le zanzare sono triplicate"

Prima le piogge, adesso il grande caldo. E le zanzare proliferano a livelli incredibili. Tanto che la direttrice scientifica dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie avvisa: “Saranno il triplo rispetto all’anno scorso, quando la primavera fu particolarmente asciutta”. Un rischio, soprattutto dal punto di vista sanitario.

Perché, in Veneto - e in Polesine in particolare - la presenza di zanzare, da quasi quindici anni a questa parte, significa rischio West Nile. La “febbre del Nilo” colpisce in particolare gli anziani e i soggetti più deboli, e può avere conseguenze letali. Nel 2018 l’anno peggiore, quando in Polesine vennero registrati ben 45 casi di West Nile, con 15 forme neuroinvasive della malattia e, purtroppo, ben cinque decessi. Da allora, la massiccia opera di prevenzione ha consentito di ridurre drasticamente il numero dei casi. Lo scorso anno, poi, una nuova impennata con 36 contagi complessivi, di cui 12 gravi.

E quest’anno - tra l’altro, primo anno in cui ogni Comune deve organizzare in proprio la disinfestazione, fino all’anno scorso gestita dall’Ulss per l’intero territorio provinciale - si rischia una nuova recrudescenza del virus.

Secondo l’allerta diramato nei giorni scorsi dal Centro europeo per le malattie infettive, infatti, “l’Europa sta vivendo un trend di aumento delle temperature con ondate di calore e alluvioni più frequenti e severe. Le estati diventano più lunghe e calde. Questo crea condizioni favorevoli per le zanzare”. E se l’aumento del numero di zanzare aumenterà (“sono già il triplo dell’anno scorso”, sottolineano dall’Izsv) “ci aspettiamo più casi, ed eventualmente decessi, da malattie come Dengue, Chikungunya e febbre del Nilo occidentale”, appunto.

Intanto, non si può far altro che monitorare la situazione: un lavoro di osservazione che viene fatto prelevando campioni dai pool di zanzare ma anche analizzando lo stato di salute degli uccelli migratori, i primi a venire infettati dal virus. Il bollettino diffuso giovedì dall’Istituto Superiore di Sanità fissa a tre i casi accertati di West Nile, in Italia, in questa prima parte della stagione: nessuno in Veneto. Sono risultate infetti, in particolare, una gazza in provincia di Ravenna e una cornacchia in provincia di Varese, mentre a Catania è stato riscontrato l’unico pool di zanzare infette.

In Polesine, negli anni scorsi, il primo campanello d’allarme arrivava mediamente alla volta di metà luglio, mentre i casi di contagio dell’uomo si sono sempre concentrati dopo Ferragosto.

Il West Nile, provocato dall’omonimo virus, è trasmesso dalla puntura di zanzare infette all’uomo e agli animali, generalmente equini ed uccelli. Le zanzare appartengono al genere Culex (specie pipiens), mentre come serbatoio di infezione sono state identificate oltre 70 specie di uccelli, soprattutto passeriformi e corvidi, dove il virus può persistere da alcuni giorni a qualche mese.

La maggior parte delle persone infette non manifesta sintomi (80%). Le forme sintomatiche si manifestano con sintomi simil-influenzali lievi, febbre, cefalea, dolori muscolo-articolari, raramente accompagnati da rash cutaneo. Meno dell’1% sviluppa una malattia neuroinvasiva, come meningite, encefalite o paralisi flaccida. Il rischio di malattia neuroinvasiva aumenta con l’età ed è più elevato fra gli adulti di oltre 60 anni.

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