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Lodi: “Campione d'Italia! Ho realizzato il sogno di una vita”

Il coach della Rugby Rovigo si racconta: “A 9 anni entrai al Battaglini e non sono più uscito”.

Se c’è un personaggio che merita di partecipare al programma “Eccellenti” di Fiammetta Benetton, su Delta Radio è Alessandro Lodi, il coach della Femi Cz Rugby Rovigo Delta, che ha guidato i rossoblù verso il 14esimo scudetto. Campione d’Italia, nel massimo campionato nazionale della “palla ovale”, nonostante tutti i pronostici. Da vero campione.

Com’è andata? “Il 28 maggio siamo partiti alla mattina per Parma. In hotel c’era un po' di tensione nei ragazzi ma una tensione giusta. Ci siamo detti un paio di cose, ho visto le loro facce ed erano le facce giuste, positive. Avevo fiducia nei ragazzi, sapevo che avrebbero dato tutto, che avrebbero fatto qualcosa in più per l’altro. La squadra del Petrarca era favorita. Loro avevano questa presunta arroganza di non voler calciare per i pali, ma volevano andare per i pali. Insomma avevano la loro strategia, pensando che noi a un certo punto avremmo ceduto. Ma così non è stato”.

Il ricordo della festa, poi, emoziona ancora il coach Lodi: “Era tutto rossoblù, solo chi era qui può capirlo. Io ero frastornato, sinceramente perché era un po' realizzare il sogno di una vita per uno di Rovigo”. Ma è già tempo di pensare alla prossima stagione: “Il 24 luglio si riparte. Ogni anno è diverso e credo che sia anche il bello dello sport perché comunque chi ha vinto chi ha perso comunque la stagione successiva a parte tutti alla pari”.

Ai microfoni di Fiammetta Benetton Lodi si è soffermato a parlare dell’essenza del rugby: “E’ uno sport che cambia più degli altri dal punto di vista delle regole, perché comunque ci sono sempre degli adattamenti o per rendere sicuro in primis il gioco per la salute dei giocatori e poi per velocizzarlo perché ormai tutto va veloce quindi anche il nostro sport deve avere meno pause possibili per poter rendere anche al pubblico la partita più piacevole”.

Lodi ha cominciato a giovare a 9 anni, dopo la mitica finale a Roma, del 1988 quando Rovigo vinse. “Mio papà ha voluto portarmi a provare io non volevo fare rugby volevo fare calcio mi piaceva il calcio però mi ha costretto almeno una volta prova un allenamento e non sono più andato via”.

Il lavoro da allenatore è completamente diverso da quello di giocatore: “Vedi tanti aspetti che da giocatore non hai motivo di osservare e vedi soprattutto che i giocatori sono persone, con la loro personalità. Il gruppo che si era formato quest’anno, ad esempio, lo ricorderanno per sempre. Si è creato qualcosa di magico era bello al di là se avessimo vinto o perso e questo l’ho detto per la partita contro il Colorno. Siamo fatti di emozioni che tutti cerchiamo in determinati momenti di nascondere magari di cercare di non far vedere, ma quando vivi costantemente a contatto te ne accorgi e cerchi di venire incontro. L’Italia è un popolo di arbitri e siamo tutti bravi a giudicare, ma da dentro è tutta un’altra storia”.

Lodi si addentra nel raccontare la giornata tipo dei rugbisti: gli allenamenti, l’analisi dei video, l’alimentazione, la preparazione atletica. Tanti i segreti di uno sport che descrive Rovigo nelle sua fondamenta: “Chiunque entra al Battaglini comunque mette tanta energia tanta disponibilità e ci sono persone che non si vedono quotidianamente hanno poca visibilità, però sono fondamentali. Fanno stare bene i giocatori li aiutano per qualsiasi necessità o tutti i ragazzi da fuori che arrivano ogni anno o stranieri. Rovigo è la palla ovale e questa è una cosa magica”.

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