VOCE
IL GIALLO DI STANGHELLA
09.07.2023 - 10:00
Samira El Attar, 43 anni, con la figlioletta
Ergastolo. La Cassazione ha respinto il ricorso di Mohamed Barbri, 43 anni, accusato di aver ucciso la moglie Samira El Attar, 43 anni all’epoca del delitto, e di averne occultato il cadavere. Confermato, dunque, il verdetto della Corte d’Appello di Venezia che, a ottobre, aveva a sua volta confermato quello della Corte d’Assise di Rovigo di due anni fa: fine pena mai.
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Si conclude così la vicenda giudiziaria relativa a uno dei gialli che maggiormente hanno appassionato il Polesine e la Bassa negli ultimi anni: quello della morta della povera Samira, appunto, il cui corpo, purtroppo, non è mai stato trovato.
Della donna, marocchina, residente con la famiglia a Stanghella, non si sono più avute notizie a partire dal 21 ottobre 2019. Fu lo stesso marito a denunciarne la scomparsa, ai carabinieri della stazione di Boara Pisani: dopo le prime settimane di ricerche, che hanno mobilitato carabinieri, vigili del fuoco, Protezione civile, cani addestrati alla ricerca delle persone scomparse, nelle quali si era pensato a un incidente, la Procura aveva iscritto sul registro degli indagati il marito.
E’ iniziato così, dunque, il procedimento per omicidio volontario e occultamento di cadavere che ha portato l’uomo alla condanna all’ergastolo.
Secondo la ricostruzione dei fatti, sempre negata dall’uomo e dalla sua difesa, sarebbe stato lui ad uccidere Samira, a seguito di una situazione familiare estremamente tesa. L’uomo, infatti, sarebbe stato dedito al gioco e questo, con le perdite economiche che provocava, avrebbe creato, unito alla sua tremenda gelosia, una vistosa incrinatura nel rapporto con la moglie che, nell’ultimo periodo, avrebbe forse maturato l’idea di lasciarlo. Una scelta e una prospettiva che sarebbero risultate inaccettabili per l’uomo.
La svolta il primo gennaio del 2020, quando Barbri si è reso irreperibile. Due settimane dopo è stato arrestato in Spagna. Per la Procura, andando all’estero aveva visto la possibilità di una fuga; da parte sua il marocchino spiegò che, al contrario, aveva solamente intenzione di fare la propria parte per la ricerca di Samira, pensando che potesse essersene andata proprio in quel Paese, magari diretta verso il Marocco.
Le ricerche del corpo di Samira sono poi proseguite in varie tranche, anche a mesi di distanza, sempre con il supporto dei vigili del fuoco, oltre che di carabinieri e Protezione civile, e con l’impiego di cani addestrati proprio a questa tipologia di “lavoro”. Non hanno, però, mai avuto esito, senza che, però, questo, dal punto di vista della pubblica accusa, inficiasse la possibilità di contestare l’accusa di omicidio. Un accusa che si è poi trasformata in sentenza, che ora è definitiva: ergastolo.
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