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L'ALLARME

“Pensioni da fame, così non si vive”

Con i prezzi, cresce anche la disillusione nei confronti di politica e sindacati. “Urgono soluzioni”

Badante ubriaca colpisce a calci e pugni una 90enne

Pensioni da fame. Non certo un problema nuovo, ma con l’inflazione galoppante la vita sta diventando impossibile per molti anziani.

Un pensionato su quattro oggi vive con meno di 750 euro al mese, e dato che le bollette e il costo dei beni di prima necessità non accenna a diminuire, la situazione è complessa. L’Anp Cia si è rivolta ai parlamentari veneti: “E’ ora di alzare le minime”, la parola d’ordine. E i Rodigini sono concordi: non si può pensare di andare avanti così, soprattutto per quegli anziani non autosufficienti che necessitano anche di un aiuto costante.

Dice, infatti, Massimo: “Io non sono ancora in pensione, ma prendo l’esempio di mia madre che ha una pensione di 500 euro al mese e necessita di una badante. Può farcela da sola? Il problema inoltre si inserisce in un argomento ancora più grande che deve tenere conto di un adeguamento degli stipendi che, invece, non funziona mai. Siamo l’unico Paese in cui gli stipendi non si alzano. Come andremo avanti così?”.

Dello stesso parere è Sergio, che commenta: “Quello della pensione non è un problema nuovo, ma si sta aggravando sempre di più se pensiamo a tutte le spese a cui deve fare fronte un anziano. Si aggiungono poi problemi di salute, bollette e altro. Insomma, è impossibile farcela, anche con più di una pensione minima”.

Ivano prosegue: “Le pensioni sono oggi un problema che deve essere affrontato. Se ne parla, ogni governo promette chissà che cosa, ma poi? Non succede mai niente e ci troviamo a dover affrontare sempre gli stessi problemi. Chissà perché, invece, per i vitalizi, che erano stati tolti, adesso si sono riusciti a trovare i soldi. Forse è più normale dare a chi è al parlamento anziché agli anziani che hanno bisogno”.

A concludere è Maurizio che affronta il problema da un altro punto di vista: “Sono certo che questo è un argomento da affrontare e sarei pronto ad andare in piazza. Bisognerebbe che i sindacati si facessero sentire molto di più, invece ormai mi sento disilluso anche nei loro confronti. Io sono in pensione da quattro anni e ho lavorato garantendomi i contributi adeguati per poi affrontare il periodo della pensione con serenità. Credo, invece, che ci sia stato qualcosa che non quadra per alcuni che oggi si trovano con una pensione minima ma che non hanno magari versato adeguatamente i contributi o che hanno fatto male i conti quando c’è stata la possibilità di andare in pensione con quota 100”.

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