VOCE
POLITICA
10.07.2023 - 08:15
Anche i sei (sulla carta) fedelissimi non si sono presentati: oggi la decisione. E Gaffeo che fa?
Elena Biasin, Ottavio Borsetto, Matteo Masin, Alessandro Romagnolo, Federico Saccardin, Gianmario Scaramuzza, Elisabetta Traniello. E poi Roberto Giannese, “è appena passato”, spiega alle 19 in punto Claudia Biasissi, presidente della Civica per Rovigo, tenendo in mano il documento con cui la maggioranza conferma la propria fiducia al sindaco. In calce, appunto, otto firme. Quelle appena elencate. Pochine, ne servono 16. “Giorgio Osti sta arrivando”. E con lui il totale salirà a nove.
Mancano, è evidente, tutte quelle del Pd. E se l’assenza dei “cinque” (Nadia Romeo, Nello Chendi, Margherita Balzan, Marco Ferrari e Micaela Raise) è annunciata, quella degli altri sei un po’ meno. Anzi, per niente.
“Ma, cosa vuole, c’era il weekend di mezzo, tanti sono fuori. Passeranno domani (oggi, ndr)”, cerca di mantenere la calma la Biasissi. Oddio, passeranno. Intanto, oggi, quei sei, Graziano Azzalin in testa, si riuniranno. Ne parleranno, insomma. E poi, semmai, passeranno a firmare. Oggi? “Sì, lunedì. Firmano lunedì”, conferma la Biasissi. E sempre per oggi è attesa anche la firma dei due consiglieri della civica Menon passati in maggioranza. A ultimatum, però, scaduto. Il sindaco Gaffeo non ha usato giri di parole: firme entro domenica sera, “le voglio vedere lunedì mattina quando vado in municipio, oppure traggo le conclusioni”, che mai come in questo momento fanno rima con dimissioni. “Ma Edoardo già lo sa...”, chiude il cerchio la Biasissi.
Chi non lo sa è Giovanni Punzo, uno dei sei consiglieri Pd che, al consiglio di martedì scorso, hanno votato con la maggioranza. Uno dei fedelissimi insomma. “Firma? Quale firma?”, risponde al telefono nel tardo pomeriggio di ieri (a differenza di Graziano Azzalin che al telefono, invece, si nega almeno da sabato, e forse non è un buon segno). “Sono fuori città da tre o forse quattro giorni. Non ne so niente. Firme a sostegno del sindaco dice? Quando rientrerò ci penserò. Oggi no. Domani? Può darsi, non ho ancora deciso. E poi, lo sa, sono consigliere comunale da poco, io”. First reaction shock.
Ma se questi sono i fedelissimi, viene da chiedersi a che gioco giochiamo. Perché - diciamo la verità - la voce che l’area Azzalin fosse intenzionata a non firmare circolava in città già da un paio di giorni. Sembrava fantapolitica, eppure eccoci qua. Motivo? Difficile dirlo (specialmente non riuscendo a parlare col capobranco). Magari per vedere l’effetto che fa? Improbabile. Anche perché, se così fosse, alla fine di un’operazione nata per mettere fuori dalla maggioranza il gruppo dei cinque guidato da Chendi (e Romeo) a rimanere con il cerino in mano e la responsabilità politica di aver azzerato l’amministrazione sul groppone sarebbe l’altra metà del cielo Pd, sempre che nel Pd questi (“L’unico tesserato è Angelo Montagnolo”, dicono da galleria Balotta) ancora si riconoscano.
Ma siccome l’intera partita - lo abbiamo detto - è con vista sul 2024, ecco che è lecito pensare che la trattativa (perché una trattativa c’è e - ve lo ricordate? - oggi si riuniranno e ne parleranno...) si già finalizzata alle prossime elezioni, quando Azzalin potrebbe mollare definitivamente un Pd in cui è sempre più alle strette per lanciare una propria civica a sostegno di Gaffeo.
Già, Gaffeo. Intanto, col cerino in mano ci è rimasto proprio lui (e stai a vedere che era questo l’obiettivo...). Il sindaco, stamattina, quando andrà in Comune, si troverà seduto tra l’incudine di una petizione (che nessuno, se non lui stesso, ha sollecitato) con impresse sopra poco più della metà delle firme richieste, e il martello della lettera di dimissioni che, soltanto sabato pomeriggio, aveva assicurato che avrebbe firmato senza una risposta positiva al suo appello. “Questione di trasparenza”, le ultime parole famose. Unica via d’uscita, temporeggiare ancora qualche ora in attesa che dal mini-vertice dei consiglieri Pd a lui (più) vicini esca una fumata bianca.
Altrimenti? Altrimenti la crisi è servita.
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