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IL CASO

Condannare è impossibile per le offese via social

Sembra incredibile, ma è proprio così

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Quasi impossibile portare a casa una condanna per diffamazione via social, anche qualora non ci siano molti dubbi sul contenuto in effetti offensivo di determinati post. E’ emerso con chiarezza nella giornata di martedì 11 luglio, di fronte al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo, chiamato a pronunciarsi su un caso che aveva avuto una eco piuttosto rilevante, anche al di fuori dei confini del Polesine.

Ossia, una serie di presunte offese e presunti contenuti diffamatori dei quali era stata fatta oggetto, secondo la ricostruzione accusatoria, Ilaria Cucchi, la sorella del giovane geometra romano arrestato per stupefacenti e quindi morto per le conseguenze di un pestaggio al quale venne sottoposto in caserma dai carabinieri, al momento dell’arresto.

Per quei commenti sui social, la Procura aveva fatto scattare una serie di decreti penali di condanna: uno strumento che prevede il pagamento di una somma di denaro a seguito della contestazione di un determinato reato, che la Procura ritiene sufficientemente provato. Alcuni dei destinatari dei decreti hanno pagato, altri, invece, hanno scelto di opporlo. In questo caso, si instaura un processo.

Due delle posizioni in questione sono approdate martedì 11 luglio all’attenzione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo, con altrettanti processi con rito abbreviato. Una formula che consente, in caso di condanna, di usufruire di uno sconto di pena pari a un terzo del totale. Non ce n’è, comunque, stato bisogno: nel corso della discussione, infatti, è emerso come di fatto non vi sia una maniera univoca di attribuire con certezza un profilo a una persona fisica.

Perlomeno, non con il grado di certezza che si rende necessario per arrivare a una sentenza di condanna in sede penale. Meta, del resto, da parte sua, non rilascia con facilità attestazioni di questo tipo sulle identità degli utenti di Facebook e Instagram e, quindi, la questione si fa molto difficile. Se, infatti, intuitivamente può essere praticamente immediato rendersi conto che un profilo è, in effetti, di una determinata persona, in sede penale sono necessarie certezze di livello ben differente. Morale: assoluzione.

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