VOCE
IL CASO
09.08.2023 - 18:30
Gli animalisti in campo contro la guerra al granchio blu. Che il famigerato granchio blu stia mettendo a rischio un comparto importantissimo, almeno fino a questo momento, dell’economia del nord est, è un dato di fatto con il quale è davvero difficile scontrarsi vista la voracità con la quale sta distruggendo gli allevamenti di cozze e vongole del delta del Po, sia polesano che emiliano. E, soprattutto, vista la particolare velocità con la quale si riproduce e la totale assenza di predatori che potrebbero regolarne la prolificazione.
A mettere in discussione la lotta che in molti hanno iniziato per cercare di limitare i danni di questo terribile crostaceo, ci stanno pensando gli animalisti. I primi a scendere in campo sono stati i militanti del gruppo ambientalista e animalista “Coordinamento Basta Delfinari” che, attraverso un post pubblicato sulla loro pagina Facebook, hanno spiegato chiaramente e senza mezzi termini la loro discutibile posizione.
“Lo chiamano cinghiale di mare, paragonandolo all'animale che, negli ultimi anni, è tra i più demonizzati – si legge nel post pubblicato - Quello del granchio blu sta diventando un nuovo business dell'industria ittica, che lo sta trasformando in un prodotto da lanciare sul mercato. Il granchio blu è originario della sponda occidentale dell'oceano Atlantico e vive in acqua sia dolci che salate, ma da alcuni anni la sua presenza si è registrata anche nei nostri mari, allarmando non poco gli allevatori ittici. Già, perchè il granchio blu, onnivoro, si nutre anche di molluschi e novellame e, essendo in grado di rompere le reti con le chele, può creare un danno economico a chi alleva pesci, vongole e cozze, oltre che ai pescatori".
"Come al solito, quando un animale reca danno all'interesse dell'uomo diventa subito un nemico e in quanto tale va debellato – continuano - Quindi, quale migliore soluzione per risolvere il problema del granchio blu, se non farlo diventare un 'prodotto' ittico? E la moda alimentare del momento, unita a campagne contro questa specie e a finanziamenti regionali e statali per eliminalo dai nostri mari, stanno facendo il resto: ora il granchio blu è considerato il nemico numero uno, reo di nutrirsi di quegli animali di cui vuole nutrirsi l'uomo e di attentare alle tasche di chi della mercificazione di quegli animali e della loro uccisione ha fatto mestiere”.
A spalleggiare, in un certo senso, l’associazione che ha fatto il post, ci pensa Davide, ambientalista e animalista polesano, da sempre in prima linea per la difesa delle specie alloctone immesse in natura dall’uomo. “Come sempre si cerca di chiudere il portone dopo ave fatto uscire i buoi – spiega – Innanzitutto bisognerebbe capire come mai il granchio blu è arrivato nei nostri mari. Continuando il paragone con i cinghiali, bisogna fermarsi e fare alcune considerazioni. A mio avviso, prima di prendercela con loro, bisognerebbe prendersela con i cacciatori che li hanno voluti reintrodurre ovunque, pensando di fare grandi battute di caccia, senza considerare che non siamo lande incolte e sterminate. Il risultato è poi quello che nelle grandi città te li trovi anche sui balconi se hai i rifiuti fuori, ed è inevitabile che pascolano sotto casa".
"Stessa cosa per le nutrie – prosegue - Loro sono il risultato di allevamenti per pellicce andate fuori moda. Introdotte in un territorio che non è il loro, ci si sono trovate bene, e adesso tutti si arrabbiano perché fanno danni. Stessa cosa per lupi e orsi li che sono stati reintrodotti dopo aver colonizzato ogni centimetro del loro habitat – continua ancora Davide - e adesso gridano orrore se li incontrano, se questi hanno fame o se questi, semplicemente, fanno i lupi e fanno gli orsi. Altri pesci e specie marine sono arrivate tramite i collegamenti con il mar Rosso".
"Combineranno sicuramente dei guai, e il riscaldamento del mar Mediterraneo non aiuta, perché si renderà ospitale per loro. Non parliamo poi degli insetti arrivati con collegamenti aerei e navali, creano danni perché questo non è il loro habitat. Il granchio blu, da dove arrivi e perché non si sa, ma a lui stare qui piace molto. Ha trovato allevamenti di cozze e vongole, e non gli par vero. E ora pare che l'unico modo per poter continuare a mangiarsi vongole, sarà quello di mangiarsi lui. Non so che dire – conclude l’animalista - Penso solo che, gira e rigira, dove mettiamo le mani facciamo casini. Per certe cose, i casini ci tornano nel breve termine e per altri, come per il riscaldamento globale, pagheremo il conto lentamente. Ma pagheremo”.
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