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Istituti di credito
11.09.2023 - 07:00
Sono state 517 le operazioni bancarie sospette segnalate lo scorso anno in provincia di Rovigo. Un fenomeno in aumento, rispetto all’anno precedente quando erano state 501 le operazioni segnalate. Ma che non riguarda solo il Polesine: nel 2022 il numero di operazioni sospette pervenute all’Unità di informazione finanziaria dal Veneto ha toccato la cifra record, mai raggiunta prima, di 11.437 segnalazioni (235,9 ogni 100mila abitanti).
La quasi totalità del flusso è riconducibile all’ipotesi di riciclaggio e nel 80% circa dei casi sono giunte dalle banche, dalle Poste e dagli intermediari finanziari. Per numero di segnalazioni, in termini assoluti il Veneto si piazza al quarto posto a livello nazionale dopo la Lombardia (27.651), il Lazio (19.255) e la Campania (18.305). Rispetto al 2021 la crescita delle comunicazioni “arrivate” dal Veneto è stata dell’11,5%. A livello provinciale preoccupa, in particolar modo, la situazione di Venezia.
A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia che lancia l’allarme: il pericolo che la criminalità economica stia incuneandosi nel nostro mondo produttivo è sempre più elevato. Non solo. Se la combinazione tra l’aumento dei tassi di interesse e la diminuzione dei prestiti bancari alle Pmi verificatosi in questo ultimo anno dovesse continuare, non è da escludere che il numero delle imprese a rischio infiltrazione mafiosa sia destinato a crescere ulteriormente. Oltre a banche e Poste e intermediari finanziari, per legge anche i liberi professionisti, gli operatori non finanziari, i prestatori di servizi di gioco e la pubblica amministrazione hanno l’obbligo di segnalare alla Uif ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo sospetti. Una volta valutati gli alert acquisiti, gli stessi vengono trasmessi al Nucleo speciale polizia valutaria della guardia di finanza e alla Direzione investigativa antimafia per i successivi accertamenti investigativi. Queste segnalazioni sono inoltre inviate anche all’autorità giudiziaria, nel caso emergano notizie di reato..
Negli ultimi 10 anni, le segnalazioni arrivate dal Veneto sono aumentate del 144%. Se nel 2012 erano 4.674, nel 2022 hanno raggiunto la quota record di 11.437. Insomma, questa esplosione delle comunicazioni evidenzia - secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre - “che i gruppi criminali sentono sempre più la necessità di reinvestire i proventi delle loro attività nell’economia legale, anche per consolidare il proprio consenso sociale. E a seguito della crisi pandemica, le mafie hanno cambiato strategia nell’‘avvicinarsi’ al mondo delle imprese. Sono meno propense a usare metodi violenti, come le intimidazioni o le estorsioni, per contro privilegiano un approccio più ‘commerciale’, attraverso il finanziamento o l’acquisizione della proprietà delle aziende, sfruttandone la vulnerabilità economico finanziaria di queste ultime. In altre parole, le mafie si offrono sempre più spesso come vere e proprie agenzie di servizi alle imprese. Così facendo cominciano ad infiltrarsi e non da ultimo hanno la possibilità di reinvestire i proventi delle ricchezze illecitamente accumulate”.
A livello regionale il Lazio (336,9 segnalazioni ogni 100mia abitanti), la Campania (325,5) e la Lombardia (278,1) sono le realtà che nel 2022 hanno fatto pervenire il più alto numero di segnalazioni. Il Veneto è all’ottavo posto nella graduatoria nazionale (235,9). Su base provinciale, invece, le situazioni più a rischio si sono verificate a Milano (472,9 segnalazioni ogni 100mila abitanti), Roma (404,8), Prato (388,2), Napoli (386,9) e Crotone (371,7).
In Veneto la situazione più critica si è registrata a Venezia. Nel capoluogo lagunare le comunicazioni sono state 263,1 ogni 100mila abitanti. Seguono Verona (243,2), Padova (238,5), Vicenza (235,9), Rovigo (225,9), Treviso (217,7) e Belluno (168,1). Rispetto al 2021 le variazioni più significative hanno interessato sempre Venezia (+28,4%), poi Padova (+15,1%), Verona (+13,2%), Belluno (+12,5%), Vicenza (+6,6%) e Rovigo (+3,2%). L’unica provincia che ha conseguito una contrazione è stata Treviso (-1,6%).
Rispetto agli altri territori, la criticità di Venezia è probabilmente ascrivibile alla presenza di un porto commerciale-industriale tra i più importanti del Paese e all’alta vocazione turistica della provincia. Visto che anche Imperia e Aosta sono collocate tra i primissimi posti a livello nazionale, non è nemmeno da escludere che la presenza del Casinò possa aver contribuito a elevare il numero delle segnalazioni fatte dal nostro capoluogo regionale alla Uif. Secondo l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, le aziende confiscate definitivamente alle associazioni criminali in Italia, così come previsto dal Codice antimafia, hanno sfiorato le 3mila unità.
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