VOCE
EMERGENZA PROFUGHI
26.09.2023 - 18:29
L’ex base di Zelo è stata a tanto così dall’avere un proprietario. Un privato, interessato a comprare la grande area che fu militare, sborsando circa 600mila euro (e garantendo un deposito cauzionale di 59.100 euro), c’era. Anzi, c’è. Soltanto due settimane fa, ha presentato l’offerta all’asta bandita dall’Agenzia del Demanio. Era l’unico partecipante: al netto degli accertamenti burocratici sulla validità dell’offerta, si aspettava di essere contattato per la stipula. E invece.
Invece, nel frattempo, è cambiato tutto. Su quell’area, 83mila metri quadrati immersi nella campagna altopolesana, si sono posati gli occhi del governo, per la possibile realizzazione di un Cpr. Interesse strategico nazionale: più che sufficiente, ovviamente, per fermare l’iter burocratico della vendita.
E dire che sono circa dieci anni che il Demanio cercava di disfarsi di quel terreno. Diverse le gare andate a vuoto, con il prezzo di vendita crollato dagli oltre tre milioni di euro iniziali fino ai 591mila euro dell’ultima procedura, la cui scadenza era fissata per le 16 di lunedì 11 settembre scorso. Il giorno dopo, in mattinata, il presidente della commissione d’asta ha aperto l’unico plico pervenuto, con l’offerta: da lì sarebbero dovuti partire i tempi tecnici per l’aggiudicazione. Trenta giorni per esercitare eventuali diritti di prelazione, poi, concluse positivamente le verifiche di rito sull’offerta, altri 10 giorni per fissare la data del rogito.
Insomma, siamo stati a pochi passi dal “liberarci” dell’ex base e, magari, dal vederla risorgere, con un’altra veste e un’altra missione. “Lì, con il nostro piano regolatore, avevamo previsto insediamenti produttivi”, ricorda Marco Trombini, sindaco di Ceneselli dal 2004 al 2019. “Lo stesso Demanio - continua l’ex primo cittadino - per renderla in qualche modo appetibile aveva bonificato sia l’amianto che le cisterne di oli pesanti”.
Invece, allo studio c’è un centro di permanenza e rimpatrio per immigrati irregolari. Prima, però, bisognerà sistemare l’area che ora - lo scrive lo stesso Demanio - è fatiscente. “I fabbricati - si legge nella scheda tecnica - sono inagibili”. Ma non solo: in questi oltre 20 anni di inutilizzo (le truppe se ne sono andate nel 1999 e il lucchetto è stato apposto nel 2001) la base è stata depredata. Man mano, i predoni si sono portati via tutto il rame, poi l’alluminio, e infine la ghisa, asportando persino i tombini, lasciando dietro di sé pericolosi pozzetti a cielo aperto. C’è chi fissa in 2-4 milioni di euro la cifra necessaria per realizzare il centro di permanenza; chi, come i sindaci della zona, “spara” una cifra più che doppia.
Già nel 2009 il governo, allora presieduto da Berlusconi, aveva ipotizzato la costruzione di un Cie (Centro di identificazione ed espulsione) a Zelo. Trombini ripercorre la battaglia per fermare quel progetto: “Approvammo in consiglio comunale un ordine del giorno per dire no, poi potai la questione in Provincia. Con Paolo Avezzù andai a parlare con l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, mentre con la presidente della Provincia Virgili andammo da Zaia. Riuscimmo a fermare quel progetto dimostrando un’unità di intenti di tutto il Polesine”.
La stessa a cui la politica è chiamata anche oggi, per spingere il Cpr un po’ più in là.
Commenti all'articolo
frank1
27 Settembre 2023 - 08:05
Vorrei conoscere personalmente questo genio che ha proposto una simile cosa...milioni di euro di investimenti..e conoscendo le trafile italiche..ambientalisti..animalisti..beni culturale....comuni,regioni e province..non vedra' la luce prim a di una dozzina di ann nella migliore delle ipotesi.genio..se ci sei,batti un colpo!!
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