VOCE
PALAZZO ANGELI
29.10.2023 - 10:31
Muraro: “La scuola insegna a convivere”. E l’ex ministro Bianchi: “Si cresce con la formazione”
In un mondo sempre più caratterizzato dalla diversità culturale e dalle sfide della migrazione, è fondamentale affrontare i problemi di convivenza e inclusione sin dall’inizio, affrontando il futuro “inevitabile” di una società multiculturale. A sottolinearlo, Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo, durante il convegno di ieri mattina, a palazzo Angeli, dedicato a esplorare il ruolo cruciale della scuola e delle istituzioni nella costruzione di una società inclusiva. Muraro ha spiegato come la scuola, e quindi il mondo della cultura, giochi un ruolo fondamentale. “La migrazione è un fenomeno pervasivo che richiede una risposta pervasiva ognuno può fare nel suo piccolo qualcosa per diventare meglio e prima possibile una società inclusiva - ha affermato - la scuola è il veicolo fondamentale che insegna a convivere, che insegna a scoprire la ricchezza della diversità, a dare e ricevere in maniera che tutti possano crescere. In questo senso c'è bisogno di una attenzione continua alla metodica; alle condizioni di accesso; alle relazioni tra scuola e società. Una tematica affascinante e anche molto vasta, quasi anche preoccupante da questo punto di vista, però è lì che giochiamo la partita più importante”.

“Parlare di integrazione - ha affermato Patrizio Bianchi, già ministro dell’istruzione, docente di economia applicata all’università di Ferrara - significa pattinare sul ghiaccio, c’è sempre il rischio di scivolare nell’omologazione. Uno dei rischi che corriamo quando affrontiamo la questione dell’integrazione è scaricare il problema su chi arriva, ma integrazione vuole dire che siamo noi a dover essere in grado di agire sulla nostra società per renderla aperta e inclusiva. Un cambiamento complesso, ma per un Paese come il nostro, con un’età media di 48 anni, è anche necessario. Dobbiamo riuscire a mantenere il senso della comunità rafforzando la società, dobbiamo essere più attrattivi nella scuola e nell’università e superare la contraddizione della legge Bossi-Fini, per la quale per avere un lavoro devi essere cittadino e per avere la cittadinanza devi lavorare. Bisogna generare un sistema che sia capace di essere inclusivo e aperto e in grado di restituire a questi paesi persone formate per contribuire alla loro crescita”.

Alfredo Alietti, docente di sociologia e direttore del centro di ateneo per la cooperazione internazionale dell’università di Ferrara, ha parlato di inclusione e cooperazione in una società che vive un perenne stato di crisi: “Oggi la crisi è una condizione permanente e continua, non solo dei sistemi socioeconomici, ma delle nostre esperienza di vita, tanto che si parla di permacrisi. La discriminazione e il razzismo - ha detto - sono antieconomici, ormai lo sappiamo, eppure la presenza migrante non viene valorizzata, anche nel sistema scolastico. Agli studenti con background migratorio vengono consigliati percorsi in istituti tecnici o professionali, che spesso diventano scuole contenitore e non sono promozione di qualcosa, mentre è alta la percentuale dei giovani di seconda generazione che vuole raggiungere università”.
Nelle conclusioni, monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, ha concluso passando in rassegna i tanti temi dell’incontro: “La scuola aperta a tutti dell’articolo 34 della Costituzione è un elemento importante, ma il diritto alla scuola ha degli aspetti di esigibilità problematici. Penso all’accesso alla scuola, all’abbandono scolastico, al riconoscimento dei titoli, all’accesso all’alloggio, alla povertà educativa. La scuola interculturale delineata oltre 25 anni fa chiede un percorso per diventarlo effettivamente. Interessante anche l’approfondimento sull’educazione civica: l’integrazione passa dalla conoscenza di una città, nei suoi diritti e nei suoi doveri, una strada in cui inserire la didattica, la conoscenza e la cittadinanza. La scuola è lo specchio della società che vogliamo, aperta, interculturale, solidale, democratica, capace di far crescere le persone. La scuola può aiutare a rigenerare la città, oggi più che mai c’è bisogno di sussidiarietà, senza fermarsi a ciò che manca, e queste occasioni di confronto sono momenti importanti per costruire comunità”.
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, tra cui Fondazione Cariparo.
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