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Polesine 1951

“Mai più violenze all’ambiente”

Coizzi: “Il ricordo serva a progettare un territorio sostenibile, correggendo gli errori del passato”

“Mai più violenze all’ambiente”

“Mai più violenze al territorio e al nostro ambiente”. Il 14 novembre è sempre un giorno particolare, per il Polesine e per Occhiobello in particolare. Il 14 novembre del 1951 di 72 anni fa, la rotta degli argini del grande fiume provocò l’evento naturale più catastrofico del secolo scorso nella nostra provincia, un evento che ha causato danni devastanti nell’immediato e tutta una serie di conseguenze, altrettanto gravi, sociali e demografiche, che si sono riverberate negli anni successivi.

Ancora c’è chi ricorda nitidamente quei giorni e quel giorno, ancora i testimoni raccontano le difficoltà, la paura, il bestiame sugli argini, il Po gonfio e colmo, drammaticamente rumoroso, spaventoso. Ancora si ricordano i giorni successivi alla rotta, i morti di Frassinelle, il lento e faticoso ritorno alla normalità, gli aiuti arrivati da ogni parte, gli sfollati, le migrazioni successive verso le grandi città industriali del nord alla ricerca di una vita dignitosa. Momenti drammatici, istantanee che, proprio nei testimoni, muovono commozione. Questi i motivi che ancora oggi, a 72 anni di distanza, muovono il Polesine e l’amministrazione comunale di Occhiobello a ricordare l’alluvione del ’51.

E ieri mattina il sindaco di Occhiobello, Sondra Coizzi, a pochi metri dal punto in cui il Po ha rotto l’argine, alla presenza delle alunne e degli alunni delle scuole medie, ha voluto ricordare quei tragici momenti ma, soprattutto, i valori che dovrebbero caratterizzare l’agire dell’uomo affinché nulla di simile possa ripetersi. “Non è stata la natura a punire l’uomo, è stato l’uomo che ha violentato la natura e poi ne ha pagato le conseguenze - ha affermato il sindaco di Occhiobello. Oggi siamo sullo ‘spaltone’, creato dalla sabbia fuoriuscita in quantità inimmaginabili durante l’alluvione e radunata con le ruspe nei primi anni Cinquanta a rinforzo dell’argine. E’ sotto ai nostri piedi la testimonianza fisica di quanto avvenne 72 anni fa. Vogliamo che l’alluvione resti per i nostri territori solo un ricordo, vogliamo guardare avanti e progettare un’evoluzione insediativa e industriale sostenibile, senza nuova violenza contro l’ambiente, ma correggendo gli errori del passato per costruire un futuro ponderato, virtuoso e senza più disastri, soprattutto per i ragazzi”.

Sondra Coizzi ha poi ricordato ai ragazzi l’umanità dei soccorritori arrivati a Occhiobello in quelle drammatiche ore: “Tra questi i barcaioli di San Benedetto Po, comune in provincia di Mantova con cui nel 2022 Occhiobello ha stretto un patto di gemellaggio in nome soprattutto di quell’atto di generosità ed eroismo”.

L’intensa mattinata è poi proseguita con il ricordo preparato dagli studenti, la cerimonia si è conclusa con la benedizione del parroco, don Patrizio Boldrin. Tra i presenti alla cerimonia la dirigente scolastica Giuliana Cardelli e i rappresentanti delle associazioni locali, Occhio Civico, Associazione nazionale carabinieri, Protezione civile, Barbara soccorso, Vogatori, Avis, Ant, Alpini, Auser e Pro loco. Gli appuntamenti non si sono esauriti martedì mattina, dell’alluvione si parlerà anche domani sera, all’interno della biblioteca comunale di via King, grazie all’evento organizzato dall’assessorato alla cultura di Occhiobello in collaborazione con l’Isers di Badia Polesine. Alle 21, il giornalista Gian Antonio Stella dialogherà con Alessia Babetto, autrice del saggio ‘Le voci del Polesine, letteratura, cronaca, memoria dell’alluvione in Polesine del 1951’.

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