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Polesine, futuro sempre più anziano

Entro 10 anni in Veneto la provincia di Rovigo sarà quella con più pensionati. “Bisogna invertire la rotta”.

Polesine, futuro sempre più anziano

Polesine sempre più vecchio. Il numero dei pensionati cresce ed è destinato ad aumentare anche nei prossimi 10 anni. Over 65 in aumento in tutto il Veneto, ma in Polesine la proporzione fra anziani e giovani è maggiore rispetto a quasi tutti gli altri territori della regione.

In Polesine I dati e le proiezioni Istat, estrapolate da Spi-Cgil Veneto, segnalano che nel 2023 in Polesine ci sono 227.418 residenti, di cui 62.910 over 65, il 27,6% della popolazione. La proiezione per il 2033 dice che in provincia di Rovigo i cittadini saranno 214.084 e 70.413 gli over 65 e saranno il 32,8% della popolazione. Stando a questa tendenza, quindi, il Polesine destinato ad essere sempre più “anziano”.

La proporzione degli ultra 65enne rispetto ai residenti polesani è di poco la seconda in Veneto, solo Belluno è leggermente superiore (27,78 rispetto a 27,65%). Nelle altre province percentuali più basse, dal 25,7 di Venezia al 22,93% di Verona, per una percentuale veneta del 24,14%. In proiezione futura, invece il Polesine rischia di diventare, entro 10 anni, la provincia più vecchia, col 32,89% rispetto ai 32,04 di Belluno e ai 27,50 di Verona e alla media regionale del 29,29%.

In Veneto Allo stato attuale gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione residente in Veneto. Ma nei prossimi dieci anni il loro numero è destinato a impennarsi del 21% arrivando a rappresentare quasi il 30% della popolazione, con un ritmo inarrestabile che richiede fin da subito una lungimirante programmazione regionale soprattutto in campo sociosanitario (ma non solo). La Cgil rileva che i dati Istat confermano che per i prossimi dieci anni la crescita costante della popolazione anziana, a fronte di un numero sempre inferiore di giovani e del crollo della natalità. Per questo, il sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil del Veneto che ha estrapolato ed elaborato i dati pubblicati di recente dall’Istat con le proiezioni demografiche al 2033 e al 2043, lancia un appello alla Regione affinché si istituisca un tavolo finalizzato alla programmazione di una strategia in grado di affrontare l’invecchiamento della popolazione da tutte le angolazioni.

I risultati dell’elaborazione sono eloquenti ed emblematici: se oggi la nostra regione ospita quasi un milione 168 mila ultra 65enni (24% della popolazione), nel 2033 ne ospiterà circa un milione 410mila, quasi il 30% dei residenti. Un aumento del 20,8% (+243 mila) tutt’altro che irrilevante, in particolare quando si analizzano le fasce di età più avanzate. Dall’analisi dei dati Istat si evince che in Veneto la popolazione di età compresa fra i 65 e i 69 anni nel 2033 aumenterà del 34% (100mila persone in più). Ma il focus del sindacato si concentra soprattutto sugli ultra 70enni, maggiormente coinvolti dalle questioni sociosanitarie destinate a divenire critiche in particolare per gli anziani non autosufficienti - per lo più over 85 - che nel Veneto, secondo la relazione della stessa Regione, sono circa 380mila.

Secondo le previsioni Istat, fra dieci anni il nostro territorio conterà 322.754 residenti di età compresa fra i 70 e i 74 anni (circa 55mila in più del 2023, con una variazione percentuale del 20,5%), 255.652 anziani fra i 75 e i 79 anni (24 mila e 300 in più, con una crescita del 10,5%), 207.210 con una età fra gli 80 e gli 84 anni, di età (quasi 16 mila e 300 in più di oggi, con una crescita dell’8,5%). Il numero degli ultra 85enni si incrementerà del 26% passando da circa 185mila a 233 mila residenti (quasi 50 mila in più di oggi). Naturalmente la maggior parte degli anziani sarà composta, come adesso, da donne.

A livello provinciale, Rovigo e Belluno continuano a giocarsi la palma di territorio più anziano. La zona che registra invece il minor numero di anziani rispetto ai residenti totali è quella scaligera. Attualmente il Veronese ospita il 22,9% di ultra 65enni, dato che, secondo l’Istat, si impennerà al 27,5% nel 2033.

“Le proiezioni per il 2033 sono molto preoccupanti - commentano dallo Spi Cgil del Veneto -. Fermo restando che l’invecchiamento della popolazione è di per sé un fatto positivo, è necessario che la politica, di fronte a questi numeri, avvii fin da subito una programmazione, soprattutto sociosanitaria, che sia in grado di affrontare l’inarrestabile trend demografico. Il Covid, purtroppo, ha messo in luce tutte le criticità della sanità della nostra regione, figlia, appunto, di una programmazione deficitaria. In questo momento, ci troviamo di fronte a situazioni per molti versi drammatiche. Liste d’attesa lunghissime, carenza di medici di base, Rsa in piena crisi, crescita sempre maggiore di anziani non autosufficienti, assistenza domiciliare carente, impegnative di residenzialità quasi esaurite, penuria di strutture intermedie per le persone dimesse dall’ospedale. Ma l’invecchiamento della popolazione richiede tantissimi altri interventi, sul fronte del sostegno alle pensioni, per l’invecchiamento attivo, sui trasporti, sulle infrastrutture. Per questo chiediamo alla Regione di istituire da subito un tavolo di confronto su questi temi”.

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