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Taglio piante, cresce la tensione

Un cittadino presenta in municipio un’istanza di autotutela intravvedendo un danno erariale

Taglio piante, cresce la tensione

Cresce la tensione in città per l’imminente taglio delle piante in corso Garibaldi, primo atto dell’avvio del progetto di riqualificazione urbana del quartiere di Canareggio. I lavori di abbattimento del patrimonio arboreo prenderanno il via mercoledì prossimo e dureranno una decina di giorni. Tante le voci che si sono alzate contro questo taglio: oltre 500 firme raccolte da Legambiente attraverso una petizione. La stessa associazione ambientalista e altre gruppi culturali e impegnati nel sociale stanno organizzando azioni di protesta eclatanti.

Ad agitare ulteriormente le acque arriva l’azione di un cittadino che, nei giorni scorsi ha protocollato in municipio, una richiesta di istanza urgente di annullamento parziale in via di autotutela. In questo modo si chiede “di procedere urgentemente al riesame dell'atto e di disporre, conseguentemente, l'annullamento parziale del medesimo per evitare non solo un considerevole danno all’ambiente ma anche un inutile spreco di danaro pubblico, oltre che un danno di immagine per la città”.

Nell’ampio documento sono riportati tutti i passaggi amministrativi e burocratici che hanno portato al progetto con la previsione dell’abbattimento delle piante. Quindi osserva: “Pur non essendo pregiudizialmente contrario all’intero intervento, pur non concordando con la prevista diminuzione dei parcheggi e la diminuzione della larghezza della sede stradale ai minimi di legge passando da 10,3 a 7,6 metri rischiando così di compromettere la regolare effettuazione del mercato settimanale, sono decisamente contrario al totale abbattimento dei pini esistenti e delle altre alberature ritenendo che debbano essere per forza ricercate altre soluzioni”.

E aggiunge: “Tralasciando i motivi della mia contrarietà, di ordine non solo ambientalistico ma legate tra gli altri anche al loro valore di attrattività della città, sono a segnalare quelle che per me sono alcune criticità dell'intervento. In prima battuta ritengo che l'abbattimento di 63 alberi sani, di altezze comprese tra i 16 ed i 23 metri, e la loro sostituzione con altri alberi, di circonferenza 18/20 centimetri, rappresenti un deprecabile spreco di denaro pubblico dal momento che sembra essere possibile effettuare l'intero intervento conservando tutta o parte dell'alberatura esistente, effettuando interventi a protezione delle radici e ripristinando così la funzionalità di parcheggi e marciapiedi. Diverso – si legge nel documento - sarebbe stato invece provvedere solo alla sostituzione di quegli alberi che eventualmente presentino criticità più elevate provvedendo quindi alla loro sostituzione. Né di sicuro si può invocare quale motivazione del taglio dei Pinus Pinea il fatto che essi vengano ora ‘ritenuti incoerenti con il contesto urbano in cui sono stati inseriti’, come si legge a pagina 15 della relazione tecnica 1 che accompagna l’intervento, essendo questa una motivazione vuota e del tutto priva di significato dal momento. Per fare un esempio se tale motivazione fosse adottata diffusamente, seguendo questa logica, interi filari di alberi che delimitano le strade di città come Riccione, Rimini o Massa Carrara dovrebbero essere rasi al suolo”. A questo punto arriva a dire che “lo spreco di denaro pubblico può configurare il danno erariale nei confronti di chi ha agito procurandolo”.

A questo punto vengono citate norme e regolamenti che stanno alla base del Pnrr per concludere che questo intervento contrasta con gli obiettivi del Pnrr stesso, in particolare quando afferma “che un’attività viene considerata ecosostenibile se non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali”. Invece “risulta qui evidente come, date le notevoli differenze di dimensione e, di conseguenza, nell’ampiezza della chioma, il taglio di alberi che garantiscono una mitigazione dell’irraggiamento e la loro sostituzione con alberi che invece garantiscono una minor protezione porterebbe a un incremento delle isole di calore urbane provocando di conseguenza un innegabile peggioramento del clima”.

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