VOCE
L'intervista
30.11.2023 - 18:30
Ivano Boscolo Bielo
Un impero che ha il proprio cuore pulsante a Chioggia. Ivano Boscolo Bielo è davvero “Eccellente”. Lo dimostra in ogni cosa che fa. E oggi si è raccontato ai microfoni di Delta Radio, nel corso della trasmissione “Eccellenti”, condotta come ogni giovedì (dalle 13 alle 15, e in replica la domenica mattina) da Fiammetta Benetton.
E’ difficile riassumere l’attività di Boscolo Bielo in due parole: noto in tutto il Veneto è attivo nella navigazione al turismo, nei trasporti, nella sanità, e poi è presidente dell’Union Clodiense, che sta dominando il campionato di serie D. L’azienda che porta il suo nome, nata nel 1975, grazie all’impegno e alla dedizione del patron - oltre all’aiuto e al supporto di tutta la famiglia - è piano piano riuscita a diventare grande e a fare molto per le persone e per il territorio.
Boscolo Bielo, com’è iniziata quest’avventura?
“Avevo 14 anni e mio padre mi ha detto: Ivano. o a scuola o al lavoro. A me piacevano tantissimo le barche: mio padre ne aveva due, e faceva trasporti di sabbia e materiali edili a Venezia. Ho iniziato così: papà mi ha messo in barca assieme a un suo dipendente ma dopo due mesi quest’ultimo si è licenziato perché avevo già l’istinto di comandare. Mio padre a quel punto mi ha dato la barca e ho iniziato a ‘camminare’ da solo: ero talmente piccolo che quando i vigili mi fermavano raccontavo che mio padre si era fatto male e dovevo riportare a casa la barca. A 18 anni ho preso la patente nautica e quando ne avevo 20 mio padre ha smesso di lavorare e io sono partito”.
Un uomo che si è fatto da solo...
“Sì. Inizialmente abbiamo cambiato le due barche, poi ne abbiamo prese altre e nel 1990 ho avuto la possibilità di prendere in concessione a Venezia un tratto di banchina vicino a piazzale Roma, dove ho aperto un commercio di materiale edile. Avevo 16 barche fino agli anni 2000, poi l’azienda ha cominciato a crescere e abbiamo messo altri servizi: il noleggio di mezzi, la logistica e i trasporti su Venezia. Oggi abbiamo 65 dipendenti e oltre 30 barche di vario tipo. Ci siamo poi allargati anche all’attività di logistica degli eventi a Venezia: ci occupiamo della Regata storica, del carnevale, della festa del Redentore, della Venice Marathon oltre che di eventi privati come quelli organizzati da Armani e Dolce e Gabbana. Ci siamo occupati anche del trasporto del ponte Calatrava”.
Ad un certo punto la Boscolo Bielo srl ha voluto diversificare la propria azione e quindi si è cimentata in altri campi come, ad esempio, la sanità. Quando è successo e com’è andata?
“Ci siamo spostati su altri settori, iniziando dal settore del turismo: nel 2000 ho acquistato un albergo a Venezia, nel 2007 ne ho preso un altro. Poi, siccome sono di Chioggia e non potevo non fare qualcosa di importante nella mia città, ho preso un complesso turistico in cui abbiamo fatto un albergo nuovo, la spiaggia In Diga, la Darsena e l’albergo Mosella Suit hotel. Poi siamo passati alla sanità: c’era un bando per l’acquisizione di un edificio vicino a piazzale Roma, ho partecipato con un progetto di realizzazione di un poliambulatorio. L’ho vinto e lo abbiamo fatto. Bisogna sempre avere voglia di fare e non fermarsi mai. Ad oggi, in tutti questi settori, la Boscolo Bielo ha circa 250 dipendenti e tra i collaboratori ci sono anche le mie figlie Valentina e Laura e mio genero Simone”.
E poi c’è il calcio.
“Sono entrato nel Calcio Chioggia nel 1994 e da quasi 20 anni sono presidente, proprietario e sponsor. Negli anni abbiamo fatto dei buoni risultati, oggi siamo primi in classifica in Serie D con 11 punti di vantaggio. Abbiamo un obiettivo importante che è quello di andare in Serie C”.
Lei lavora e ha fatto molto a Venezia: in questo momento si parla spesso di sovraffollamento dovuto al turismo e del fatto che la città abbia bisogno di essere salvaguardata. Cosa ne pensa?
“Il turismo a Venezia funziona bene e sono numerose le persone che la frequentano. E’ un tema complicato ma si deve trovare un modo per risolverlo senza dimenticare che tutti hanno il diritto di vedere la città”.
Dal 1975 ad oggi cos’è cambiato nel modo di lavorare?
“Una volta il lavoro era proprio la parte operativa: caricare e scaricare. Oggi si deve ancora caricare e scaricare ma c’è tutto un contorno di burocrazia che spesso complica le cose”.
Se lei non avesse fatto l’imprenditore, cosa avrebbe voluto essere?
“Penso che la mia indole sia questa: avrei voluto essere esattamente quello che sono e fare quello che faccio”.
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