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Il caso

I vergognosi attacchi alla nonna di Giulia

Tutta la meschinità dei leoni da tastiera svelata. O ribadita

I vergognosi attacchi alla nonna di Giulia

E’ una delle cose più disgustose a cui si potesse immaginare di assistere: un’ondata di odio sui social contro la nonna di Giulia Cecchettin. Un odio folle, scriteriato e becero scaturito dall’intervista che Carla Gatto ha rilasciato a Rovigoindiretta e, dopo essere stata messa in rete sui nostri portali, è stata ripresa anche nelle trasmissioni di approfondimento di Rete 4 e La 7. Un’intervista in cui parla di violenza sulle donne. E di come Giulia mancherà a chi le voleva davvero bene.

Al centro delle accuse, che nelle ultime 24 ore hanno letteralmente inondato i social, la presentazione di un libro che nonna Carla aveva scritto da tempo e la cui presentazione era in programma la scorsa settimana a Rovigo.

Proprio in quell’occasione Carla Gatto ha rilasciato un’intervista a Ketty Areddia spiegando il motivo della sua presenza e perché quel libro, già scritto e pubblicato, sia poi diventato di drammatica attualità.

La cosa non è piaciuta ai soliti leoni da tastiera che in maniera seriale l’hanno accusata di avere sorriso durante l’intervista, di non avere rinunciato alla presentazione nonostante il lutto e via di questo passo... Come se la nonna di Giulia e i suoi famigliari avessero l’obbligo di comportarsi, fare e pensare solo quello che piace ai commentatori dei social, ai leoni da tastiera che poi sono gli stessi che hanno insultato la sorella di Giulia accusandola di vestirsi da satanista. E ci fermiamo qui per carità di patria.

In realtà quello del libro di nonna Carla era un appuntamento già programmato da tempo e proprio in occasione della giornata contro la violenza contro le donne. Ed era organizzato a Rovigo perché Carla Gatto vive da sempre a San Martino di Venezze. E non solo. Carla Gatto, pittrice e poetessa, ma anche una donna che trasmette grande umanità, è da sempre un’attivista contro la violenza di genere e il libro, scritto nei lunghi mesi del Covid, parla di una giovane donna che scappa dalla famiglia di origine e dopo avere superato tutta una serie di ostacoli e difficoltà raggiunge la libertà e quello che desidera. Che poi è tutto quello che a Giulia è stato impedito.

"Ho pensato questo romanzo a 11 anni, poi è venuta la pittura, la poesia... Nel periodo del Covid, infine, l’ho scritto di getto. Chi si sarebbe mai immaginata una cosa del genere proprio a casa nostra?" ha detto nel corso dell’intervista. "Giulia era felice, amava il disegno, le piacevano i fumetti. Io ero una nonna lontana, vivevo a 50 chilometri di distanza. Ma quando ci vedevamo mi raccontava che aveva iniziato un corso di disegno, che era felice per la laurea in Ingegneria biomedica Mi raccontava i suoi sogni... Ora Giulia è di tutti. E’ il simbolo della violenza contro le donne. Accettiamo anche questo, non possiamo rinunciare a una cosa del genere. Purtroppo è successo. Non doveva succedere”.

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