VOCE
ROVIGO
11.01.2024 - 07:00
“Con la vittoria al Tar e il risarcimento di circa 800mila euro abbiamo quasi chiuso l’annosa partita dei Piruea”. L’assessore all’urbanistica Luisa Cattozzo precisa la situazione degli strumenti urbanistici attivati una ventina di anni fa dal Comune e che in moltissimi casi si sono risolti in un’odissea burocratico-amministrativa. E in molti casi in un flop evitato solo dal ricorso alle vie legali del Comune.
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Il Tar Veneto a fine dicembre ha dato ragione al Comune di Rovigo per l’ottenimento del risarcimento per il mancato recupero di piazza Duomo, opera speciale di un Piruea per il quale la ditta Villa del Vesco, o meglio quella con il nome precedente, aveva realizzato quasi tutte le opere edilizie previste dall’accordo urbanistico. Però niente rifacimento di piazza Duomo, niente illuminazione di via Marchioni. Negli anni anche l’agenzia che aveva emesso la fidejussione era saltata e così pure la somma che il Comune avrebbe dovuto incassare per la mancata realizzazione dell’opera da parte del privato. E così è partito il ricorso al Tar che ha dato ragione alla giunta Gaffeo.
“Certo - spiega la Cattozzo - Tra risarcimento del danno, e interessi vari il Comune incamererà oltre 820mila euro. Risorse che saranno utilizzate per la riqualificazione di piazza Duomo e che andranno a sommarsi a quelle del Piruea Angelo Custode per la sistemazione dei portici di via Badaloni. La piazza antistante il Duomo potrà davvero essere rimessa a nuovo con la dignità che merita”.
Ma come entrare in possesso della somma stabilita dal Tar se la ditta è definita quasi insolvente? Il Tar ha disposto un sequestro preventivo sui beni dell’azienda, il Comune con delibera di giunta presto trasformerà questo sequestro in pignoramento esecutivo su una villa, di ingente valore, di proprietà dell’azienda nel trevigiano. Con la vendita all’asta dell’immobile il Comune potrà entrare in possesso degli 821mila euro fissati come risarcimento dal tribunale amministrativo”.
Il caso del Piruea di piazza Duomo è un esempio delle traversie che il Comune ha dovuto superare per far valere i propri diritti. L’assessore Cattozzo ne approfitta per fare il punto della situazione e non lesinare critiche: “Per anni le amministrazioni comunali di Rovigo hanno trascurato i Piruea, non seguendo le relative pratiche. Nella grande maggioranza dei casi le ditte private hanno però realizzato quanto da loro richiesto. Il Comune ha infatti reso edificabili quasi 40 ettari in città in tempi rapidi. Quasi sempre, però, le ditte private non hanno realizzato l’opera speciale prevista a favore della collettività. E per molti anni le amministrazioni comunali non hanno esercitato il necessario pressing sulle imprese stesse, lasciando così trascorrere tempo prezioso. E in molti casi le agenzie che avevano emesso le fidejussioni sono fallite. Quando la giunta Gaffeo si è insediata, invece, ha deciso di mettere ordine nei Piruea. Di una ventina circa solo un quarto, o poco più, erano andati a buon fine, altri rimodulati, sospesi, tramontati. Noi abbiamo effettuato le dovute ricognizioni, ricostruito i passaggi, raccolto i documenti delle fidejussioni, alcune delle quali sparse in cassetti di diversi uffici. Poi risalito le vicissitudine di imprese che in molti casi avevano cambiato nome. E siamo riusciti a ottenere il rispetto degli impregni presi o ad incassare le somme stabilite. Non è stato semplice, ma se si vuol mettere come prioritario l’interesse della collettività occorre fare così. Ora ci manca di chiudere solo il Piruea di Granzette”.
I Piruea erano strumenti urbanistici per realizzare opere pubbliche in compartecipazione con i privati in cambio di interventi di edilizia residenziale. A Rovigo nei primi anni 2000 ne sono stati attivati poco meno di una ventina, anche se le proposte iniziali erano 34. Alcuni di questi tramontarono nel giro di pochi anni (come l’ex Gabar), qualcuno fu completato, altri si sono trascinati per anni con il Comune sempre in attesa di vedere realizzata l’opera pubblica o di verificare l’esistenza della garanzia fidejussoria che il privato dove a depositare. Insomma anni di trascuratezza e mancati controlli, ed ora pare che la parola fine stia davvero per arrivare.
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