VOCE
il caso
17.01.2024 - 06:00
Confartigianato veneto segnala che “la nostra regione è esposta, con quasi 6 miliardi di euro di merci”
La crisi del Mar Rosso continua a mettere in difficoltà l’economia di mezzo mondo con la rotta marittima che passa per il Canale di Suez frenata dalla situazione di guerra innescata dagli attacchi alle navi mercantili dei ribelli yemeniti Houthi. Le navi di gas sono già state fermate da Qatar, alcune delle quali dirette al terminal di Porto Viro, e per motivi di sicurezza spinte a compiere un largo giro per evitare il Mar Rosso, e quindi circumnavigare l’Africa per giungere in Europa con molti giorni, e molti di costi, in più.
E infatti fonti vicine alla società che gestisce il rigassificatore hanno fatto sapere che al momento l’effetto sarà solamente sui tempi di consegna. Le navi che non passeranno da Suez punteranno verso il Capo di Buona Speranza a Sud dell’Africa e arriveranno in Adriatico con alcuni giorni di ritardo. Ma se la crisi dovesse proseguire nel tempo è chiaro che rischierà di compromettere la disponibilità di combustibili e di infiammare nuovamente i prezzi.
E così l’escalation della crisi in Medio Oriente rischia di penalizzare fortemente il made in Veneto. “La nostra regione è la terza più esposta, con quasi 6 miliardi di euro di merci esportate via mare attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso, pari al 3,2% del Pil”. Lo ha dichiarato in una nota Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. “Viene rallentato ha aggunto Boschetto - l'approvvigionamento di prodotti essenziali per la trasformazione della nostra manifattura, inoltre il Qatar ha deciso di sospendere il passaggio delle sue navi cisterna con il Gnl destinate anche al rigassificatore di Rovigo, con il rischio concreto di una nuova impennata dei prezzi dell'energia.
Il sommarsi delle crisi internazionali aggrava la frenata del commercio internazionale. Gli effetti infatti, si aggiungono alla stretta monetaria in corso e alla riattivazione delle regole europee di bilancio che potrebbero avere conseguenze sulla crescita, riducendo la fiducia e la propensione ad investire delle imprese. Il rischio è che l'approccio ‘attendista’ delle imprese, che ancora sorregge la seppur flebile fiducia, possa degenerare in recessione”.
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