VOCE
Adria
05.02.2024 - 22:00
La vita della casa di riposo sembra sempre più avvolta nelle nebbie: a 11 mesi dall’insediamento della nuova amministrazione comunale Bobo IV la questione non è ancora approdata in consiglio comunale per un aggiornamento della situazione e per comprendere le strategie da portare avanti sia da parte di palazzo Tassoni, sia da riviera sant’Andrea, in questo ultimo anno di gestione del cda guidato da Simone Mori.
Sulla questione interviene Claudio Luigi Rossi, già vicedirettore del Csa, e attuale esponente della lista civica il Cantiere che fa parte dell’attuale maggioranza politica in Comune.
“Da ciò che si legge - esordisce Rossi - sembra purtroppo inevitabile un prossimo, ulteriore, aumento delle rette di ricovero per gli ospiti della casa di riposo, nonostante quelli già applicati nel 2023 (rincaro 7 euro al giorno arrivando a 2.550 euro mensili per famiglia). La notizia della ipotizzata chiusura in attivo del bilancio 2023, dichiarata dal presidente Simone Mori nei giorni scorsi, preoccupa molto perché risulta incomprensibile alla maggioranza degli osservatori".
"Non ci si spiega - prosegue l’esponente del Cantiere - perché come unica ipotesi per il rilancio della struttura venga considerata solo la pressione economica sugli ospiti e sulle loro famiglie attraverso l’aumento delle rette, quando forse sarebbero prioritari altri interventi come ad esempio una revisione complessiva e globale dell’organizzazione e un utilizzo più razionale e attento delle risorse a disposizione, con un sistema di analisi più profonda dei rapporti fra costi e ricavi, piuttosto che agire continuamente sulla leva delle rette giornaliere, già di fatto fra le più alte del territorio”.
E ancora: “Non si posseggono dati sufficienti per una verifica più dettagliata della situazione economico-finanziaria dell’ente. Risulta infatti incomprensibile, stante alla sola lettura delle dichiarazioni di Mori, come sia possibile che il bilancio risulti attivo ma, al contrario, sia necessario un aumento ulteriore delle rette per coprire le ‘passività delle annate precedenti’. Allora, delle due, una: o il bilancio non è in attivo, allora le notizie divulgate non sono veritiere, oppure, se il bilancio è davvero in attivo, non dovrebbe essere necessario chiedere ulteriori sanguinosi sacrifici alle ‘sfortunate’ famiglie che devono affrontare una spesa divenuta per molti addirittura insostenibile”.
Incalza Rossi: “Leggiamo, tra le dichiarazioni del presidente, che ‘la perdita economica dell’ultimo biennio ha segnato negativamente anche la situazione patrimoniale del Csa per cui si è dovuto fare ricorso all’anticipazione di tesoreria, con un massimo scoperto deliberato pari ad 1 milione e 100mila euro e nel contempo rallentare i pagamenti ai fornitori’. Il debito nei loro confronti al 31 dicembre 2022 ammontava ad 1 milione e 400 mila euro circa. Leggiamo ancora che il Csa sarà obbligato da quest’anno a riprendere il pagamento dei debiti nei confronti della Regione (due milioni e 140mila euro), sospesi in via del tutto eccezionale dalla giunta Zaia per aiutare la struttura nel contingente. A questo dobbiamo aggiungere le perdite di quasi 2 milioni di euro registrate dal Csa fra il 2021 e il 2022. Il cda presieduto da Mori aveva deliberato un piano di risanamento dei conti che doveva durare 20 anni e che doveva partire già dal 2023”.
Quindi conclude: “Ora ci si chiede: cos’è cambiato, rispetto a quel piano, sembrato subito, a dire il vero, agli occhi degli osservatori più attenti, un piano davvero poco percorribile per la durata e la pesantezza dell’impegno economico richiesto? Per quale motivo oggi, pur in presenza di un bilancio attivo (?), si deve ricorrere all’aumento delle rette? Sarebbe opportuno che il presidente e il direttore del Csa spiegassero, prima di tutti ai familiari, che scoprono dell’aumento delle rette sulle pagine dei giornali, il motivo per cui non è possibile agire su nessun’altra leva che possa portare ad un miglioramento graduale dei conti senza infierire continuamente sulle tasche”.
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