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SMOG A ROVIGO

Aria: siamo la sesta città più inquinata d'Italia

Trend in miglioramento, ma non basta. Legambiente: “Limite dei 30 e stop a ogni deroga”

Aria: siamo la sesta città più inquinata d'Italia

Siamo tra le dieci città più inquinate d’Italia. Siamo sesti sia per concentrazione media di polveri che per numero di sforamenti dei parametri giornalieri, e dunque per numero di giorni con aria irrespirabile.

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A certificarlo, ancora una volta, è Legambiente che, nel pieno dell’emergenza smog che sta soffocando il Polesine, ha pubblicato i dati regionali del report “Mal’Aria di città 2024”. Nel documento, Legambiente Veneto esprime “profonda preoccupazione per l’emergenza smog che continua ad affliggere la regione”. I dati riportati nel report, del resto, parlano chiaro: nonostante una riduzione dei livelli di inquinanti atmosferici nel 2023, le città, e tutti i territori di pianura del Veneto, faticano ad accelerare il passo verso un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria.

I livelli attuali sono stabili o migliorano lentamente ormai da diversi anni, certo in linea con la normativa attuale ma distanti da livelli capaci di garantire il benessere e la salute dei cittadini suggeriti dall’Oms oltre che dai nuovi limiti normativi che verranno approvati a breve dall’Ue, previsti per il 2030. Una situazione che al di là dei segnali positivi rispetto al passato, evidenzia per Legambiente la necessità di un impegno deciso, non più rimandabile, per tutelare la salute delle persone.

Se il 2030 fosse già qui, il 69% delle città risulterebbe fuorilegge per il Pm10, con le situazioni più critiche a Padova, Verona e Vicenza con 32 microgrammi di polvere per metro cubo d’aria medi, seguite da Cremona e Venezia (31), e infine da Brescia, Cagliari, Mantova, Rovigo, Torino e Treviso (30).

Situazione analoga anche per il Pm2.5, le cosiddette polveri ultrasottili: saranno oltre i futuri limiti l’84% delle città, con i valori più alti registrati a Padova (24 microgrammi), Vicenza (23), Treviso e Cremona (21), Bergamo e Verona (20).

Rovigo torna nella flop ten quando si valutano gli sforamenti annuali dei valori massimi consentiti: l’asticella di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo si può valicare per non più di 35 giorni l’anno. Sono 18 (su 98 monitorate) le città che hanno superato questo limite, contro le 29 città fuorilegge del 2022 e le 31 del 2021. In testa alla classifica c’è Frosinone con 70 giorni di sforamento, il doppio rispetto ai valori ammessi; seguita da Torino con 66, Treviso 63 e Mantova, Padova e Venezia con 62. Seste Rovigo e Verona con 55 giorni di aria irrespirabile, seguite da Vicenza con 53. Milano (per dire) registra invece 49 sforamenti.

Per ottenere aria pulita, secondo Legambiente, “bisogna proseguire nel percorso di ripensamento della mobilità urbana in tutto il territorio regionale, implementando ovunque le zone a basse e zero emissioni, ridisegnando lo spazio pubblico urbano con città a 30 all’ora e strade scolastiche, investendo massicciamente nel trasporto pubblico locale e nell’ampliamento di reti ciclo-pedonali, oltre che nell’elettrificazione di tutti i veicoli e relative infrastrutture di ricarica dei mezzi”. Alcune città del Veneto lo stanno facendo ma - secondo l’associazione ambientalista - “sono in troppi a remare contro, rallentando questo urgente cambiamento. La tutela dell’atmosfera, in particolar modo in pianura padana, deve al contrario diventare una priorità nazionale anche per il parlamento e per il governo. Indispensabile anche agire sinergicamente sulle altre fonti di inquinamento, come il riscaldamento domestico e, soprattutto, l’agricoltura, un settore troppo spesso sottovalutato nell’analisi delle responsabilità ma che al contrario è responsabile di enormi emissioni inquinanti causate in particolare dalle attività agricole intensive e zootecniche e dagli abbruciamenti fuori controllo dei residui agricoli”.

Il comparto agricolo e zootecnico, secondo Legambiente, “rappresenta infatti una delle principali fonti di inquinamento atmosferico in Veneto su cui chiediamo di accendere i riflettori. Gli spandimenti incontrollati dei reflui zootecnici, che dal primo febbraio sono tornati ad invadere il territorio regionale, nonostante lo stato di allerta Pm10 regionali li vieti con livello di allerta rosso ed arancione, stanno contribuendo all’aggravarsi della situazione, con conseguenze negative per la qualità dell’aria e per gli ecosistemi locali. Un dato che salta all’occhio - dicono ancora da Legambiente - osservando i dati delle centraline di Arpav per il rilevamento ufficiale delle concentrazioni di inquinanti collocate nella zone rurali, dove le concentrazioni di inquinanti risultano incredibilmente, in alcuni casi, più elevate rispetto a quelle delle aree urbane”.

In una situazione che “possiamo definire di emergenza con livelli altissimi di concentrazione di inquinanti in atmosfera che non si vedeva da molto tempo”, Legambiente fa un ulteriore appello “a tutte le istituzioni affinché vengano rispettate le misure emergenziali previste dalla legge e dalle ordinanze sindacali e si attui una moratoria ad ogni deroga, intensificando i controlli sul territorio ed informando i cittadini dei rischi sanitari, almeno fino ad un miglioramento della situazione”.

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