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CORTE DEI CONTI

Indagine su Marangon

Per la bonifica di Fusina

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Una partita da 25 milioni di euro su cui la Corte dei Conti vuole vederci chiaro. Sotto la lente d’ingrandimento dei giudici contabili di Venezia, una transazione disposta dalla Regione Veneto in favore di Sifa, società del gruppo Mantovani legata al pianto di bonifica di Fusina. Una questione vecchia di quasi vent’anni. E infatti, l’inchiesta della Corte dei Conti chiama in causa gli amministratori e i dirigenti regionali d’allora: Giancarlo Galan, innanzitutto, all’epoca presidente del Veneto, e i suoi assessori Renato Chisso e Renzo Marangon, quest’ultimo polesano. E poi i dirigenti Giovanni Artico, Adriano Rasi Caldogno, Gisella Penna; ci sarebbe anche l’ingegnere Roberto Casarin, ma nel frattempo è venuto a mancare. L’inchiesta, invece, non tocca Luca Zaia.

Nell’autunno scorso si è tenuta l’ultima udienza, davanti alla Corte dei Conti di Venezia: ora si aspetta soltanto la sentenza. Il caso, però, è emerso soltanto in questi giorni, nel corso dell’annuale report del proprio operato da parte della magistratura contabile.

Renzo Marangon si è affidato all’avvocato Fabio Gava che, assieme ai difensori degli altri coinvolti, ha sottolineato come la Regione, anziché transare, avrebbe potuto dar seguito ai preliminari di acquisto delle aree ex Syndial (Eni) che sarebbero stati ceduti con indennizzi pari alle somme necessarie per le bonifiche degli stessi aumentando la capacità patrimoniale della Regione e riequilibrando il piano economico finanziario del project.

In particolare, Gava si è detto “basito” per la citazione della vicenda sui cui ancora si attende una sentenza.

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