VOCE
economia
02.04.2024 - 08:56
Gian Michele Gambato, vicepresidente di Camera di Commercio Venezia e Rovigo
“Calo previsto, legato alla congiuntura internazionale. Massima attenzione ma niente allarmi”
ROVIGO - L’export polesano rallenta, ma il vicepresidente della camera di commercio, Gian Michele Gambato, spiega che si tratta di un fattore ampiamente previsto e del quale non bisogna preoccuparsi troppo. E’ di pochi giorni fa la notizia della frenata subita dalle esportazioni polesane che dimostrano come l’economia sia sempre in cerca di conferme e rilancio. Da una elaborazione di dati realizzata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre si evidenzia come nella nostra provincia la frenata nel 2023 è stata dello 4.8% rispetto all’anno precedente mentre a livello veneto è stata dello 0,3%. Un calo sensibile che è stato migliore solo di quello di Belluno e Venezia.
Il dato dell’export polesano del 2023 è stato infatti di 1.809 milioni di euro, contro i 1.901 del 2022. In netto aumento, però, rispetto al 2019 quando il dato si era fermato a 1.658 milioni di euro. E così nel periodo 2023-2019 l’aumento è stato di 151 milioni di euro registrando un più 9,1%. La lieve flessione del nostro commercio estero è in massima parte riconducibile al rallentamento della domanda internazionale e allo sgonfiamento dei prezzi alla produzione, collegato alla normalizzazione delle quotazioni delle materie prime. Il dato positivo, comunque, riguarda il fatto che, rispetto al 2019 la crescita delle esportazioni del Veneto è stata del 25,7 per cento e se la comparazione la realizziamo con 15 anni fa, ovvero il 2008 che è l’anno che ha preceduto la grande caduta del commercio mondiale, l’aumento è stato addirittura del 64 per cento circa.
Il vicepresidente della camera di commercio di Venezia e Rovigo, Gian Michele Gambato, si dice piuttosto sereno sulla situazione generale. “Non mi pare siano dati estremamente allarmanti - esordisce Gambato invitando alla cautela - Chiaramente quando i dati non sono positivi creano sempre un certo allarmismo, ma sento di poter dire che non ci sono elementi particolarmente preoccupanti, ma solo dati sui quali bisogna assolutamente fare attenzione. Dobbiamo considerare che il 2023 è stato un anno piuttosto complicato per la situazione internazionale che direi essere particolarmente complessa - prosegue il vicepresidente della Camera di commercio - anche in Germania, Stato con il quale abbiamo un importante rapporto di import-export, la situazione è stata difficile. Si tratta di un contesto internazionale che, in generale, si è dimostrato complicato”.
“D’altronde - conclude Gambato - si era già ampiamente ipotizzato e diagnosticato che nel secondo semestre del 2023, così come nel primo del 2024, la situazione sarebbe stata piuttosto complicata. Nessuna novità e niente di allarmante comunque. Occorre solo tenere sotto controllo la cosa”.
Anche il nostro ‘Made in Polesine’ quindi, laddove viene utilizzato, continua a rafforzarsi nell’export, elemento spesso necessario per l’efficacia delle strategie di internazionalizzazione delle imprese. Nonostante la lieve flessione il nostro commercio estero, anche a detta del vicepresidente della Camera di commercio di Venezia e Rovigo, non sarebbe in difficoltà. Anzi, se i dati analizzati nei giorni scorsi, li confrontiamo con quelli del 2008, anno che ha preceduto la grande caduta del commercio mondiale, si nota un aumento percentuale a due cifre che certifica, o quantomeno conferma, il buono stato di salute delle nostre imprese quando si parla di import-export.
E ancora: la crescita delle esportazioni del Veneto è stata del 25,7 per cento e se la comparazione la realizziamo con 15 anni fa, ovvero il 2008 che è l’anno che ha preceduto la grande caduta del commercio mondiale, l’aumento è stato addirittura del 64 per cento circa.
Le merci che sono state acquistate maggiormente dai nostri partner commerciali stranieri, a livello veneto, sono stati i macchinari per un valore di 16,3 miliardi (pari al 19,9 per cento del totale export del Veneto), le apparecchiature elettriche per 6,7 miliardi (8,2 per cento del totale regionale) e le calzature e gli articoli in pelle per 5,9 miliardi di euro (7,2 per cento del totale regionale). Rispetto al 2022, tra i primi 10 beni venduti all’estero le calzature (-5,8 per cento), i prodotti metallurgici (-14,2 per cento), i prodotti in metallo (-1,7 per cento) e i mobili (-5,7 per cento) hanno subito una contrazione.
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