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BAR E LOCALI

Movida e proteste, "vivete in centro non in periferia"

Dagli esercenti un appello: "Rovigo ha bisogno di essere vissuta"

Locali e bar del centro sorvegliati speciali in questo inizio di primavera, con la stagione degli eventi all’aria aperta in rampa di lancio. Le lamentele di alcuni residenti sono già arrivate a Palazzo Nodari e il commissario straordinario Gianfranco Tomao ha ventilato la prospettiva di un incremento dei controlli.

Ma i titolari dei locali non ci stanno e sostengono, all’unanimità, quanto sia necessaria una maggiore tolleranza da parte di chi vive in centro. E’ il caso di Giacomo Sguotti, titolare della Taverna del pittore in piazza Merlin nonché del Corsopolitan di Corso del Popolo. Proprio Sguotti è uno degli esercenti convocati in municipio da Tomao perché bersaglio di una delle lamentele da parte di qualche residente e non ne fa mistero: “In Comune ci hanno detto che tutto il centro storico è disturbato dai vari locali che fanno musica oltre mezzanotte – racconta – con il Corsopolitan facciamo musica d’estate ma in questo momento la facciamo solo all’interno del locale. Da fuori si sente ma non è alta. Detto questo bisogna trovare un equilibrio tra l’esigenza di un locale per i ragazzi e per la città e quelli che sono i residenti. Ma è evidente che un residente del centro storico non può pensare di abitare in periferia. Il centro ha bisogno di essere vissuto”.

Thomas Pegoraro, per tutti “Tommy”, titolare dell’Osteria al teatro fresca di inaugurazione al numero 2 di via Silvestri, è dello stesso avviso: “Posso capire che il disturbo quando una persona vuole dormire o è in casa possa dare fastidio però bisognerebbe capire dove si abita. Per quanto ci riguarda, non abbiamo uno storico della passata stagione estiva però la nostra tipologia di attività non prevede quel tipo di intrattenimento che porta a fare tardi”. Per il momento, la sua gestione non è ancora stata coinvolta nelle aperture notturne, cioè oltre le 23, ma le occasioni magari ci saranno. Tra l’altro Tommy ha alle spalle una storia professionale più che ventennale nel settore dei locali e le dinamiche della movida le conosce bene. Per questo esorta: “Credo che un giusto compromesso di limitare il rumore da parte nostra e da parte dei cittadini di comprendere dove si vive, forse sarebbe la strada giusta”.

Più cauto Andrea Sfriso, titolare insieme a Gianluca Piccolo del Bar Venezze, che alla domanda se sia possibile trovare un equilibrio tra le due sponde della questione replica: “Un punto di incontro si deve trovare. Altrimenti si innesca un meccanismo difficile da sistemare, perché il diritto delle persone al riposo deve esserci ma anche il locale deve riuscire a lavorare. E si lavora di solito nelle ore più tardi. Faremo del nostro meglio per essere meno invasivi con le emissioni sonore ma d’altro canto bisogna venirsi incontro”.

Il che è quanto sostenuto anche da Raffaele Berti, titolare del Caffè Cavour: “Credo che chiunque abbia un locale cerchi sempre di mediare, rispettando le regole. Purtroppo però chi abita in centro deve capire che alla fine dobbiamo lavorare e il periodo estivo ci porta un po’ di guadagno”. Il tutto, però, come rimarcato da tutte le voci interpellate, nel massimo rispetto delle regole esistenti: “A mezzanotte già chiudiamo già la musica – continua Berti - dopodiché le persone che sono in giro a tarda ora non possiamo mandarle via, sarebbe un bel problema. Ci sono e basta, non possiamo farci niente”.

Paolo Valentini, titolare dell’Antico Coghetto di via Cavour, punta proprio sul fatto che le regole già ci sono e non servono ulteriori strette: “Le attuali normative per il rispetto della quiete pubblica garantiscono il fare impresa e consentono di lavorare”.

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