VOCE
La protesta degli agricoltori
09.04.2024 - 22:00
Anguille del Baltico dirette a Chioggia, merluzzo atlantico dall’Olanda a Comacchio, ma anche formaggio tedesco diretto alla grande distribuzione, pomodori dal Belgio verso Verona, così come un altro carico di carne suina sempre destinato ad una ditta di trasformazione della città scaligera.
Anche oggi migliaia di agricoltori di Coldiretti, fra i quali anche vari polesani, hanno presidiato il Brennero, accerchiando i camion all’ingresso del valico che segna il confine con l’Austria, sostenendo l’attività di controllo delle autorità impegnate nelle verifiche dei documenti e dei contenuti trasportati.
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Sui pullman di Coldiretti, arrivati da un capo all’altro della penisola, sono saliti anche i consumatori per partecipare al presidio.
Marco De Zotti delegato regionale di Giovani Impresa che insieme agli under 30 veneti ha trascorso la notte in tenda, punta il dito su un carico che “gridava vendetta: cassette di asparagi ungheresi diretti in Veneto, terra dei turioni blasonati e tutelati da Badoere a Cimadolmo, da Bassano fino ai precoci di Bibione, Pernumia e i più particolari di Arcole, Marbotta verdi e bianchi addirittura violetti. Con questo patrimonio che bisogno c’è di importare asparagi ungheresi?”.
Da parte sua, il presidente regionale e provinciale Carlo Salvan ribadisce: “Dobbiamo dire basta alla concorrenza sleale, fermare i cibi contraffatti che passano dalle frontiere e dai porti europei. La nostra mobilitazione, in continuità con il lavoro fatto a Bruxelles in questi mesi, prosegue a difesa del reddito degli agricoltori e a salvaguardia della salute dei cittadini. È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri. Coldiretti porta avanti questa battaglia da decenni, è necessario garantire che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Perché chiediamo l’applicazione del principio della reciprocità?".
"Dopo l’ennesima esperienza qui al valico, a maggior ragione dopo aver visto il contenuto di alcuni camion come le cosce di maiale, il grano, l’uva, il latte e gli asparagi destinati a stabilimenti veneti per una ulteriore trasformazione, ma di cui non sappiamo in che condizioni sono state prodotte. Oltretutto, proprio durante questo presidio sono state riscontrate anche alcune mancanze, come l’etichettatura: diversi prodotti anonimi sono stati scovati senza informazioni e, fortunatamente, poi sono proseguiti sotto l’analisi e il controllo delle forze dell’ordine. Ma mentre fermavamo un tir, chissà quanti ne sono passati e sono ora destinati a diventare un fake made in Italy”.
Proprio in questa due giorni è partita la raccolta di un milione di firme per la proposta di legge europea di iniziativa popolare sulla trasparenza nella filiera agroalimentare. Proprio in vista dell’appuntamento elettorale europeo, Coldiretti ha avanzato le sue proposte: innanzitutto, la revisione del criterio dell’ultima trasformazione del Codice doganale dell’Unione e del luogo di provenienza, che permette di vendere come italiano, magari con il nome “nostrano” o “di fattoria” un prosciutto fatto con cosce di maiale provenienti dall’estero.
“La petizione - spiega Salvan - che potrà essere sostenuta firmando in tutti i mercati contadini di Campagna Amica e negli uffici Coldiretti e sarà promossa anche sui social media con l’hashtag #nofakeinitaly, punta anche a mettere finalmente in trasparenza tutti quei prodotti che sono ancora oggi anonimi e che rappresentano circa un quinto della spesa degli italiani e includono alimenti simbolo a partire dal pane”.
Su pagnotte e panini non vige, infatti, l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato, come accade per la pasta. E lo stesso vale per tutti i derivati come biscotti, fette biscottate crackers e simili. Del tutto anonimi anche i legumi in scatola, magari venduti in confezione con colori o segni che richiamano l’italianità, rileva Coldiretti, così come le confetture di frutta o di verdura trasformata, come marmellate e sottoli. Niente etichetta d’origine anche per ortaggi e frutta di IV Gamma e noci e pistacchi sgusciati, per i quali dovrebbe però aprirsi uno spiraglio dal prossimo anno, né per carne di coniglio e di cavallo. Restano inoltre completamente anonime le portate sui menu dei ristoranti. Questo significa non sapere cosa finisce nei nostri piatti, a scapito delle produzioni d’eccellenza del nostro territorio.
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