VOCE
L’analisi
16.04.2024 - 20:00
L'inflazione non galoppa più come un anno fa, ma Rovigo, che nel recente passato era stata una delle realtà che aveva vissuto meno le “fiammate” dei rincari, risulta a marzo fra le città con la maggiore crescita dei prezzi. Secondo l'analisi realizzata dall'Unione nazionale consumatori su dati Istat, a marzo l'inflazione annua, ovvero rispetto a marzo 2023, è stata pari al +1,4%, superiore, quindi alla media nazionale dell'1,2%. Questo vale al capoluogo polesano la 22esima posizione in coabitazione con Milano, che non è certo una città nota per la sua economicità, e con la cugina d'oltrepò Ferrara. La stima dell'Unione consumatori è che questo si traduca in una spesa media annua aggiuntiva pari a 342 euro per “famiglia tipo”.
Fra l'altro, proprio il Veneto è la regione che fa registrare la più alta inflazione media annua d'Italia, l'1,6%, che significa un aggravio medio pari a 399 euro su base annua per famiglia, con Venezia e Padova appaiate al settimo posto della classifica delle città, con 1,8%, ovvero mediamente 463 euro in più all'anno per famiglia, Vicenza 12esima con 1,7% e Treviso 16esima con 1,5%. Fra i capoluoghi veneti, solo Verona e Belluno, si attestano al di sotto di Rovigo, entrambe appaiate in 25esima posizione, pur attestandosi all'1,3%, quindi sempre al di sopra della media nazionale,
“A marzo – nota l'Istat - l’inflazione risale leggermente, portandosi all’1,2%. La lieve accelerazione riflette l’attenuarsi della flessione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici (-10,8% da -17,3% di febbraio), sia per la componente regolamentata che non regolamentata. Un sostegno all’inflazione si deve inoltre all’accelerazione dei prezzi dei servizi relativi al trasporto (+4,5% da +3,8%). Di contro, i prezzi dei prodotti alimentari non lavorati mostrano anche a marzo un rallentamento (+2,6% da +4,4%). Frena la dinamica su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+2,6%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +2,3% (stabile rispetto al mese precedente)”.
Va detto, fra l'altro che se l'inflazione mensile a livello nazionale è stata pari a zero, con i prezzi sostanzialmente immutati fra febbraio e marzo, andando a guardare il dato dell'inflazione annua del marzo 2023 si viaggiava sul 7,6%, dopo il +9,1% di febbraio e il +10% di gennaio. Crescere rispetto a quei picchi vuol dire che la spinta inflazionistica è tornata a farsi sentire.
L'Unione Consumatori, evidenzia come a marzo “in testa alla top ten delle più care d'Italia c'è Rimini, dove l'inflazione è pari al 2,5%, la seconda più alta d'Italia dopo Brindisi (+2,6%), si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 679 euro per una famiglia media. Medaglia d'argento per Napoli, dove il rialzo dei prezzi del 2,5% determina un incremento di spesa annuo pari a 551 a famiglia. Medaglia di bronzo per Parma che con +1,9% ha una spesa supplementare pari a 516 euro annui per una famiglia. Nella graduatoria delle città più virtuose d'Italia, vincono le 3 città che sono in deflazione : al primo posto Imperia dove la deflazione più alta d'Italia, pari a -0,3% si traduce in un risparmio equivalente, in media, a 67 euro su base annua. Medaglia d'argento per Pescara, dove la diminuzione dei prezzi dello 0,1% determina un calo di spesa annuo pari a 22 euro per una famiglia tipo. Sul gradino più basso del podio delle città più risparmiose, Campobasso che con -0,1% ha un taglio delle spese pari a 21 euro annui per una famiglia media”.
Fra l'altro, come sottolinea l'Istat, “nei primi mesi del 2024, in un quadro di sostanziale stabilità dell’inflazione, la dinamica degli indici dei prezzi al consumo per classi di spesa mostra andamenti differenti tra i diversi gruppi di famiglie: per le famiglie con minore capacità di spesa, il tasso tendenziale di variazione risale lievemente pur restando negativo, mentre per le famiglie con livelli di spesa più elevati, nonostante il rallentamento, nel primo trimestre del 2024 l’inflazione rimane ben al di sopra dello zero”.
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