VOCE
L'EX BASE MILITARE
19.04.2024 - 22:31
Tramonta l’ipotesi del centro di permanenza e rimpatrio, sorge un nuovo progetto per il solare: l’ex base Nato di Zelo, infatti, non è più di proprietà del Demanio perché da una manciata di giorni si è perfezionato l’acquisto da parte di una società, la Global Energy srl, con sede in viale Delle Industrie 8 a Rovigo, che aveva presentato l’unica offerta entro la data di chiusura, l’11 settembre scorso, all’asta per il lotto del “casermaggio” della base, con 8.935 di superficie coperta, ancorché cadente, e 83.463 metri quadri di superficie scoperta, che aveva come prezzo di partenza 591mila euro.
Secondo quanto già circolato da mesi a Ceneselli ma non solo, l’intenzione sarebbe quella di abbattere i ruderi e utilizzare gli oltre 8,3 ettari nel cuore della campagna altopolesana per realizzare un nuovo grande impianto fotovoltaico. Ma, sullo sfondo, resta anche una seconda ipotesi, ovvero quella di realizzare un impianto di produzione di idrogeno verde. Si tratterebbe del primo impianto di questo tipo in Polesine e, probabilmente potrebbe trovare la strada per le autorizzazioni abbastanza spianata, dal momento che da anni il il ministero dello Sviluppo Economico, definendolo “alleato per la decarbonizzazione”, ha avviato un “Tavolo idrogeno”, con l’obiettivo, si spiegava, “di superare gli ostacoli che si frappongono alla sua diffusione”, e che proprio nell’ultimo piano energetico regionale adottato dalla giunta Zaia l’8 aprile scorso, è inserito fra i punti prioritari “lo sviluppo dell’idrogeno verde nel territorio: l’Hydrogen Strategy europea pianifica di raggiungere entro il 2050 la maturità tecnologica ed un’implementazione su vasta scala dell’economia dell’idrogeno, stimando che, per quella data, il 25% del consumo di energia sarà rappresentato dall’idrogeno verde, cioè prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. Il Veneto sta investendo per diventare un polo dell’idrogeno, per costruire e valorizzare una filiera che ha in Veneto un potenziale molto forte anche grazie alle competenze accademiche e tecnologiche presenti nella nostra Regione!.
Questa, per ora, è però solo un’ipotesi. Più concreta, invece, sembra la realizzazione di un impianto fotovoltaico. Vista l’ampiezza della superficie a disposizione, l’una cosa non esclude l’altra. Anzi, potrebbe essere realizzata anche una terza tipologia di impianto, funzionale agli altri due, ovvero un sistema definito di “storage”, che altro non è che lo stoccaggio dell’energia. Senza inoltrarsi in tecnicismi, si tratta di accumulatori che si caricano grazie all’energia prodotta dagli impianti a rinnovabili, come quelli fotovoltaici, e che sono in grado di rilasciare energia quando questi hanno un calo di produzione, come per esempio per periodi di prolungata assenza del sole e, quindi, di irraggiamento.
Quale che sia l’utilizzo che ne verrà fatto, una cosa è a questo punto più che certa: è stata definitivamente spazzata via l’ipotesi di realizzazione di un Cpt, come era stato adombrato lo scorso autunno. Fra l’altro, mentre i Centri di permanenza per il rimpatrio in Albania diventano realtà attraverso l’ultimo bando milionario, i progetti per realizzare quelli sul suolo patrio, obiettivo del Decreto Cutro.con il ministro Piantedosi che puntava a crearne uno in ogni regione, sembrano essere svaniti. Per il Veneto l’ipotesi era stata proprio quella dell’ex base di Zelo, tanto che erano stati fatti anche appositi sopralluoghi, sollevando le reazioni dei sindaci. Che ora potrebbero trovarsi, come opera di compensazione, una comunità energetica.
La storia della base. L’ex base missilistica, che si chiama “di Zelo” e sorge in via Zelo, ma non nell’omonima e vicinissima frazione di Giacciano con Baruchella, bensì sul territorio di Ceneselli, fu costruita per volere della Nato nel 1955, come risposta muscolare al Patto di Varsavia. All’epoca Ceneselli era guidata dal sindaco comunista Gino Mantovani è protestò a lungo. La base ha poi ospitato il 79º Gruppo intercettori teleguidati, reparto missilistico dell'Aeronautica Militare, armato con missili Ajax e Hercules, con capacità nucleare. Nel 1987, quando ormai la guerra fredda era sopita, i soldati Usa se ne andarono e nel 1999 la base fu poi chiusa.
Nel 2009 l'Agenzia del demanio mise all'asta due lotti, quello più vicino alla Regionale 482, da oltre 12 ettari, l'area di lancio, fu acquistato per 600mila euro dall'azienda padovana Studium Engineering. Per l'altro lotto, per il quale era stata stabilito un prezzo di partenza di oltre 2 milioni, l'asta andò deserta. E, nel 2010, quando i luoghi destinati all’accoglienza dei migranti non si chiamavano Cpt ma Cie, Centri di identificazione ed espulsione, l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva guardato a Zelo. Scese il gelo fra il Governo ed il presidente Zaia e ci fu una forte mobilitazione del Polesine con marce e manifestazioni che coinvolsero tutta la provincia e non solo. Poi non se ne fece nulla. Perché già allora la struttura era cadente e sarebbe costato troppo sistemarla. Nel 2013 l'area lancio è stata venduta poi venduto alla società lombarda Cic che ha realizzato tre impianti fotovoltaici, venduti nel 2022 a Bluefield.
Ora, anche per la seconda, che è stata utilizzata per “battaglie” di softair ma anche per esercitazioni di veri militari, quelli della Folgore, e più precisamente il Reggimento guastatori paracadutisti di Legnago. Anche il giorno della chiusura del contratto fra Demanio e Global Energy. Tanto che chi si è affacciato per vedere cosa aveva acquisito si è trovato circondato dai parà.
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