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IL CASO

“Classi per disabili? Così torniamo indietro di 50 anni”

“Retrocessione culturale. L’inclusione nelle classi fa bene anche ai ragazzi normodotati”

“Classi per disabili? Così torniamo indietro di 50 anni”

“Con certe idee torniamo indietro di almeno cinquant’anni”. Non usa mezzi termini Paolo Bertante, presidente dell’associazione polesana Uguali… diversamente, nel commentare la vicenda nata dalle vergognose parole del generale Roberto Vannacci, candidato alle Europee con la Lega, sulla presunta necessità di separare i bambini disabili da quelli “normodotati” nelle classi scolastiche.

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E del resto, l’associazione Uguali… diversamente è nata proprio con l’intento di promuovere una gamma di attività sportive, ricreative e di intrattenimento per tutti quei ragazzi e ragazze che convivono con un handicap fisico o mentale e favorirne l’inserimento. Lo scopo principale del gruppo, attraverso l’esperienza del personale tecnico qualificato, è quello di rendere possibile l’accesso alle attività sportive e ricreative anche alle persone diversamente abili.

Sentire ora queste parole - dice chiaro il presidente Bertante - “è una retrocessione culturale di almeno mezzo secolo. Come operatore del settore, ma prima ancora come normale cittadino e come persona, mi sarebbe piaciuto molto di più sentire da un candidato al parlamento europeo cosa si potrebbe fare per creare una vera e propria inclusione scolastica”. Invece, “questa proposta ci porta davvero ad una regressione culturale all’interno della società nella quale viviamo. Da chi si propone per rappresentare le istituzioni non si possono sentire proposte di questo tipo”.

Poi, certo, “il sistema scuola è sicuramente migliorabile ma la direzione è assolutamente quella dell’inclusione che fa molto bene anche ai ragazzi normodotati. E’ avvilente sentire queste posizioni”, conclude Bertante. E, intanto, si allunga l’elenco di prese di posizione contro le dichiarazioni del generale. Non ultima, quella della Cei, la Conferenza episcopale italiane secondo cui “le classi separate riproducono i ghetti. Invece i nostri fratelli disabili hanno tante abilità che noi non abbiamo”.

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