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Per il solare un aumento del 34,7%

In un anno 2.343 impianti in più in Polesine, da record per potenza installata pro capite

Per il solare un aumento del 34,7%

L’avanzata del solare è lampante, non a caso Terna ha appena annunciato che ad aprile le fonti di energia rinnovabile hanno coperto più della metà della domanda di energia elettrica, il 51,2%.

Nella crescita del fotovoltaico il Polesine ha fatto decisamente la propria parte. Fra 2022 e 2023 il numero di impianti fotovoltaici censiti dal Gse, il Gestore dei servizi energetici, in provincia di Rovigo sono cresciuti di 2.343 unità, con un incremento del 34,7%, mentre la potenza installata è cresciuta di 77 megawatt, con una crescita pari al 22,13%. Una crescita percentualmente maggiore rispetto a quella su scala nazionale visto che i circa 371.500 impianti fotovoltaici entrati in esercizio in Italia nel corso del 2023, per una potenza complessiva poco superiore a 5.200 megawatt, ovvero iil 21% in più rispetto al 2022.

Tuttavia, con il decreto legge “Agricoltura” varato dal Governo e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 15 maggio, è stato disposto lo stop alla realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo, anche se le procedure già avviate seguiranno le regole precedenti.

E' importante, allora capire qual è lo stato delle cose. Al primo gennaio scorso, in Polesine risultavano installati 9.096, per una potenza complessiva pari a 425 megawatt. Dal punto di vista del numero assoluto, si tratta del 4% del totale degli impianti attivi in Veneto, che vale a Rovigo il penultimo posto fra le province, con la sola Belluno che ne ha meno, 7.108, mentre le altre viaggiano su ordini di grandezza ben diversi: Padova 49.720, Treviso 47.207, Venezia 37.754 e Verona 35.799. Tuttavia, se si va a guardare la potenza complessiva, il “piccolo” Polesine vale l'1,5% della produzione nazionale e il 13,42% della potenza installata in tutto il Veneto, lasciando al palo Belluno con appena 70 Mw, ma superando anche Venezia con 365 e arrivando quasi al pari delle prime della classe, che vedono in vetta Padova con 617, Treviso con 589, Verona con 574 e Vicenza con 528. E la potenza installata pro capite, salita a 1,86 kilowatt per abitante, vede il Polesine svettare a livello regionale, con la media che si attesta a 0,65, e guadagnarsi le prime posizioni della classifica nazionale, dove la media è 0,51.

Questo perché in Polesine sono sorti negli ultimi anni tanti grandi impianti, come l'impianto di Canaro su ben 120 ettari, quello di San Bellino su 85 e quello di Volta Grimana a Loreo su 34. A fine 2021, è arrivato il via libera all'impianto solare da 25 Megwatt su 30 ettari a Badia Polesine, con una porzione anche a Lendinara, proposto dall'azienda Gdr Solare srl con sede legale a Padova, e al “parco agro-fotovoltaico” da 42 Megawatt su crca 63 ettari a Loreo, che la Marco Polo Solar 2, con il tutto poi ceduto a Shell, l'agrovoltaico “Corte San Marco” a Boara Polesine, con una potenza d 49 Megawatt su 70 ettari, proposto da Agrovoltaica di Badia Polesine, articolazione della multiutility piemontese Egea.

Fra i più recenti, anche l’autorizzazione rilasciata al Gruppo Aiem di Rovigo per il doppio impianto a Polesella, da 6 e 7 Megawatt, su un’area complessiva di 17 ettari, quella all'impianto fotovoltaico da 16,6 Megawatt della Chiron Energy Real Estate, a San Martino di Venezze su due lotti, “Pala 1” e “Pala 2”, quello all’impianto da 5,1 Megawatt su circa 6 ettrari fra Masi, Badia Polesine e Lendinara. Chiron ha in fase di valutazione al Ministero dell'Ambiente anche il progetto di un impianto fotovoltaico da 19,56 MW da realizzare a Porto Viro, su tre diverse aree nella zona industriale di via Murazze, per un'estensione complessiva di 21,3 ettari. Su Badia insiste anche il progetto d 6,8 Megawatt su 10 ettari della società Eg Rosa srl di Milano che fa parte del colosso americano Enfinity Global. Alla Enfinity Global fanno capo anche altre istanze: quella presentata dalla Eg Marco Polo di Milano per un impianto da 29,7 Megawatt Canaro, quella della Eg Campanula srl di Milano per un impianto da 10 Megawatt su 16,5 ettari a Ceregnano e quella della Eg Fauna di Milano per un impianto da 20 Megawatt su 22,6 ettari.

Curiosità, i grandi investimenti della Eg in Polesine avvengono tutti con società con nomi diversi, ma la stessa identica sede societaria. Fra i nuovi progetti, quello presentato per la realizzazione di un impianto da 20,5 Megawatt su 28 ettari, circa il 60% dei quali all’interno dell’Area industriale attrezzata di Adria e Loreo, dalla società Eridano srl. Fra gli ultimi progetti, il “parco agro-fotovoltaico” da oltre 63 ettari, sempre a Loreo, quello agrivoltaico da circa 26,83 Gwh/anno su 31,3 ettari ad Arquà, al confine con Borsea, presentato dalla Telesto Sol, con socio unico l'articolazione europea della multinazionale canadese Canadian Solar Netherlands Coöperatief, quello per un impianto fotovoltaico a terra di potenza complessiva di 66,1 MW, su ben 105 ettari, a sud-est rispetto al centro urbano di Costa, all’altezza dell’area di servizio Adige sull'A13, presentato dalla srl rodigina Aiem Green, con sede al Punto 13, e quello, freschissimo, con l'istanza di presentata il 18 aprile scorso dalla società Sunco Sun Red, con sede a Milano, per un impianto agrivoltaico a Bellombra con una potenza nominale di 39.195 kWp su 61 ettari.

“Sia chiaro, non siamo contro il fotovoltaico, tutt’altro, ma serviva una norma che regolasse il proliferare degli impianti a terra su suolo agricolo”. Il presidente regionale e provinciale di Coldiretti, Carlo Salvan, non nasconde la soddisfazione per le disposizioni contenute nel cosiddetto “Dl Agricoltura”, che vieta l’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole, con alcune eccezioni, fra le quali le aree ferroviarie e aeroportuali, quelle entro i 300 metri dalle autostrade, quelle interne agli impianti industriali, oltre ai progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica o finanziati dal Pnrr, senza contare che i progetti per i quali è già avviato l’iter autorizzativo seguono le vecchie norme. Coldiretti da anni ha ingaggiato una battaglia anche con una petizione, “contro il fotovoltaico che consuma terreno agricolo”. Già una prima risposta era arrivata con una disciplina regionale. Ora un nuovo provvedimento.

“La nostra battaglia – spiega Salvan – era soprattutto affinché venisse disciplinato il settore: quando sono arrivate le prime multinazionali, a partire da casa nostra, non c’era una normativa ed era quello che chiedevamo. Sull’agrivoltaico, quello che dovrebbe consentire la contemporanea coltivazione, bisogna essere chiari e guardare ai progetti, perché non si può generalizzare. Ci sono impianti fatti a regola d’arte, e cito come esempio quello realizzato da un nostro socio a Treviso, che ha abbinato i pannelli ad una coltivazione di kiwi in modo perfetto, con tanti benefici per la produzione agricola. Ma se mi si viene a dire che in Polesine si lascia un pascolo sotto i pannelli è ovvio che non possono non esserci perplessità, visto lo sviluppo della pastorizia nella nostra provincia. Insomma, ben venga tutto quello che evita la perdita del nostro prezioso suolo agricolo e che mette delle regole chiare”.

Prospettiva diversa per Legambiente. Giulia Bacchiega, già presidente provinciale e ora vicepresidente regionale dell’associazione del cigno verde spiega: “È folle aver pensato di risolvere il problema dell’eccessivo consumo di suolo, denunciato sia dal mondo agricolo che da quello ambientalista, attraverso un divieto generico ad installare i pannelli solari sui terreni agricoli. Fortunatamente il legislatore sembra aver ascoltato sia il richiamo del presidente della Repubblica che le legittime osservazioni delle associazioni e delle imprese coinvolte tanto quanto gli agricoltori da tali decisioni, introducendo alcuni correttivi per garantire lo sviluppo dell’agrivoltaico e per non vietare tout-court il fotovoltaico a terra nelle aree agricole. La diffusione delle rinnovabili non è in antitesi con l’agricoltura, anzi è di grandissimo interesse anche per il mondo agricolo che, come tutti, paga le bollette impazzite a causa delle speculazioni sul gas ed è tra le prime vittime della crisi climatica, che possiamo arginare solo con la transizione ecologica ed energetica. Non mancano le soluzioni: l’agrivoltaico, con i filari di pannelli molto distanziati, garantiscono da tempo la convivenza tra produzione agroalimentare ed energetica. Se quello che davvero preoccupa è la perdita di terreni agricoli, per fermarla occorre approvare in tempi brevi una norma contro il consumo di suolo, favorendo interventi di de-impermeabilizzazione del suolo, di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, di rigenerazione urbana. Questi i problemi che, sommati al cambiamento climatico, stanno creando alluvioni per incapacità dei suoli di assorbire e far defluire le piogge che ci stanno tenendo in apprensione anche in questi giorni. Se sul consumo di suolo si indica la luna, ma poi si guarda il dito, rischiamo di veder collassare l’agricoltura”.

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