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AMBIENTE
26.05.2024 - 08:08
Non si ferma il progetto dell’impianto per recuperare solventi da rifiuti anche pericolosi
ADRIA - La partita per la realizzazione di un impianto di recupero di solventi da rifiuti anche pericolosi, con un volume di trattamento di 168.528 tonnellate l’anno, e la fabbricazione di 78mila tonnellate l’anno di prodotti chimici, che Alchemia intende realizzare in località Calafonda a Cavanella Po è tutt’altro che chiusa. Dopo un primo ed un secondo tempo, ci sarà infatti anche un “terzo tempo”.
Lo scorso 19 dicembre, infatti, era arrivato un nuovo preavviso di diniego per “l’incompatibilità ambientale del progetto presentato per carenza tecnica-documentale idonea a dimostrarne l’assenza di impatti significativi e negativi per l’ambiente”, dopo che il 6 dicembre comitato tecnico provinciale per la valutazione di impatto ambientale, all’unanimità aveva stabilito che “non vi sono elementi sufficienti ed idonei a rilasciare la compatibilità ambientale alla luce delle osservazioni e dell’elencazione delle criticità espresse dal gruppo istruttorio, delle valutazioni tecniche svolte dall’Arpav nel proprio parere End of Waste con riverbero consistente sull’impostazione progettuale presentata e sulle conseguenti valutazioni di impatti da esso derivanti”.
Era già successo nell’agosto 2022. Ma l’Alchemia Italia srl, con sede a San Giuliano Milanese, nata dalla partnership fra Nitrolchimica, realtà milanese che si occupa di recupero di solventi e reflui industriali, e Cbr di Verona, che lavora su formulazione e redistribuzione di solventi, che ha rilevato il sito dismesso dal 2011, in via Maestri del Lavoro 85, già Prosynt e prima ancora proprio Alchemia, poi fallita, aveva presentato un nuovo progetto avviando una nuova procedura autorizzatoria il 18 gennaio 2023.
Dopo il secondo preavviso di diniego, ha chiesto la sospensione dei termini del procedimento, sempre a dicembre, poi il 26 febbraio scorso ha presentato le proprie osservazioni, controdeduzioni e integrazioni al preavviso di diniego. La Provincia ha evidenziato come “la valutazione di quanto trasmesso, trattandosi di documentazione tecnica ed incidendo sul quadro progettuale, necessita di approfondimento istruttorio a cura del comitato tecnico”. Quindi, ha stabilito di aprire una nuova fase istruttoria del procedimento amministrativo per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico. In sostanza, si riparte da zero. Il “terzo tempo”.
Ma cosa prevede il progetto? “Le attività che saranno svolte – si legge nella sintesi non tecnica – sono: recupero solventi da rifiuti; stoccaggio rifiuti in ingresso; fabbricazione di prodotti chimici, con materie prime, End of Waste 2 , sottoprodotti; recupero acidi e basi come additivi nei processi interni; pretrattamenti dei rifiuti destinati a recupero presso altri impianti; stoccaggio rifiuti in uscita; recupero imballaggi; separazione metalli da rifiuti liquidi. La fabbricazione di prodotti chimici organici consisterà nella produzione di acetati (esterificazione) e resine viniliche (polimerizzazione). Sarà eseguita anche l’attività di purificazione di solventi reperibili da mercato per ottenere prodotti chimici organici con maggiori percentuali di purezza, destinati al settore farmaceutico, chimico, chimica fine, produzione di inchiostri e vernici”.
Nella presentazione al pubblico, a febbraio di un anno fa, il presidente di Alchemia Riccardo Bellato aveva spiegato che la previsione è di assumere, a regime, 100-120 persone. Sul progetto ha pesato, soprattutto nella prima istanza, il pauroso incendio del 7 settembre 2022, nel sito di San Giuliano Milanese di Nitrolchimica. Anche alla luce delle vicende Coimpo, la Cgil aveva già manifestato i propri toimori.
Nelle carte di progetto si precisa: “In Veneto sono presenti solo due impianti per la rigenerazione di solventi, a Longarone e a Vicenza, ma esistono però molti stoccaggi di rifiuti pericolosi, che inviano migliaia di tonnellate di rifiuti contenenti solventi all’estero, per produrre energia a termocombustione, privando il Paese di risorse che qui potrebbero essere valorizzate, impattando sulle emissioni di inquinanti in atmosfera legati al loro trasporto. Grazie al nostro impianto si avrebbe il beneficio di fornire a questi impianti una risposta ‘locale e nazionale’, con sicuri benefici economici e ambientali, senza dimenticare gli effetti positivi sull’indotto locale generati dalla crescita dell’occupazione, circa 100 addetti a regime, in un’area che presenta tra i più elevati tassi di disoccupazione nella Regione”.
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