VOCE
ECONOMIA
16.06.2024 - 05:00
Nel 2023 la Finanza polesana ha scoperto 32 evasori totali
Un mondo sommerso fatto di soldi che sfuggono alla tassazioni. Pagamenti in nero che tolgono ossigeno alle casse pubbliche e, quindi, ai servizi per tutti. Ma, come emerge da uno studio della Cgia di Mestre, la geografia del “nero” vede alcune aree più virtuose. E il Veneto è fra queste.
Perché la quota di “economia non osservata” rispetto al valore aggiunto regionale in Veneto è “solo” il 10%, rispetto a una media nazionale dell’11,7%. Si parla comunque di 6,5 miliardi, che dal Veneto non sono arrivati al fisco. Perché, nota la Cgia, “secondo una stima del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione tributaria e contributiva in Italia è di 83,6 miliardi di euro (2021, ultimo anno disponibile: se in termini assoluti il mancato gettito interessa le regioni più popolate che sono anche quelle dove la concentrazione delle attività economiche è maggiore, come la Lombardia con 13,6 miliardi di mancato gettito, il Lazio con 9,1, la Campania con 7,8 e il Veneto con 6,5, dal rapporto tra l’importo evaso ogni 100 euro di gettito tributario incassato emerge, invece, che la propensione all’evasione investe soprattutto le regioni del Mezzogiorno. Infatti, in Calabria è al 18,4%, in Campania al 17,2, in Puglia al 16,8 e in Sicilia al 16,5. Per contro, i territori più fedeli al fisco sono il Veneto con una stima dell’evasione del 9,5%, l’Emilia Romagna con il 9,4, il Friuli Venezia Giulia con il 9, la Provincia Autonoma di Trento con l’8,6 per cento, la Lombardia con l’8% e la Provincia Autonoma di Bolzano con il 7,7%”.
Il dato provinciale non c’è, ma in questo è d’aiuto il bilancio annuale sulle attività svolte nel 2023 della Guardia di Finanza polesana: quasi 32 milioni di euro che 32 persone si sono “dimenticate” di versare nelle casse dello Stato, evasori totali, che non hanno dichiarato i propri redditi e hanno così evaso imposte per ben 25 milioni di euro ai quali si aggiungono 7 milioni di euro di Iva, analogamente evasa. Le sacche di evasione in provincia di Rovigo nel corso del 2023 sono state portate alla luce con controlli che hanno interessato vari settori, dalla manifattura tessile alla produzione di infissi, dall’industria al commercio, dall’alimentare ai servizi alle persone, passando per consulenze ed attività svolte da professionisti in diversi campi. Soprattutto di imprenditori italiani, con le evasioni maggiori nel settore manifatturiero. Ovviamente, i 32 milioni non sono ugualmente distribuiti fra tutti i soggetti scoperti: si va da evasioni per 6-7 milioni di euro fino a evasioni da qualche centinaio di migliaio di euro.
In termini complessivi, si legge ancora nell’analisi della Cgia, l’Italia conta 43,3 milioni di contribuenti dei quali poco più di 42 milioni sono persone fisiche, Irpef più forfettari, e 1,3 milioni sono persone giuridiche. Tra le 107 province italiane monitorate dalla Cgia, Roma presenta il più alto numero di contribuenti Irpef: 2,9 milioni di persone di cui 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, 904 mila pensionati e 64.300 soggetti con redditi di partecipazione. Seguono Milano con 2,4 milioni, Torino e Napoli entrambe con 1,6, Brescia con 927.100, Bari con 828.500, Bergamo con quasi 823 mila e Bologna con 796.700. La prima provincia del Veneto è Verona che si colloca al 10° posto con 711.456 soggetti Irpef; seguono Padova all’11° posto con 700.141, Treviso al 14° con 665.416 e Vicenza al 17° posto con 650.693. A Rovigo si tratta di 179.597 contribuenti Irpef, dei quali 95.901 dipendenti, 69.640 pensionati, 7.503 autonomi e 8.320 con redditi da partecipazioni. Redditi che, in media, nel 2022, ultimo anno di dichiarazioni, sono stati pari a 21.553 euro, che seppur oltre mille euro in più rispetto ai 2.0447 del 2021, sono pur sempre più di 2mila euro in meno rispetto ai 23.629 di Belluno, che è più o meno in linea con il valore medio nazionale di 23.650, e ben 3.317 in meno dei 24.870 medi veneti.
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