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stagione irrigua

Troppa acqua, stop alle pompe

Dallo studio, emerge una stagione sinora anomala

Troppa acqua, stop alle pompe

Così tanta pioggia che non solo non è stato necessario attivare le pompe, ma addirittura, paradossalmente è diventato difficile attivare gli impianti di derivazione viste le portate eccessive di fiumi e canali.

E’ uno dei primi elementi di questa anomala stagione che emerge dall’analisi del Consorzio Adige Po su agricoltura e risorse idriche.

Questa prima metà del 2024, si rimarca “si è presentato in maniera decisamente anomala rispetto agli anni precedenti, in quanto le precipitazioni invernali e primaverili sono state finora consistenti e al di sopra delle medie stagionali. Se aprile è stato leggermente scarico ci hanno pensato poi i mesi di maggio e giugno a consolidare la tendenza in incremento. Di conseguenza, vista l’abbondanza di piogge, gli impianti irrigui sono stati attivati solamente in zone limitate e per brevi periodi, contrariamente agli ultimi anni, quando già dal mese di marzo vi erano incessanti richieste. Si è quindi irrigato poco”.

Da parte del Consorzio di bonifica Adige Po si evidenzia poi come “la quasi totalità dell’acqua che viene derivata e distribuita sui 120mila ettari del nostro territorio, ha la necessità di essere sollevata meccanicamente, con pompe idrovore, con grande utilizzo di risorse energetiche. La distribuzione avviene per la gran parte del territorio attraverso la rete promiscua dei canali di bonifica, cioè gli stessi canali che provvedono allo scolo delle acque, che si estendono per circa 1.700 chilometri”.

Ecco, allora il paradosso: “Le precipitazioni, oltre a rispondere a livello locale alle esigenze irrigue di molti agricoltori, hanno innalzato ben al di sopra della media i livelli dei fiumi. Adige e Po, ma anche il Canalbianco seppur in misura minore, hanno registrato livelli tali che non hanno consentito, paradossalmente, per motivi legati alla sicurezza idraulica delle arginature e dei sistemi di pompaggio, il regolare prelievo delle portate irrigue necessarie. Livelli idrici così alti, come quelli di questi giorni, provocano sollecitazioni sulle prese che aumentano i rischi di cedimento. Ad esempio, tenere chiusa la derivazione della Bova e ‘sigillare’ l’Adige all’interno dei suoi argini è una scelta fatta per garantire la sicurezza idraulica su tutto il territorio. Si è quindi irrigato meno, ma in alcuni momenti di necessità, i livelli elevati dei fiumi, hanno di fatto impedito l’approvvigionamento dell’acqua necessaria”.

Indipendentemente da questo primo semestre, si aggiunge, “ i cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il sistema territoriale: scarsità d’acqua da una parte e crescenti necessità di irrigazione, causate dall’aumento delle temperature, dall’altra. Questo aspetto è molto rilevante, perché a volte ci soffermiamo esclusivamente sulla scarsità della risorsa idrica. L’aumento delle temperature medie comporta una necessità d’acqua aggiuntiva per le colture anche nei mesi che tipicamente vedevano la piovosità sufficiente, come ottobre e marzo”.

Tirando le somme, il Consorzio Adige Po nota come “il 2024, per quanto riguarda l’irrigazione, è iniziato bene, e ad oggi possiamo vedere positivamente anche l’andamento della stagione estiva, anche se siamo sempre più abituati al virare repentino delle condizioni climatiche, effetto tipico dei cambiamenti in atto. Il Consorzio di bonifica, in ogni caso, è pronto a far fronte alle necessità emergenti e i nostri tecnici progettisti sono sempre all’opera per studiare soluzioni in risposta ai mutamenti che rappresentano oramai la nostra condizione di lavoro quotidiana”.

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