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Sono 137 le serrande abbassate

Ceccato: “Danneggiati anche dall’online”. Pattaro: “La politica tuteli le attività di vicinato”

Sono 137 le serrande abbassate

Non solo le piccole botteghe di alimentari. Anche i negozi di vicinato stanno soffrendo. Infatti, se dall’analisi del centro studi Camere di Commercio, svolta in collaborazione con “Il Sole 24Ore”, emerge come il Polesine si trovi al 101esimo posto in Italia (su 17 province) per diffusione delle botteghe di prossimità è altrettanto preoccupante che, secondo un’analisi dell’Ufficio studi Confcommercio nel decennio tra il 2012 e il 2022 Rovigo abbia perso 113 negozi e 24 fra bar e ristoranti. In particolare, solo il centro storico ha perso in due lustri ben 74 negozi, uno su quattro, e 25 fra bar e ristoranti, passando dalle 302 “vetrine” del 2012 alle 228 del 2022 e da 168 bar e ristoranti attivi a 143, per un totale di 99 attività volatilizzate in un decennio.

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A commentare i dati, il presidente di Confcommercio Stefano Pattaro e il vicepresidente di Confesercenti Vittorio Ceccato.

Per Ceccato, le “politiche di espansione della grande e soprattutto della media distribuzione hanno depresso fortemente la domanda verso i negozi di vicinato, apprezzati per la tradizione, il rapporto umano e l’attenzione alla qualità e varietà dei prodotti, ma non in grado di competere con le logiche commerciali dei grandi player. A questo va aggiunta la crescita esponenziale del commercio online che ha compromesso ancor più la situazione”.

Per Pattaro, “in realtà, il motivo delle chiusure è molto semplice: non ci sono sufficienti clienti per restare aperti. L’aumento dei costi di gestione e la continua lenta diminuzione di fatturato e di marginalità rendono sempre più difficile la sopravvivenza dei piccoli negozi”. Senza dimenticare poi - aggiunge - “le scelte di alcune amministrazioni comunali che rendono difficile il transito e il parcheggio nei centri storici, in un territorio come il nostro dove non c’è un’alternativa al trasporto privato, spingono i potenziali acquirenti a non venire in città”.

Ma non tutto è perduto. Anzi, per Ceccato una speranza c’è: “Le attività rimaste e quelle che hanno aperto da poco presentano ormai un’offerta decisamente di qualità e sono molto apprezzate, con una ripresa di gradimento verso queste realtà soprattutto a partire dal periodo post Covid”.

E comunque, per Pattaro “i polesani, che sono sempre più anziani, avranno sempre più bisogno del ‘negozietto’ sotto casa. Ma per salvaguardare queste attività lanciamo un appello alla politica perché ne possa tutelare il servizio”. “Sicuramente - continua Pattaro - l’aumento dell’inflazione e del costo del denaro ha considerevolmente compresso il potenziale di spesa, e i primi a rimetterci sono stati proprio i piccoli negozi che già sopravvivevano a fatica. Ripeto: ci vuole un aiuto da parte della politica per mutare questa situazione e creare le condizioni per un aumento dei consumi: ci vogliono più soldi in tasca alla gente”.

S. V.

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Commenti all'articolo

  • diduve

    11 Luglio 2024 - 15:40

    Il Polesine è fottuto

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  • frank1

    11 Luglio 2024 - 15:18

    sommersi da costi occulti,da tasse al 65%...da balzelli di ogni tipo..da burocrazie insostenibili,che costringono le partite iva a ricorrere a consulenti esterni costosi...che pretendere? chiudere le attivita' è i lminimo.Soluzione? abbastanza semplici:lwe ditte che hnno sotto i 15 dipendenti,tagliare TUTTE le burocrazie!!

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