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LA MAXI INCHIESTA
15.07.2024 - 21:00
Tutto da rifare. E’ l’esito - abbastanza clamoroso - dell’udienza di fronte alla Corte d’Assise del Tribunale di Rovigo tenuta nella mattinata di oggi. La prima del processo che vede tre giovani bassopolesani, tutti tra i 21 e i 23 anni, accusati di essere i “bombaroli” che, il 31 marzo del 2023, avrebbero innescato una violenta esplosione in un complesso condominiale di Cavanella Po, dopo le 22, provocando tanti danni, ma, per fortuna, nessuna conseguenza per le persone.
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Le accuse a loro carico sono gravi: in primo luogo strage - da qui la competenza della Corte d’Assise, ossia la composizione del Tribunale che giudica i reati più gravi - quindi il reato legato all’utilizzo di esplosivo.
Il processo è, in realtà, unicamente una parte dell’inchiesta, più ampia, seguita dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo. Una attività investigativa che avrebbe gettato luce, chiaramente dal punto di vista accusatorio, sull’esistenza di una gruppo xenofobo e violento, in Bassopolesine, che avrebbe eseguito vere e proprie incursioni contro gli stranieri della zona. Aggressioni, pestaggi, tentativi di speronamento di stranieri in bici sulla strada arginale, ma anche un secondo raid esplosivo, avvenuto, nell’estate 2023, al Villaggio Tizé a Rosolina Mare. Sia questa località che Cavanella Po, infatti, sarebbero state scelte per innescare le deflagrazioni in quanto ad altissima “concentrazione” di stranieri.
Anche a Rosolina Mare, per fortuna, nessuna conseguenza per le persone. Tutti episodi che, comunque, per quanto ipotizzati dall’accusa, non fanno parte di questo processo penale.
Nella mattinata di oggi, lunedì 15 luglio, di fronte alla Corte d’Assise, tutto era pronto per l’avvio del dibattimento, con le difese affidate agli avvocati Marco Petternella, Luigi Migliorini, Federico Bardelle e Anna Osti.
Prima però, i difensori hanno presentato le proprie eccezioni e una di queste, portata avanti dall’avvocato Bardelle, è stata accolta, con la conseguenza che è stato dichiarato nullo il decreto che dispone il giudizio immediato: a quel punto, non esistevano più i requisiti e le fondamenta per il processo, poiché il procedimento penale è tornato di fronte al giudice per le indagini preliminari. Il magistrato, quindi, dovrà valutare nuovamente la richiesta di giudizio immediato formulata a suo tempo dalla Procura.
Intanto, per quanto concerne il procedimento penale collegato a questo, ossia quello che comprende l’esplosione al Villaggio Tizé, ma anche tutti gli altri episodi collaterali, come aggressioni e pestaggi, la Procura già a maggio aveva comunicato di avere chiuso le indagini preliminari.
I due procedimenti dovrebbero quindi continuare a viaggiare su due binari paralleli. In ogni caso, la palla torna ora al giudice per le indagini preliminari che, come detto, dovrà esprimersi nuovamente sulla richiesta di giudizio immediato.
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