VOCE
ECONOMIA
15.07.2024 - 08:54
Il presidente dalla Provincia Enrico Ferrarese sulla spending review: “Una mannaia”
Per la Provincia una stangata da 1,3 milioni. E pensare che già c’era chi si lamentava delle difficoltà di chiudere i bilanci. Ora il nuovo “carico” del “concorso alla finanza pubblica”, pari a ben 1.344.563 euro per i prossimi cinque anni. Il presidente di Palazzo Celio Enrico Ferrarese allarga le braccia: “Saremmo stati già messi male senza questi tagli. Così diventa difficile anche chiudere i bilanci. Diventa tutto faticoso ed è difficile anche garantire i servizi minimi. Con un bilancio già sofferente e i salti mortali per andare avanti, ci vengono tolte centinaia di migliaia di euro. E’ quello che ti serve, non quello che avresti in più. Avremmo bisogno anche noi di possibilità di investimento, di fare anche scommesse sul territorio, di migliorare i servizi, invece così non è più questione di visione, di sviluppo, di progetto, solo di salti mortali. Dopo, se gestisci bene dal punto di vista contabile si vede di meno, ma sarebbero tutte situazioni da dissesto, solo che sono gestite al massimo e si tiene tutto in piedi: già così dovresti essere premiato per come stai partecipando al problema della spesa pubblica, invece hai un ulteriore danno che arriva con le manovre”.
Per i Comuni, le Province è stato deciso, infatti, un “contributo alla finanza pubblica” per ridurre il debito pubblico, pari a 250 milioni di euro per gli anni dal 2024 al 2028, con 200 milioni di euro annui a carico dei Comuni e 50 milioni a carico delle Province e delle città metropolitane. Per le amministrazioni locali polesane la somma complessiva fa 5,7 milioni, con 4,38 milioni di tagli per i 50 Comuni del territorio provinciale che si sommano a quanto chiesto alla Provincia, chiamata a rinunciare a 261.440 euro quest’anno, 268.164 euro il prossimo, 270.538 euro nel 2026, 270.891 euro nel 2027 e 273.529 euro nel 2028.
Ferrarese, che è anche sindaco di Stienta, che come amministrazione comunale ha subito un taglio di circa 50mila euro nel quinquennio, nota come “in questo modo ti trovi nella situazione in cui vorresti fare le cose ed essere giudicato se vengono fatte bene o male, se hai investito bene o male, invece bisogna mettere tutto l’impegno nell’evitare di ridurre i servizi. Sono cose che vanno dette e rimarcate, perché come Comuni siamo in questa situazione ingestibile. Non è per spogliarsi responsabilità ma per evidenziare le difficoltà che le persone non possono conoscere. Purtroppo poi tutto si riflette sul servizio e, quindi, sui cittadini: è questo il nostro cruccio, perché si riesce a fare molto con impegno e dedizione, ma alla fine se mancano le risorse si può fare poco. Qui da noi queste grossissime difficoltà che si vedono magari meno perché la gestione è oculata, attenta, da parte di amministratori e uffici. Si nota di meno ma non è meno drammatica. E poi, magari gli enti in dissesto, che queste attenzioni non le hanno avute, vengono anche premiati”.
I Comuni in dissesto, pre-dissesto e quelli che hanno aderito a quegli accordi che sono una sorta di “patti di rientro”, sono stati esclusi dal “concorso alla finanza pubblica”. Quasi 500 Comuni e 9 Province. Fra i “nomi illustri” di chi è escluso dai tagli ci sono, per esempio, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Alessandria, Avellino, Brindisi, Lecce, Potenza, Salerno e Vibo Valentia. “Al di là di questo – aggiunge Ferrarese – dispiace non riuscire a fare tutto quello vorresti e potresti programmare, le cose che sai che servono e che farebbero il bene dei cittadini. Ed è difficile spiegare, perché sembra che uno non gestisca bene. Ma non è così. Poi, anche se gestisci bene, ti portano via quel poco che riesci a mettere per il futuro. Sarà anche un problema di equilibri nazionali e di regole internazionali, ma poi, come la pallina di un flipper, cade in basso, su Province e Comuni, che sono più vicini ai cittadini, gli enti ai quali tutti si rivolgono direttamente, ai quali si chiede di garantire servizi e fare investimenti. Che con i soldi a disposizione diventano quasi impossibili, perché anche solo con quello che avevamo saremmo stati in difficoltà, in più con questo tipo di operazioni, che sapevamo sarebbero arrivate, a stralci, è arrivato un colpo di mannaia. E bisogna viverle per capire cosa vuol dire gestire poi un bilancio e garantire servizi e cose fondamentali, di sicurezza di strade e scuole”.
Per la Provincia, fra l’altro, c’è anche il capitolo dei derivati sottoscritti nella prima metà degli anni 2000, tentativo di “finanzia creativa” che si è rivelato un buco nero: “Siamo al paradosso - nota il presidente di Palazzo Celio - che dobbiamo pagare i debiti che sono stati fatti in passato e ora ci viene chiesto di pagare i debiti futuri: ma per la spesa corrente, per asfaltare le strade, per portare avanti progetti necessari, per garantire i servizi oggi, ci ritroviamo senza soldi. E questo per l’ulteriore paradosso di aver fatto tutte le cose per bene e aver scongiurato il dissesto. Ma poi, i soldi per mettere in sicurezza le strade, dove li troviamo?”.
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