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Giravolta Gaffeo sulla salva-Iras

“Ci sono le condizioni per un nuovo voto” sulla transazione da 3,2 milioni a favore dell’ente

Giravolta Gaffeo sulla salva-Iras

“Ci sono le condizioni per un nuovo voto” sulla transazione da 3,2 milioni a favore dell’ente

Il bando che segna l’avvio della privatizzazione di Iras in scadenza il prossimo 30 luglio? Secondo l’ex sindaco, oggi capogruppo della Civica per Rovigo, Edoardo Gaffeo, si può ritirare. E in consiglio comunale si può ridiscutere la delibera “Chendi-Aretusini”, già bocciata in aula il 4 luglio 2023 quando il sindaco allora era proprio Gaffeo.

Sì, secondo Gaffeo la proposta di delibera può essere rimessa al voto in aula e, visto che l’allora opposizione oggi è in maggioranza, può essere approvata. In tutto questo, non è escluso che Gaffeo ed il suo gruppo consiliare possano anche dare voto favorevole. A proporre quello che sembra un vero e proprio ribaltamento di prospettiva, inimmaginabile fino a qualche tempo fa, è proprio l’ex sindaco. Colui che da primo cittadino ha gestito in prima persona negli ultimi cinque anni l’intera questione Iras, senza però arrivare a dei risultati apprezzabili per il futuro di Iras quale servizio pubblico. Tant’è che lo scorso 4 giugno Azienda Zero ha pubblicato l’avviso pubblico “per la presentazione di proposte di project financing/partenariato pubblico privato, per l’affidamento della gestione operativa del Centro servizi San Bortolo di Iras” che si chiuderà il 30 luglio prossimo.

La strada verso la privatizzazione, insomma, è segnata ma per Gaffeo si può ancora tornare indietro. Come? “Il tema ora è politico - ha tuonato - perché l’attuale maggioranza, con i suoi tre assessori Michele Aretusini, Lorenzo Rizzato e Mattia Maniezzo, l’attuale presidente del consiglio comunale Mattia Moretto e due consiglieri di maggioranza Tiziano Menon e Damiano Sette, quando erano all’opposizione hanno non solo votato nel consiglio comunale del 4 luglio 2023 la delibera numero 67 con, in aggiunta, i voti degli allora consiglieri Nello Chendi, Monica Gambardella e Antonio Rossini, la famosa bozza di delibera ‘Aretusini-Chendi’ respinta dall’allora maggioranza per motivazioni che io continuo a ritenere cogenti, ma allora hanno sostenuto con forza che quella fosse l’unica soluzione possibile per impedire la privatizzazione di Iras. A questo punto, dato che sulla base del regolamento del Comune di Rovigo, ci sono tutte le condizioni tecniche affinché si possa riproporre quella delibera nella sua versione originale, portarla all’attenzione del consiglio comunale e, dato l’indirizzo dell’attuale maggioranza, votarla. E’ possibile farlo perché sono intervenute due prescrizioni contenute nel regolamento. E cioè sono passati almeno sei mesi dal momento in cui è stata portata in consiglio e c’è stato un fatto importante e cioè la soccombenza Comune di Rovigo avanti il Tar”.

La domanda che Gaffeo pone, quindi, è: “Per quale motivo quella delibera non è ancora stata portata in consiglio, in modo tale da consentire l’erogazione dei 3,2 milioni con la contestuale richiesta alla gestione commissariale di Iras di far ritirare ad Azienda Zero un bando per salvaguardare i posti pubblici dei lavoratori?”. A tal proposito, Gaffeo, in qualità di capogruppo della Civica per Rovigo, ha inviato alle organizzazioni sindacali e alle sigle della funzione pubblica una lettera in cui illustra quanto detto.

E se la proposta dovesse tornare in aula, il gruppo di Gaffeo sarebbe disposto a votarla? “Come gruppo, se arrivasse in consiglio, dovremo verificare se la novità della soccombenza avanti il Tar dovesse portare a dei margini di manovra sulla transazione. Noi ci riserviamo di valutare nel dettaglio questa eventuale proposta. Nella sua versione originale, con le condizioni dell’epoca, quella delibera non era a garanzia, allora, degli interessi del Comune di Rovigo che è l’obiettivo che qualsiasi consigliere comunale deve perseguire. Tra l’altro, sul ricorso al Consiglio di Stato firmato dal commissario, non mi risulta che il sindaco abbia dato mandato di rinunciare alla lite”.

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