VOCE
verso le Olimpiadi
18.07.2024 - 21:00
Dici Olimpiadi e pensi a quei cinque cerchi intrecciati, che rappresentano i cinque continenti. A rappresentare il Comitato olimpico, in Polesine, è Lucio Taschin, delegato provinciale del Coni.
Taschin, com’è lo stato di salute del mondo sportivo di casa nostra?
“Buono, anzi buonissimo se si analizzano i numeri degli abitanti dell’intero Polesine (ormai meno di 230mila) rapportati ad esempio con quelli della sola città di Padova, che sono più o meno gli stessi. Per comprendere meglio la nostra realtà sportiva fornisco tre indicatori: innanzitutto lo sport a Rovigo è a misura di bambini e offre tutti i servizi adeguati alla loro crescita psicofisica; in più è a forte matrice dilettantistica, ma ciò non ci impedisce di eccellere in molte discipline, piuttosto è quasi un punto di forza; nello specifico poi gli sport di squadra (tra cui il rugby, il basket ed il baseball) portano risultati e titoli alla città di Rovigo che ci hanno permesso di finire all’ottavo posto a livello nazionale”.
E in questo quadro, il Coni che fa?
“Persegue una politica che ci ha permesso di raggiungere i traguardi che ho citato, vale a dire una programmazione oculata, senza avere la bramosia di strafare, ma mantenendo i piedi per terra e soprattutto sfruttando le risorse che già ci sono e che sono di qualità. Ci tengo a quest’ultimo punto: voglio sfatare il mito della carenza di talento sportivo nel Polesine. In generale, invece, come Coni di Rovigo abbiamo dato inizio a due progetti che ci hanno portato a farci conoscere a livello regionale e non solo”.
Cosa si può fare per incentivare i talenti ad esprimersi meglio?
“Senza dubbio bisogna investire maggiormente sull’impiantistica sportiva, che spesso risulta assai vetusta. Dobbiamo far capire che è la base di ogni successo, senza un impianto moderno e polifunzionale non si andrà da nessuna parte. Tra l’altro vengo da un viaggio recente a Rotterdam, in Olanda, e sono rimasto sbalordito dalla massiccia presenza di strutture all’avanguardia in cui praticare ogni tipo di attività: ecco perché viene definita ‘la città dello sport’. Lì poi sono le stesse istituzioni a partecipare e a sorvegliare direttamente le costruzioni dei numerosi impianti. Un’utopia qui a Rovigo... Io ho già scritto al sindaco Cittadin illustrandole le carenze strutturali della città. Investire anche solo un euro in un impianto nuovo porta circa 2,50 euro alle attività limitrofe della zona: è l’effetto del turismo culturale e sociale che dovrebbe essere un perno di ogni amministrazione su cui poggiare le basi dei propri programmi. Oltre agli impianti bisogna poi anche cercare di foraggiare il bacino da cui attingere le nostre future leve: se gli studi hanno dimostrato che la natalità del nostro territorio è diminuita negli ultimi anni di un 20%, dovremo fare in modo di attuare tutte quelle politiche di integrazione e naturalizzazione per evitare di prosciugare questo bacino appetibile”.
Tradizionalmente, le Olimpiadi rappresentano una bella vetrina per i cosiddetti sport minori, relegando il calcio a un ruolo marginale. Cosa si aspetta da questa edizione della rassegna?
“Esatto: ogni quattro anni emergono sport che una persona di solito non sente neanche nominare. E’ il bello che ne deriva. Basti pensare che se un atleta di una disciplina sconosciuta ai più prende una medaglia, è dimostrato che quella disciplina avrà nei mesi a venire un aumento del 10% del numero di praticanti. Pertanto le Olimpiadi diventano una sorta di marketing territoriale vero e proprio. Per rendere l’idea, l’universo sportivo rodigino è come una trattoria piccola, da 20 coperti, ma da due stelle Michelin: portiamo pochi atleti alle grandi manifestazioni ma quelli che ci vanno sono eccezionali, come lo è il resto della nostra realtà che li guarda da casa”.
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