VOCE
L’ALLARME
20.07.2024 - 20:42
Cgil, Cisl e Uil sulla spending review in Polesine: “Servizi in pericolo, crescerà lo spopolamento”
“Forte preoccupazione per l’ulteriore taglio al trasferimento di risorse, che colpisce anche i Comuni polesani”. Con queste parole i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Rovigo, Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Gino Gregnanin intervengono sul tema della “spending review” per gli enti polesani, lanciato su queste pagine la scorsa settimana. Ammonta, infatti, a oltre 5,7 milioni il “concorso alla finanza pubblica” del Polesine. O, per meglio dire, il taglio di risorse deciso nei confronti dei 50 Comuni e della Provincia di Rovigo, quota del contributo chiesto agli enti locali dal Governo per far quadrare i conti nazionali, pari complessivamente a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, dei quali 200 a carico dei comuni e 50 a carico delle province. Nella nostra provincia la manovra, peserà sui bilanci dei Comuni polesani per 4,38 milioni di euro, distribuiti dal 2024 al 2028, con una prima tranche di “contributo alla finanza pubblica” di 879.410 euro per l’anno in corso. Il più penalizzato è il Comune di Rovigo, che subirà una sforbiciata di 1,2 milioni, seguito da Adria, Porto Viro, Porto Tolle, Occhiobello e Rosolina.
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“Pensiamo sia una politica miope – aggiungono Colombo, Scavazzin e Gregnanin - quella che scarica sulle istituzioni, e proprio su quelle più vicine ai cittadini, il peso di un risanamento fondato sul rigore, con minori entrate che finiranno per penalizzare i cittadini, impedendo ai Comuni l’erogazione di quei servizi universali rivolti a tutti e soprattutto a tutela delle fasce di popolazione più in difficoltà”.
La critica dei segretari delle organizzazioni sindacali di Rovigo nasce anche dalla “consapevolezza delle ristrettezze che già contraddistinguono i bilanci degli enti locali: attraverso la negoziazione sociale praticata da anni con i Comuni che comprendono l’importanza e l’utilità di tale pratica, avevamo già avuto modo di verificare, nel confronto appunto con le amministrazioni comunali locali, quante difficoltà esistessero in termini economici, soprattutto per attuare politiche sociali che fossero all’altezza delle trasformazioni in atto, a partire dall’invecchiamento della popolazione, in Polesine particolarmente marcato. Alle diverse criticità, si è aggiunta negli ultimi anni la questione abitativa, che sta diventando ulteriormente prioritaria per il Comune di Rovigo e per gli altri Comuni della nostra provincia. Ad incontrare difficoltà nell’assegnazione di alloggi Erp sono diverse fasce della popolazione, lavoratori, sia italiani che stranieri, ma anche studenti”.
Gli incontri con le amministrazioni comunali riprenderanno dopo l’estate per la negoziazione sociale. “Per quanto ci riguarda – aggiungono Colombo, Scavazzin e Gregnanin – continueremo sempre a presentare le nostre proposte che vogliono migliorare le condizioni dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie. Ma queste politiche di ulteriori tagli agli enti locali, rischiano di aggravare ulteriormente il problema dello spopolamento del nostro territorio, perché l’assenza di servizi è una delle ragioni che spingono persone in età da lavoro ad abbandonare il territorio, oltre all’inverno demografico che colpisce anche la nostra provincia”.
E, definendo “miope e non certo condivisibile anche il criterio adottato per il calcolo delle sforbiciate”, i segretari di Cgil, Cisl e Uil aggiungono che “la scelta del governo di tagliare i trasferimenti agli enti locali è anche un paradosso, perché finisce col penalizzare soprattutto i Comuni che, virtuosamente, erano riusciti a fare dei progetti e ottenere delle risorse attraverso i bandi del Pnrr. Siamo quindi preoccupati. Queste politiche, che vanno contro i bisogni dei cittadini, rilanciano al contempo un tema che, come Cgil, Cisl e Uil, proponiamo ormai da tempo, anche nella negoziazione sociale, e che ci ha visti protagonisti con i Comuni del Basso Polesine di un’iniziativa molto partecipata, unitaria, qualche mese fa. La proposta si basa sulla necessità di una maggior efficienza e razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse, andando verso una fusione dei Comuni, che sono sempre più piccoli e quindi sempre più in difficoltà nella gestione dei servizi, sia dal punto di vista delle risorse economiche, che da quello delle risorse umane”.
Per la Provincia in cinque anni si tratta di una “stangata” da 1,3 milioni. Per quanto riguarda i Comuni, questo l'ammontare dei tagli ai trasferimenti fra 2024 e 2028 per singola amministrazione: Rovigo 1.215.952, Adria 312.798, Porto Viro 214.625, Porto Tolle 177.094, Occhiobello 174.986, Lendinara 173.006, Rosolina 157.014, Badia Polesine 154.360, Taglio di Po 114.316, Ariano Polesine 86.640, Polesella 86.328, Castelmassa 74.190, Villadose 72.189, Loreo 71.911, San Martino di Venezze 57.800, Ficarolo 55.283, Fiesso Umbertiano 54.368, Bergantino 50.024, Stienta 49.866, Trecenta 47.859, Canaro 47.622, Castelnovo Bariano 45.930, Ceregnano 45.897, Arquà Polesine 45.200, Bagnolo di Po 44.089, Lusia 41.931, Fratta Polesine 39.456, Castelguglielmo 39.172, Corbola 39.030, Costa di Rovigo 38.758, Giacciano con Baruchella 38.325, Melara 36.677, Crespino 33.889, Pontecchio Polesine 33.425, Villanova del Ghebbo 33.247, San Bellino 30.937, Ceneselli 29.762, Papozze 29.210, Gavello 27.438, Villamarzana 27.194, Salara 25.992, Pincara 24.963, Bosaro 24.481, Pettorazza Grimani 24.404, Gaiba 23.972, Frassinelle Polesine 23.400, Canda 23.223, Calto 22.321, Villanova Marchesana 21.001, Guarda Veneta 18.985.
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