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il caso

Piscina, Corte dei conti per 22

Citazione a 12 consiglieri del 2006, a quattro dipendenti del Comune e alla giunta Merchiori

Piscina, Corte dei conti per 22

Citazione a 12 consiglieri del 2006, a quattro dipendenti del Comune e alla giunta Merchiori

Sono 22 fra ex consiglieri, ex assessori, ex sindaci e dirigenti e funzionari ai quali è stato notificato un invito a presentare deduzioni entro 45 giorni da parte della Corte dei Conti per un presunto danno erariale di 5,6 milioni. Il tema? Le piscine.

Ma il fatto che dalla surroga del Comune nelle posizioni attive e passive di Veneto Nuoto non sia stato incassato un euro di canone da Rhodigium Nuoto, alla quale è stata tuttavia lasciata la gestione per un quadriennio, ma, soprattutto, con il “pasticcio” dell’annuncio della loro chiusura a gennaio, non c’entra. O meglio, c’entra, per una coincidenza temporale. Perché, dopo che già anni fa la vicenda era stata oggetto del vaglio della Corte dei Conti, oltre che di una commissione consiliare d’inchiesta, tutto è tornato a galla proprio alla vigilia della chiusura, quando l’allora sindaco Edoardo Gaffeo e il segretario generale Alessandro Ballarin si sono presentati a Venezia, dinnanzi alla procura contabile a fornire le loro ricostruzioni dei fatti. Ricostruzioni che, a quanto pare, hanno inguaiato l’ex sindaco di centrosinistra Fausto Merchiori e tutta la sua giunta di allora.

Si tratta, infatti, delle vicende legate al project financing per la costruzione del nuovo Polo natatorio, e a ricevere l’invito a dedurre sono stati i consiglieri comunali che il 28 febbraio 2005 hanno approvato la proposta di progetto formulata dal gruppo di imprese poi riunite sotto il nome Veneto Nuoto. Ad alzare la mano, 14 consiglieri su 25 presenti.

Due dei 14 si sono nel frattempo spenti, agli altri 12 è arrivato l’invito a dedurre: oltre all’ex sindaco ed attuale consigliere di Forza Italia Paolo Avezzù, anche l’attuale vicesindaco Andrea Bimbatti, l’attuale consigliere di Fdi Marco Venuto, poi Beatrice Di Meo, Nicola Settini, Mirko Gennari, Mauro Visentin, Stefano Bellinazzi, Lucio Giomo, Renzo Bellinello, Rinaldo Salvan e Renato Borgato.

Insieme a loro, anche la dirigente ancora a capo della ragioneria Nicoletta Cittadin, l’ex funzionaria Maria Rocca e gli ex dirigenti Michele Cavallaro e Alberto Moscardi. Proprio Moscardi il 9 giugno 2006, tra il primo turno e il ballottaggio delle elezioni poi vinte da Merchiori su Avezzù per una manciata di voti, appose la firma per conto del Comune sulla convenzione per l’affidamento in concessione della realizzazione del polo natatorio all’aggregazione temporanea di imprese, che due mesi dopo si strutturò come società con il nome di Veneto Nuoto. Convenzione nella quale è contenuta la tristemente nota clausola della surroga, che prevedeva che in caso di insolvenza dei costruttori il Comune si accollasse i debiti.

La chiamata dei 12 consiglieri è la prima deflagrante novità rispetto alla costituzione in mora che era stata inviata dalla Corte dei conti, che già a gennaio aveva comunicato la “messa in mora” all’ex sindaco Merchiori e agli otto componenti della sua giunta di allora.

Oltre al compianto Beppe Osti, è stata stralciata anche la posizione di Francesco Ennio e Caterina Casonato, assenti nella seduta finita all’attenzione della procura contabile. Ne restano cinque: l’attuale parlamentare Nadia Romeo, l’ex vicesindaco Graziano Azzalin, Raffaela Salmaso, Giovanna Pineda e Giancarlo Moschin, che dopo aver valutato se andare avanti o meno con il project, che però prevedeva un’onerosa clausola per il Comune in caso di marcia indietro, avevano dato corso al progetto e individuato in Unipol la banca alla quale il Comune avrebbe dovuto pagare i mutui dei privati qualora questi si fossero rivelati inadempienti.

Proprio quello che poi è accaduto. Veneto Nuoto è stata poi dichiarata fallita nell’ottobre 2018, con il Comune che si è trovato a pagare un debito di 6,3 milioni con Unipol, poi risolto con una proposta transattiva di saldo stralcio in seno al concordato fallimentare da 4,5 milioni. Poi, la chiusura a 5,6 con il Comune tornato in possesso delle piscine, quindi anche della gestione che è però rimasta, “galleggiante”, a Rhodigium Nuoto alla quale ha poi chiesto il pagamento di alcune rate che, secondo Palazzo Nodari, non sarebbero state pagate, già a Veneto Nuoto, fino ad accumulare un debito stimato in 2,5 milioni. Soldi che la società non si è detta disposta a pagare, sostenendo di averli spesi per acquisti e manutenzioni. Il resto è poi storia nota: con la necessità di interventi di manutenzione, la chiusura delle piscine dal primo febbraio e l’annuncio di un nuovo bando per la gestione. Tutto secondo le previsioni si sarebbe dovuto completare in tre mesi secondo le stime ottimistiche dell’amministrazione Gaffeo. Poi, però, tutto è affondato con le dimissioni diventate esecutive il 14 febbraio, venti giorni dopo l’annuncio, il 25 gennaio. Proprio alla vigilia di un consiglio nel quale all’ordine del giorno c’era anche il tema piscina. Piscina che, a tutt’oggi resta chiusa.

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