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“Pagate 4,6 milioni per le piscine”

Questo il danno stimato dalla Corte dei conti per il project e chiesto ai 22 amministratori

“Pagate 4,6 milioni per le piscine”

Questo il danno stimato dalla Corte dei conti per il project e chiesto ai 22 amministratori

Un “conto” da 4.696.105 euro. Questa la “pretesa risarcitoria” della procura della Corte dei Conti nei confronti degli 11 ex consiglieri comunali, dei due sindaci, Fausto Merchiori e Paolo Avezzù, dei cinque assessori della giunta Merchiori, dei due dirigenti e dell’ex funzionaria del Comune di Rovigo, nell’ambito della intricata e annosa vicenda del project financing del nuovo polo natatorio di viale Porta Po.

La notifica è stata recapitata alle 12 persone che nel consiglio comunale del 28 febbraio 2005 hanno approvato la proposta di progetto, ovvero l’ex sindaco ed attuale consigliere di Forza Italia Paolo Avezzù, l’attuale vicesindaco Andrea Bimbatti, l’attuale consigliere di Fdi Marco Venuto, Beatrice Di Meo, Nicola Settini, Mirko Gennari, Mauro Visentin, Stefano Bellinazzi, Lucio Giomo, Renzo Bellinello, Rinaldo Salvan e Renato Borgato, poi alla dirigente ancora a capo della ragioneria Nicoletta Cittadin, all’ex funzionaria Maria Rocca e agli ex dirigenti Michele Cavallaro e Alberto Moscardi, nonché all’ex sindaco Fausto Merchiori, all’ex vicesindaco Graziano Azzalin e agli ex assessori Raffaela Salmaso, Giovanna Pineda e Giancarlo Moschin e l’attuale parlamentare Nadia Romeo, che avevano votato la deliberazione 75 del 2007 di integrazione della clausola che prevedeva la tristemente nota surroga del comune nei debiti dei costruttori in caso di insolvenza che era stata inserita del project, la cui convenzione per l’affidamento in concessione dell’intervento era stata siglata il 9 giugno 2006, tra il primo turno e il ballottaggio delle elezioni poi vinte da Merchiori su Avezzù per una manciata di voti.

Fra le curiosità che emergono dalle carte, il giallo della firma apposta ad un documento dell’agosto 2010 da un funzionario “misterioso”, che né il sindaco Edoardo Gaffeo, né il segretario Alessandro Ballarin sono stati in grado di individuare.

Anzi, il sindaco, nella sua audizione davanti alla Procura contabile si è spinto a dire che all’epoca non esistevano posizioni organizzative nel settore in questione, mentre Ballarin dice che esistevano. E un interrogativo resta anche sulle date, perché la delibera che il consiglio comunale ha approvato il 10 aprile 2020, relativa alle modalità di pagamento delle somme del concordato fallimentare, per 5,6 milioni, somme poi versate l’8 febbraio 2021, è stata trasmessa alla Corte dei conti oltre tre anni dopo. Nell’ottobre 2023. Alla vigilia del “caso politico” della chiusura delle piscine, arrivata pochi mesi dopo.

Sul caso piscine, passato per cinque amministrazioni e due commissari prefettizi, se non si conta l’ultimo commissariamento dopo le dimissioni di Gaffeo, proprio alla vigilia di un consiglio comunale nel quale si doveva parlare proprio di piscine, la Corte dei conti aveva già vagliato faldoni su faldoni, con indagini a cura della Guardia di finanza e con l’ulteriore segnalazione arrivata con gli atti della commissione d’inchiesta consiliare che era stata istituita nel settembre 2013 su richiesta di Silvia Menon, consigliere comunale dell’omonima lista civica.

Una commissione incentrata prevalentemente sull’aspetto del cosiddetto “lodo Baldetti”, ovvero il contenzioso sul ritardo nella consegna del terreno dell’ex Baldetti a Veneto Nuoto, la società che ha realizzato il project, che doveva rientrare dall’investimento di 10 milioni proprio grazie al quel terreno, valutato circa 3,6 milioni, nonché dalla gestione delle nuove piscine per 25 anni.

Ma, essendo fallita nel 2018, Veneto Nuoto ha beneficiato per meno di due lustri dei proventi della gestione, che dagli atti risultano essere pari a “un canone annuale di euro 335mila euro per la prima fase di gestione delle sole piscine Tosi e Baldetti, ed un canone di 555mila euro per la gestione anche della piscina Tosi e del nuovo impianto natatorio”. Proventi derivanti dalla gestione che è tornata nelle mani del Comune nel 2020, dopo l’omologa del concordato preventivo all’interno del quale Palazzo Nodari era entrato subentrando in tutte le posizioni sia passive che attive di Veneto Nuoto. Fra gli attivi, anche il “famoso” credito di circa un milione vantato nei confronti di Rhodigium Nuoto alla quale era affidata la gestione e che doveva corrispondere i canoni, dai quali però avrebbe detratto proprio un milione di spese di manutenzioni. Un credito nel quale si dà conto anche nell’invito a dedurre della Corte dei conti, bollandolo però come “posta attiva, acquisita dall’ente per effetto del concordato, tutt’altro che certa”.

Tra le poste attive del concordato, ovvero quelle che vengono sottratte dal “conto” che si chiede di pagare ai 22, viene sottratto però il valore dell’area residua dell’ex Baldetti che era stata girata a Veneto Nuoto e che è tornata al Comune, valutata 446mila euro, oltre a 78mila euro di credito Iva vantato dalla società fallita. Non si citano, però, ed è abbastanza strano, anche i guadagni che il Comune avrebbe potuto avere dalle gestione della piscina e che, si è scoperto poi, non ha mai avuto perché i canoni non sono stati mai versati da Rhodigium Nuoto. E c’è anche la mancata spesa, perché essendo entrato nella piena proprietà dell’impianto non è stato più tenuto a pagare il canone da 245mila euro l’anno per le 6mila ore di corsia riservata, cosa che avrebbe dovuto fare fino al 2032.

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